mercoledì 4 marzo 2015

Traslochi La Rapida

Oggi si trasloca il blog e quindi questo post lo trovate in simultanea su entrambi i blog, ma da qui in avanti aggiornerò solo quello nuovo, ovvero whoisamos.wordpress.com, che (spero) avrà una forma più moderna e di facile consultazione, vista la riorganizzazione in pagine che ho preparato ed ho intenzione di sviluppare ancora di più.
A breve ho intenzione infatti di aprire anche una nuova sezione, un po' di nicchia se vogliamo, ma a cui tengo particolarmente, che è quella dei percorsi trek dell'appennino pratese/pistoiese, che possa fungere da serbatoio per chiunque voglia addentrarsi nella visita di posti bellissimi che abbiamo ad un passo da casa e di cui spesso ci dimentichiamo. Vedremo se avrò la costanza per curare a dovere questa sezione.
Ho deciso di spostare il blog come se fosse una nuova nascita, per far si che certi interventi sia possibile ritrovarli anche con facilità (incredibile, qualcuno me lo ha chiesto!) e con meno approssimazione. Chissà, magari non sarete tutti d'accordo, qualcuno avrà consigli o critiche. Prendo tutto con uguale interesse, chissà che porti a migliorare queste poche righe che scrivo saltuariamente.
Buona (nuova) navigazione.

Tre Allegri Ragazzi Morti - Il Mondo prima

sabato 14 febbraio 2015

Wastin'

Non spreco commenti cinici su questa "particolare" giornata che non ho mai sopportato, come del resto tutte le cose comandate che proprio perché devono uscire per forza hanno decisamente meno fascino.
Non spreco commenti sul consumismo che pervade tutto, non li spreco su Sanremo e nemmeno sul carnevale (anche se travestirmi a modino mi è mancato parecchio quest'anno).
Non spreco commenti sulle risse in parlamento che sono in assoluto una delle cose che mi fa più schifo al mondo. E non credano di essere meglio quelli del 5 Stelle che fanno cori da stadio picchiando coi supporti di legno per darsi il tempo. Non spreco alcun commento.
Non voglio sprecare commenti sulle manie di protagonismo e condivisione da social network. Anche perchè mi sa che di commenti ne ho già sprecati troppi.
Giusto 10' fa non ho voluto sprecare commenti nemmeno su un tizio che, nonostante uno si fermi per farlo passare sulle strisce pedonali, comincia a inveire senza sosta dicendotene di tutti i colori, solo perché, A SUO AVVISO, andavi troppo forte. Forse per il 1930.

A volte non importa sprecare parole, e detto da uno che è quasi affetto da logorrea cronica credo sia un gran bel risultato raggiunto. C'è da sforzarsi sempre di più per metterlo in pratica, ma ci si deve provare.

E io nel frattempo ho una bottiglia di "Vespa Bastianich" in fresco e aspetto solo il momento e l'abbinamento giusto per stapparla. (Grazie Ste.)

Extreme - More than words

giovedì 12 febbraio 2015

Curriculum Vitae

Oggi voglio fare pubblicità spudorata.

Ieri sera, nell'ambito del NEUF (Non E' Un Festival) organizzato per i due anni di vita del portale PRATOSFERA, sono stato a un reading di poesia.
E già così uno sembra impegnato, colto. Forse anche serioso, complicato. Direi addirittura triste, ombroso, che si sa, le poesie hanno quasi sempre quel retrogusto di malinconia e tristezza che le rende così affascinanti e lontane. 
Insomma una descrizione che, per chi mi conosce, non è esattamente calzante.

Solo che il reading era di Guido Catalano.
Guido Catalano è un poeta torinese autore di una manciata di libri che gira l'Italia per fare promozione e venderli sti benedetti libri, che se sei fuori dai circuiti che contano, quelli che ti fanno vendere se sei Volo, Coelho o Pennacchi, la promozione te la devi fare da solo. Lui gira con un trolley pieno di libri, sperando sempre di portarlo a casa più vuoto di quanto era alla partenza e cerca di convincervi attraverso questi reading di circa un'ora.
Vi dico soltanto che ieri sera i libri non sono bastati ed eravamo molti di più di quelli che mi sarei aspettato di trovare. 

