mercoledì 3 dicembre 2014

Uno si, due no.

Allora oggi scrivo trafelato, di corsa per lavoro e quindi probabilmente sarà un post corto, ma non per questo spero meno forte.

Voglio parlare di chi pensa che a volte sia meglio commettere due errori, per ripararne uno.
Mi spiego meglio.
Sempre più spesso sento citare Fabrizio Corona come esempio del mal funzionamento della giustizia italiana, per via del fatto che si trova recluso, per non so quanti anni, mentre altri, colpevoli di colpe ben più gravi, A SENTIRE QUALCUNO, sarebbero ancora a piede libero.

Ora, noi siamo il paese dell'approssimazione, del sentito dire.
Siamo il paese dove traboccano i discorsi fatti tanto per fare, per passare il tempo, poco importa se quel che si dice è esatto o meno, poco importa dove e con che titolo si fanno certe affermazioni.
Ma chi lo fa per lavoro, male o bene retribuito, dovrebbe almeno porsi certe domande.
Dico questo perchè, nel caso di specie, spesso le persone già tacciate di colpevolezza hanno magari passato un solo grado di colpevolezza (non lo sapete come è fatto l'ordinamento giudiziario italiano? Eppure lo insegnano a scuola), ma si sa, siamo garantisti solo quando ci fa comodo.
Dico questo perchè in tutta sta situazione si dimentica sempre che quel buzzurro di Corona è stato condannato per aggressione a pubblico ufficiale, estorsione, ricettazione, frode fiscale, truffa e una sfilza di altri reati che dovrebbero venire i brividi a metterli tutti in fila.
Dovrebbero appunto.
Perchè per molti il SANT'UOMO è in galera per 4 misere foto e rappresenta il fallimento del sistema.

E io mi ci incazzo.
Si, mi incazzo perchè in un paese dove lamentiamo come uno dei maggiori problemi la mancanza di certezza della pena, poi si sollevano polemiche per l'unico che ci riesce di tenere, GIUSTAMENTE, dentro.
La gente (non tutta per carità) si incazza per quello che è dentro, mica per quelli che dentro non ci vanno. 
Ora dico io, ma che vi sembra un ragionamento di un cervello che funziona?

Il film di oggi è mediocre, breve e molto particolare. Ma i 3' finali di monologo sono una delle cose più belle mai ascoltate, per cui vale la pena vederlo tutto. D'un fiato.


The big Kahuna



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