Le biografie o autobiografie sportive mi piacciono molto, specialmente quando ti permettono di fare luce su aspetti privati, o comunque non conosciuti, del personaggio in questione. Sono arrivato a questo libro spinto dal passaparola generalizzato e, come raramente accade, credo sia l'esempio di quando un gran bel libro incontra anche l'apprezzamento della massa. Ogni tanto ci vuole.
A tutto questo ha sicuramente contribuito la collaborazione con un Premio Pulitzer per il giornalismo, che ha reso la scrittura scorrevole ed avvincente. Credo sia stata la scelta che ha permesso ad una storia, che sarebbe comunque stata ricca di spunti, di fare l'ultimo passo per diventare un libro notevole.
Ad essere sinceri se c'è una cosa che detesto del fatto che sia piaciuto a tutti è che il sopravvalutato di Baricco l'ha inserita nelle 50 opere letterarie degne di essere lette degli ultimi 10 anni. Ma quando si piace a tutti qualcosa, qualcuno lo si scontenta sempre...
Come scritto all'inizio, il tennis è, ovviamente il perno su cui ruota tutto il libro, ma la personalità, la vita privata, gli umori ed i problemi del campione sono parti assolutamente fondamentali, anche per capire la parabola sportiva di Agassi.
Il libro apre con una frase che è un cazzotto allo stomaco: IO ODIO IL TENNIS. Salvo poi procedere spiegando come si è evoluto il suo rapporto con lo sport/lavoro che lo accompagna da quando è piccolo, parallelamente al rapporto col padre, lui, piccolo ragazzo figlio di un immigrato, cresciuto in una città che è tutt'altro che adatta ad un adolescente in crescita.
Leggetelo, vale la pena, lo scorso anno ho letto 350 pagine sul volo di rientro dalla thailandia, non riuscendo a chiudere occhio nemmeno un minuto. Dalla prima pagina, non riuscirete a staccarvi.
Bush - Glycerine
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