E' una poesia divertente e perspicace, fluida e toccante, che nell'allegria generale non manca di farti arrivare quel tocco di malinconia che dei versi devono sempre avere dentro di se. Ma quando una sala intera scoppia a ridere più e più volte durante una lettura capisci che si può scrivere di tutto in tanti modi diversi.
Lui di solito parla d'amore. A suo modo, ma parla d'amore.
Io qui vi metto una sua poesia, quella con cui apre i reading e che racconta un po' di lui, invitandovi a visitare il suo sito e, se vi va, a comprare i suoi libri (http://www.guidocatalano.it/); questa si chiama Curriculum Vitae:

Sono nato alle 8.50 del mattino
un 6 febbraio
era il ‘71.
Faceva freddo e buio.
Cesareo
due settimane in anticipo.
Mi hanno sùbito operato di ernia inguinale
che chi inizia bene
è a metà dell’opera.
A 17 anni ho deciso che volevo diventare una rock star
poi ho capito che forse non ce la facevo
e ho ripiegato su poeta professionista vivente
che c’erano più posti liberi.
Son tre anni che non ho una fidanzata
e quindici che non ho un gatto.
Ho scritto sei libri di poesie.
Gli ultimi due hanno venduto più di 10.000 copie
anche se gli addetti ai lavori non ci credono.
Spesso gli addetti ai lavori sono degli imbecilli.
Tengo letture pubbliche in tutta Italia
in un tour infinito
ma non sto diventando ricco.
Il mio primo bacio l’ho dato a un’ età che ci sta gente
che ha già avuto il tempo di partire per la guerra
di sopravvivere alla guerra
di tornare dalla guerra
di avere tre figli
due mogli
quattro cani
e un mutuo a tasso variabile.
Non ho mai fatto a pugni
non sono automunito
non so sparare con armi da fuoco
anche se ho fatto due mesi di militare
ma quando i commilitoni erano a imparare il fucile e la bomba a mano
io ero a farmi misurare il piattismo plantare all’ospedale di Genova.
I battutisti mi annoiano
ho paura della morte
se fossi scacco vorrei essere il cavallo.
Non faccio prigionieri
non faccio feriti
qualche disperso.
Mi sono innamorato quasi sempre
di ragazze con gli occhi chiari
tranne l’ultima che il colore non si capisce.
Venezia è bella
e io ci vivrei.

Già l'ultima frase vi fa capire quanto sia distante dal luogo comune. In generale credo sia un bellissimo esempio di come si può essere intelligenti, irriverenti, divertenti, mai volgari facendo qualcosa che abbia anche una valenza a livello intellettivo. 
E vedendo quello che gira oggi e quello che viene considerato (contro)cultura credo non sia davvero poco.

Talking Heads - This must be the place



lunedì 9 febbraio 2015

Spurs

Non riesco a darmi una risposta.
C'ho pensato spesso a cosa mi spinge a fare sport/attività fisica in maniera così insistita.
A cosa credo (penso) di trovare nella fatica, nel sudore.
Io ancora non lo so, una risposta davvero non riesco a trovarla.
Non lo so perchè mi alzo alle 6.30 di domenica mattina per andare a correre in pantaloni corti nella neve.
Non so perchè faccio la borsa per andare in palestra anche se alle 20 devo andare a giocare a tennis. E poi in palestra ci vado davvero.
Non so nemmeno perchè dopo una giornata intensa torno a casa e riesco a trovare salvifico svestirmi e uscire per una breve corsetta al gelo di questi giorni, seguita da una cyclette defatigante.

So che la fatica è l'antidoto migliore al sovraccarico cerebrale, il sudore ed i dolori muscolari ti danno una spinta a insistere e a continuare che viene da lontano, che è qualcosa che o hai o non hai.
Non sono certo un superatleta (non ne ho né il fisico né il tempo), ma capisco profondamente quelli che sembrano costantemente spinti da una molla interiore che li stimola a cercare sempre una sfida nuova, una sfida tra sé stessi e la fatica, che non senti o non vuoi sentire. Gente come Nico Valsesia o Dean Karnazes.

E poi vedi in tv una breve intervista (da Fazio) a quello splendido spaccato di umanità che è Alex Zanardi, uno che sulla vita dovrebbe avere la cattedra universitaria, con un sorriso contagioso sempre stampato sul volto. Un Uomo, con la U maiuscola, e capisci che quella molla si manifesta in tanti modi, ognuno vive gli stimoli a modo suo, senza che esista un modo migliore o uno peggiore.
La cosa difficile è sempre tirarlo fuori, quello che si ha dentro.

