sabato 14 dicembre 2013

Emma

12 - Madame Bovary (Gustave Flaubert)

E' un libro che cito spesso. Vuoi per il fatto, come dicevo per "Il rosso e il nero" che quando i libri te li fanno leggere forzatamente fatichi ad apprezzarli, cosa che invece in questo caso è successa (con fatica, ma è successa), vuoi anche e soprattutto perché lo ritengo l'esemplificazione massima di come un finale perfetto nobiliti un libro certamente ben scritto, ma che mi lasciava una serie di punti di domanda su dove volesse andare a finire l'autore.

Ma quando riesci ad orchestrare una chiusura come questa, arrivo a dire che le precedenti centinaia di pagine contano veramente in maniera marginale.

La prima edizione è del 1856 e, appena uscito, venne messo fuorilegge per "oltraggio alla morale", salvo poi essere assolto e diventare un best-seller immediatamente l'anno successivo (fonte Wikipedia). Leggendolo, fin dall'inizio, è facile capire il perchè. Parlare di costumi femminili, adulterio, di una vita al di sopra delle proprie possibilità nel bel mezzo del XIX secolo era uno schiaffo in faccia alla morale comune, così pudica, almeno esternamente.

Il romanzo attinge e prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto, su cui poi Flaubert ha imperniato tutta la storia. Il suo stile di scrittura è di una pulizia e armonia che solo i grandi classici hanno, con una ricercatezza assoluta sui termini: l'autore si fa beffe della sete di romanticismo e dei vizi della protagonista, ma è ben attento a non giudicare mai ogni sua azione. Sarebbe straordinario, immagino, poterlo leggere in lingua originale (a sapere il francese...).

L'aspetto che mi ha sempre e maggiormente affascinato di questa vera e propria opera d'arte letteraria è che Flaubert cerca di far capire al lettore di come le parole scritte, per quanto ricercate e studiate a fondo, siano del tutto inadeguate a rendere emozioni, sentimenti, tormenti dell'animo umano e, nella scrittura, si avverte questa tensione, la spinta a rendere vivide certe sensazioni difficilmente riproducibile. 
Un altissimo esercizio di stile letterario.
« Ma una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c'è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene. »
The Wallflowers - One Headlight

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