Come promesso, arieccomi qua.
Stavolta parliamo di Asia, di questo continente enorme e vario. Che racchiude in sé usi, religioni, popoli, cucine e paesaggi talmente diversi che non basterebbe una vita per capirli e vederli tutti.
Ma facciamo un passo indietro. Il mio rapporto con l'Asia non è cominciato benissimo: da appassionato di Risiko, quando ero piccolo, detestavo questo sproporzionato continente, troppo difficile da conquistare, frazionato in "stati e staterelli" senza una fine. Se tra i tuoi obiettivi c'era quello di conquistare l'Asia era praticamente certo che non avresti mai vinto.
Sono sempre stato affascinato dalle americhe, forse per questa cultura che sentivo più vicina alla nostra, perchè, pur essendo varie nei luoghi e nelle popolazioni, mi sembrava che mantenessero una identità diversa. Più marcata, salvo alcune eccezioni.
Poi sono cresciuto, ho praticamente smesso di giocare a Risiko, ma soprattutto ho potuto visitare (sempre troppo poco per quel che vorrei) Nord, Centro e Sud-America e, allo stesso tempo, andare qualche volta in Asia (troppe poche volte per i miei gusti).
Le mie impressioni di bambino si sono ribaltate. Non tanto per l'antipatia con le Americhe, che ho apprezzato e apprezzo tutt'ora per molti motivi, quanto per l'amore sbocciato istantaneamente con l'oriente.
Si sente spesso parlare di mal d'Africa per chi torna da questo altro splendido continente, nel mio caso (ma vi assicuro che lo fa a parecchi...) si tratta di mal d'Asia.
Ovunque voi decidiate di andare sarà impossibile rimanere insensibili di fronte alle bellezze dei luoghi. Sarà soprattutto impossibile rimanere insensibili di fronte alla radiosità degli orientali. Ai loro modi di fare e alla loro apertura. Con tutte le diversità che il continente si porta dentro, senza voler affatto generalizzare, ma il contatto con l'Asia non si scorda facilmente, ovunque decidiate di andare.
Proprio per questo vi ho parlato oggi in termini tutto sommato positivi, della mostra fotografica cui ho assistito ieri: non tanto per la mostra in sé stessa, quanto soprattutto per quello che certe fotografie sono in grado di risvegliare a chi ha visitato certi luoghi. Anche se vedere gente rapita da alcune immagini pur non essendo mai stati nei posti rappresentati.
Probabilmente questo accade per immagini di qualunque posto abbiate visitato, quando un'altra persona le scatta e vi offre un punto di vista diverso a quel ricordo che gelosamente conservavate come vostro, vostro soltanto.
Si scopre che non si è i soli a "sorvegliare" il tesoro, e questo ci dà un senso di calore che, a me personalmente, non fa altro che mettere voglia di partire da capo. Sul momento.
E allora, ASIA sia. Devo solo aspettare 10 gg.
Lo spezzone di oggi lo dedico ad un film che con l'Asia non c'entra nulla, ma è stato il mio film preferito per anni, ancora oggi sono ammaliato dalla regia di Gus Van Sant. Peccato lo conoscano in pochi davvero.
Drugstore Cowboy
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