Snow Patrol - Run

mercoledì 4 febbraio 2015

0 Tolerance

Fondamentalmente sono un intollerante.
Lo dico sempre, ho la pazienza di Giobbe (http://it.wikipedia.org/wiki/Giobbe), una pazienza e un sangue freddo in certe situazioni che mi portano a mordermi la lingua e a far si che eviti di dire o fare cose di cui potrei, in seguito, pentirmi amaramente.
Ma queste sono le azioni.
Perchè nei pensieri e negli atteggiamenti privati divento pesantemente intollerante e mi sto accorgendo che questa intolleranza aumenta col passare degli anni.
Apprezzo sempre di più gli atteggiamenti tolleranti e pacificatori negli altri, salvo poi rivelarmi un focolaio di guerre (che fortunatamente riesco a gestire, in un modo o nell'altro).

Non tollero per nulla la sovraesposizione, l'egocentrismo spinto (nei limiti ritengo sia anche una qualità) e la presunzione mascherata.
Non tollero l'afa e quando dico afa parlo anche di quella che ti fanno certe persone, che  a volte potrebbero anche volatilizzarsi all'istante, per quanto mi riguarda.
Non tollero i paraocchi. Che se volete è un po' un controsenso perchè intolleranza e paraocchi sono due concetti che vanno a braccetto, ma credo di poter dire che questo è uno di quegli ossimori che a volte calzano a pennello, un po' come dire "ghiaccio bollente". I paraocchi non li sopporto ai cavalli, figuriamoci ai cristiani. E pensare che c'è chi li applica a tutta la propria vita e c'è chi invece va a settori. Buttateli via. Sempre. E' uno di quegli assoluti che vanno benissimo.
Non sopporto la gente disonesta e chi vive cercando di fregare gli altri. Fondamentalmente non capisco come fanno a dormire bene la notte. E non sopporto nemmeno chi ti parla alle spalle, che se le cose me le dici in faccia, per quanto dure e pesanti possano essere, posso anche rispettarti.
Non sopporto i nomi dei lavori che la gente sceglie su linkedin. All'inizio confesso trattavasi di invidia pura, perchè a leggere lì sembravano tutti lavori decisamente più interessanti del mio (ci vuole poco dire...ok, autorete...). Poi parli con uno, due, tre persone diverse e scopri che quei nomi altisonanti altro non sono che roba di bassa lega (mica sempre, per carità) che però in italiano fa molta, MOLTA, meno scena. E allora mi dico, voi siete la versione professionale di quelli che chiamano il figlio CRISTOPHER o WILLIAM, perchè CRISTOFORO o GUGLIELMO suonano male. Serve aggiunga qualcosa?
Non sopporto chi cita autori, fa proclami di letture varie e poi si scopre che manco ha aperto la gazzetta. Però non sopporto nemmeno Fabio Volo, Coelho, Ozpetek e Botero. Sono bipartisan direi.
Non sopporto chi parcheggia nei posti destinati ai disabili, foss'anche per 5'. Lo so, è un luogo comune, ma gli metterei il cranio in una morsa.
Non tollero la neve in città, che rompe le balle. Ma nei boschi è tutta un'altra musica.
Non tollero il latino-americano e ogni volta che vedo una scuola di ballo mi viene da entrare e urlare a tutti "PERCHE'?". Poi mi rendo conto che probabilmente non ne uscirei e tiro dritto.
Non tollero il rhum, ma questa probabilmente è un'altra storia.

Ed in tutto questo, dopo numerosi esami, o non è venuto fuori che non ho alcuna intolleranza alimentare?
Mi pare davvero il colmo!
Il brano di oggi ci sta perfettamente, sarà forse perché mentre scrivevo a forza di dire tollero mi è entrato in testa da solo...

Manic Street Preachers - If you tolerate this...




mercoledì 28 gennaio 2015

Mi sento come se.

Certe volte ho come la sensazione che mi prendano per il culo.
Cioè, so benissimo che mi si prende per il culo, in taluni casi. Ma non sto parlando di quelli.
Parlo di tutta una serie di situazioni in cui ti senti veramente preso in giro, ma in grande stile, come se fosse una cosa organizzata alla grande per metterti in mezzo.
Leggo la rosa dei nomi "papabili" per la presidenza della repubblica (un ruolo che nei fatti non conta niente, ma che è investito di una grande importanza formale) e penso che ce lo stiano facendo apposta, così per far reagire qualcuno come Michael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia".
Parlo della semplicità con cui in Italia (ma non solo da noi), una persona disonesta può prendersi gioco di qualcuno che è onesto e che ha il solo torto di fidarsi del prossimo (ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale...), senza che per il primo vi siano coseguenze serie, almeno nell'immediato e che vi siano tutele per il secondo, anche a lungo termine.
Penso a tante altre situazioni di vita reale che capitano a chiunque, ogni giorno, e che ti fanno passare la voglia di sforzarti. E chi se ne frega se ho messo la e dopo la virgola.
Boh, pensiamo ancora un po', di solito non è una cosa sbagliata.

