Probabilmente questo è il post che avrò più difficoltà a scrivere e allo stesso tempo quello per cui le parole scorreranno con più facilità, senza bisogno di programmare, andando a ruota libera.
DFW è il responsabile, unico, della scelta di non inserire nella classifica più di un libro per autore. Il motivo è molto semplice, avrei dovuto mettere almeno 5-6 libri di Foster Wallace nei primi 20, tutti in posizioni di assoluto rilievo.
E' il mio scrittore preferito, senza la benché minima ombra di dubbio. Non c'è un solo motivo, ce ne sono centinaia, per cui dovreste leggere DFW. E' dissacrante, incredibilmente divertente, pungente, intelligente, sa essere vario e competente, la sua scrittura è di un livello tale che molti dei libri in questa classifica scompaiono al suo cospetto. E' capace di alternare tecnicismo e imprecisione, mescolati dentro periodi lunghissimi in cui vi sentirete trasportati come da una barca nel mare. La sua è una di quelle scritture che, quando ti ci abbandoni perdi completamente il senso del dove e del quando, trovandoti ad alzare la testa come se fossi stato catapultato in un'altra dimensione per un tempo imprecisato, come se nel libro ci fosse un portale che ti ha inghiottito per un po'.
E' stato un genio assoluto della letteratura e probabilmente ne capiremo la portata in maniera definitiva soltanto tra qualche anno.
A questo punto capisco benissimo che la prima domanda che sorge è: dopo tutta questa sviolinata, perchè non è al primo posto per distacco, ma addirittura al terzo?
Ero tentato di spostarlo ancora più in alto, ma la mia preparazione su DFW non è ancora completa, mi manca da leggere il suo capolavoro assoluto "Infinite Jest" e altre opere di assoluto livello che, con ogni probabilità avrebbero definitivamente spostato l'ago della bilancia a suo favore. Ma non sto premiando l'autore, sto mettendo in fila un libro per ogni autore e, con questo criterio, se hai scritto un solo libro eccezionale, ti trovi più in alto di chi ne ha scritti magari 20, di un livello appena appena inferiore. Ma ancora non è finita qui.
Il libro che ho scelto per la classifica risponde ad un semplicissimo criterio: è quello che mi ha permesso di entrare nel mondo di DFW, il primo che ho letto. E' un saggio commissionatogli da una rivista: il suo punto di vista sulle crociere. Come in ogni altro suo libro (romanzo o saggio, non importa) non si sofferma mai su un solo aspetto, ma allarga la riflessione a tutto campo rendendo anche un saggio, grazie alla sua tagliente ironia, un'opera gustosa da leggere.
I premi ed i riconoscimenti che DFW ha ottenuto nella sua purtroppo breve carriere sono innumerevoli: oggi non chiudo con una citazione, ne avrei troppe, chiudo con le parole di un collega su di lui, che rendono bene l'idea di chi abbiamo davanti.
Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo. Arrivato alla parola numero 70 o 100 o 140 di una frase sprofondata dentro un paragrafo lungo tre pagine e intriso di umorismo macabro o di autocoscienza favolosamente reticolata, sentivi l'odore di ozono esalare dalla precisione scoppiettante del costrutto che lui impartiva alle frasi, dal destreggiarsi fluido e calibratissimo tra dieci livelli di dizione: alta, bassa, media, tecnica, avanguardistica, secchiona, filosofica, gergale, farsesca, esortativa, teppistica, sdolcinata o lirica. Quelle frasi e quelle pagine, quando riusciva a crearle, erano una dimora sincera, sicura e felice quanto ogni altra avuta in quasi tutti i venti della nostra conoscenza. (J. Franzen)
Pearl Jam - Last Kiss
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