Non sono mai stato a New York e me ne vergogno un po'. Sempre che non si considerino validi i pit stop in aeroporto prima di prendere un altro volo.
E' probabilmente per questo motivo che mi sono affezionato a questo libro, così minimalista, crudo e innovativo, se uno pensa a quando è stato scritto (1984).
E' la storia di un giovane la cui vita va lentamente ed inesorabilmente a rotoli e che si lascia trascinare nel vortice della tossicodipendenza da cocaina nella grande mela. La crudezza con cui parla di certe situazioni e condizioni umane, lo stile del tutto particolare di scrittura in seconda persona (in tutto il libro non viene mai menzionato il nome del protagonista) hanno fatto si che McInerney venisse considerato il capostipite di tutta una serie di altri scrittori che da lui in avanti sono proliferati.
E' questo uno dei motivi per cui qui dentro ci sta lui e non Bret Easton Ellis o altri, arrivati un po' di anni dopo.
Una bella storia, un brillante modo di raccontarla, un finale molto american-style ma che in questo caso dà senso a tutto il lavoro e la voglia di visitare una città così ben descritta che quasi quasi ti sembra di esserci già stato.
Ha scritto alcuni altri bei libri ma secondo me questo vince per distacco (ed era l'opera di esordio...).
Guastatevelo, oltretutto si legge in un attimo...
Moby - Porcelain
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