Nel frattempo giovedì scorso son stato a vedermi un concerto di un gruppo italiano non molto famoso ma che secondo me fa musica di qualità, fuori da quei filoni di già visto e già ascoltanto che ci stanno infestando radio e televisioni (che sia colpa dei talent show????) e quindi mi pare giusto fare un po' di pubblicità, per quel poco che può valere...ed il titolo della canzone è adattissimo al post di oggi.
Oltretutto portano un nome che vale da solo.

Bud Spencer Blues Explosion - Mi sento come se



martedì 20 gennaio 2015

Alla rinfusa

Un po' di pensieri alla rinfusa che escono così.

Ascoltavo "Come mi pare" di Fabi-Silvestri-Gazzè, il cui testo è veramente illuminante, un po' tutto. Mi piace però soffermarmi su un passo soltanto:

"...sono libero ed incosciente
quindi posso serenamente fare come mi pare..."

Perchè il succo è proprio quello, nonostante uno sia libero, qualunque sia il significato che vogliamo dare a questa parola, non sempre è possibile fare quello che ci pare. I vincoli del vivere comune, la necessità di non urtare le sensibilità altrui o milioni di altri impedimenti...siamo circondati...e non credo che questo sia necessariamente un male.

Parcheggio la macchina nell'interrato del "Parco Prato", per andare in palestra. Solitamente faccio le scale e per fare le scale bisogna passare da un grande atrio, completamente vuoto salvo due cestini. Oggi in quell'atrio c'erano 6 ragazzetti, non oltre i 15 anni, che con i giacconi in terra giocavano a pallone dandosele di santa ragione. Una meraviglia, che mi ha riportato di colpo a quando riempivo i pomeriggi così anche io. Mentre passo il più possibile defilato dal loro "campo di gioco" uno parte per rimettere la palla e un secondo gli urla "Cretino fermo, fai passare il signore!".
Giuro che m'è scappato da ridere.
Non me la son presa.
Sarà stata la barba bianca, la borsa di palestra fatta a trolley che fa molto rappresentante, l'aria composta (io?), sinceramente mi ci sono voluto sentire, SIGNORE, in quel momento. 
Non mi sono mai preso sul serio e non ho intenzione di cominciare adesso, quindi questi rari momenti di età adulta riconosciuta li ho voluti cristallizzare in quell'attimo e quella voce di ragazzo mi risuona ancora in testa.

Ovviamente finiti i 20 scalini ero già tornato il coglione di prima.

Bruce Springsteen -Born to run

mercoledì 14 gennaio 2015

Obtorto Collo

Adoro il mio paese.
Adoro l'Italia e sono orgoglioso di essere italiano, con tutto quello che comporta.
Mi piace dire che vengo dall'Italia all'estero, mi piace poter dire di essere toscano e infine pratese, cosa significa lo sapeva bene Curzio Malaparte, in quel meraviglioso spaccato di toscanità che è Maledetti Toscani.


Ma in tutto questo discorso detesto tanti, forse troppi aspetti dell'essere italiani.

Aspetti che fanno parte della nostra cultura.
Aspetti che, in altri contesti, applicati a situazioni diverse, probabilmente sono e sono stati i nostri punti di forza.
Aspetti che non riusciremo mai a cambiare, perchè la natura di un popolo definitasi nel corso dei secoli la cambi solo se quel popolo viene colonizzato e/o spazzato via.


Mi riferisco a tutto ciò che ci rende bizzarri e grotteschi, ma non nel senso buono del termine, semplicemente ci rende cafoni ed ignoranti.

Detesto quelli che ai funerali fanno partire cori stile stadio per il defunto (sarei integralista, non trovo il senso nemmeno negli applausi), quando un composto e dignitoso silenzio è il segno migliore, insieme alla presenza fisica, per dimostrare riconoscenza e riconoscimento.
Detesto quell'abitudine tutta nostra (e quasi soltanto nostra) di applaudire quando un aereo atterra, come se avessimo assistito ad un varietà che abbiamo molto apprezzato e che si è concluso con la nostra sopravvivenza...
Non sopporto chi suona il clacson indistintamente e ostinatamente, abusando della tolleranza acustica dei nostri orecchi (anche se a dire il vero in questo in Asia sono maestri molto più di noi)...
Detesto quella pessima abitudine che ci fa identificare in "quelli che battono la fiacca fino a che è possibile, salvo poi scuotersi all'ultimo momento utile", un atteggiamento molto latino cui non ci sottraiamo affatto.
Detesto il fatto che le forze dell'ordine siano tutte da condannare, sempre ed in ogni situazione, salvo quando, per il proprio tornaconto personale se ne ha bisogno. E se non arrivano ci si lamenta. Quando invece ci colgono in fallo che facciamo? Ci si lamenta, of course. Perchè si sa, tutti vorremmo essere sopra le leggi, SOLO ogni tanto.
Non sopporto quella strana abitudine a presentarsi come tuttologi o esperti solo per aver letto 3 righe su Focus o su wikipedia. Come se gli altri non fossero in grado di leggere le stesse 3, magari anche una in più.
Detesto le sceneggiate, le telefonate ad alta voce e quelli che vogliono per forza farti sapere quello che gli accade. Quando in realtà, per farsi i cazzi altrui, basta e avanza facebook.
Detesto chi questa lingua meravigliosa la storpia, utilizzando un vocabolario ristretto e inadatto, sbagliando i congiuntivi e la sintassi.
Non sopporto le cafonissime scuole di ballo latino-americano, sorte un po' ovunque in giro per il paese. Non me ne vogliano i praticanti, è una pura opinione personale. Ma quelle camicie di raso, quella musica ripetitiva e malinconica a "mascherare" la speranza di entrarci single e uscire a coppia mi danno il voltastomaco, è più forte di me.
Non sopporto quella abitudine odiosa di piazzarsi davanti al cibo in ogni buffet, non mollando quella metafora della linea Maginot rappresentata dal contatto col tavolo. E con le tartine.


Boh, probabilmente esagero, ma continuo a credere che basterebbe che ognuno cominciasse nel proprio piccolo spazio vitale a darsi una scossa per cambiare davvero il corso naturale delle cose.

Peccato che pare si sia tutti senza scosse ormai da troppo tempo.
Troppo.
Tempo.


Pierpaolo Capovilla ft. Marina Rei - E mi parli di te


mercoledì 7 gennaio 2015

It's more (fun) in the Philippines

E' cominciato il 2015  e negli ultimi 15 gg ne sono successe di cose.
Dal mio ultimo post, figlio della promessa di inizio mese, sono passati un po' di giorni e ci ho messo dentro un viaggio in estremo oriente, dove avevo bisogno fisico di tornare, un viaggio che nonostante la relativa semplicità mi ha restituito tanto, tantissimo, sotto tanti punti di vista.
Le Filippine sono un paese straordinario, vario ed allo stesso tempo monotono.
Sono Asia purissima, ma si portano dietro tracce di una Europa che non sembra affatto lontana.
Sono bontà, sorrisi e apertura, ma al contempo sono poca propensione al turismo e a quella scaltrezza che ormai contraddistingue luoghi che, molto prima di questi, hanno aperto le proprie porte al turismo di massa.
Sono sole, ma anche e soprattutto tanta pioggia.
Sono mare, palme, lagune e spiagge incredibili, ma sono anche vulcani e tifoni, tra i fenomeni naturali più devastanti che esistano.

In 12 giorni ho visto Manila e Palawan, ho visto Puerto Princesa, Sabang ed El Nido. Non sono riuscito a vedere la terra se non da vicino, tanto è lussureggiante e abbondante il verde di questa terra.
Ho visto l'albero dell'Anacardo, infinite palme da cocco ed il carabao, il bufalo simbolo nazionale del paese.
Ho visto un paese dagli indiscutibili tratti asiatici, dalle persone, al cibo, ai ritmi di vita, ai massaggi, ma in cui le vestigia della colonizzazione europea sono perfettamente riconoscibili. E non parlo di Manila, trascurabile architettonicamente e non solo, ma parlo degli atteggiamenti delle persone, di sprazzi di lingua spagnola che compaiono in mezzo ad un inglese balbettante che a volte si sostituisce al tagalog, la lingua locale.
Ho visto persone sorridenti, disponibili e limpidissime, soprattutto quando, dopo aver smarrito il telefono a Manila su un Van, l'ho recuperato in albergo una settimana dopo, senza che nessuno venisse a reclamare alcuna ricompensa. 
Ho visto approssimazione tipica orientale e sorpresa, in tutti i loro occhi, quando vedevano in noi occidentali lo smarrimento di chi non comprende come si possa vivere con tale lentezza, senza curarsi quasi di tutto ciò che è terreno e passeggero. 
Ho visto devozione, a loro modo, e chiese addobbate come solo in sudamerica sanno fare. Qui, che siamo spersi nel pacifico, nell'Asia più estrema.
Ho visto praticamente solo case fatte di tetti di lamiera e pareti di impagliato, come se non piovesse spaventosamente per ben 8-9 mesi l'anno. Ma per loro casa è soltanto un tetto sotto cui dormire, non c'è bisogno di indugiarci troppo tempo.
Ho visto sporcizia mista a pulizia occidentale. Zero rispetto per l'ambiente e per gli animali. Ma si sa, questi sono argomenti cui spesso i popoli arrivano dopo aver acquisito tante altre consapevolezze.

Ho visto una nazione che ancora fa fatica, un popolo che non ha ancora deciso se voler essere carne o pesce e che probabilmente non deciderà mai. Un popolo ed un paese che devono al clima e a quei devastanti fenomeni naturali che lo interessano tutta la propria spontaneità. 
E allora, paradossalmente, speriamo che questa rimanga tale per molto e molto tempo ancora.
Arrivederci Filippine, tornerò sicuramente.

America - Horse with no name

mercoledì 24 dicembre 2014

Mai più Senza

Doppio post, che l'altro giorno uno l'ho saltato...
Riflettevo su un tema di fondamentale importanza nell'economia culinaria nazionale, quali sono i tre primi cui non rinuncereste mai e poi mai, per nulla al mondo?
Quali sono quei piatti cui pensate insistentemente durante un lungo viaggio all'estero, che vi mancano disperatamente, che vedete passare davanti agli occhi nei momenti di fame assoluta?

Si dovesse parlare di primi, non avrei il minimo dubbio:
1. Amatriciana;
2. Cacio e Pepe;
3. Gricia (lo so, è una rivisitazione della prima se vogliamo...).

Si parlasse di secondi piatti:
1. Pizza;
2. Bistecca alla fiorentina;
3. Trippa.

Se invece dovessi pensare ai dolci, che adoro, li metterei in fila così:
1. Millefoglie con crema chantilly;
2. Gelato, tutti i gusti;
3. Sfogliatelle napoletane.

In generale credo non potrei vivere senza Amatriciana, Pizza e Bistecca, ma in questo rivendico del tutto il mio essere clamorosamente italiano, per non dire democristiano: Roma, Napoli e Firenze...più di così si muore.

Domani parto e se penso che starò 12 gg (mica una vita, 12 miserrimi giorni....) senza mangiare nulla di tutto ciò mi prende un velo di tristezza. Un velo è...poi penso a El Nido e passa tutto!

Stasera un film con cui sono cresciuto, dal motivo infestante e dalla trama geniale. Con degli attori che han fatto la storia del cinema.

La Stangata
https://www.youtube.com/watch?v=aq6LcqhMOq4

Master Mind

Domani è Natale.
Finalmente.
In qualche post di qualche giorno fa ho serenamente ammesso di amare questa festa, contrariamente a quello che io stesso pensavo.
Le condizioni al contorno però sono veramente difficili da buttare giù.
I soliti discorsi finto-buonisti di cui molti si riempiono la bocca.
Il caos lavorativo per la serie "il mondo finisce il 24 dicembre all'ora di pranzo", che ti porta a fare corse disumane, con conseguenti errori incontrollati ed incontrollabili.
Le code ovunque, a piedi, in centro, per le strade a qualunque ora del giorno e della notte. Persino al bar a fare colazione (quando raramente ci vado) trovi gente in terza fila a ordinare il caffè.

Da domani finisce tutto, comincia un limbo che dura fino al 6 gennaio, con il passaggio dell'angoscia di capodanno (la seconda domanda più odiata da tutti: cosa fai per capodanno?) quando poi si ricomincia con la solita routine.
Per fortuna vado via, parto domani sera per posti caldi e (si spera) soleggiati. Mi porto dietro un 2014 che non è stato affatto male tutto sommato, perchè è l'ora di finirla di dire sempre che l'anno ha fatto schifo, che è andato male, che non c'è nulla da salvare. 
In questo pessimismo cosmico non c'è niente di chic. Almeno non più, dopo averlo visto riproporre per decenni.
Allora grazie 2014, buon Natale a tutti e speriamo che vada sempre meglio. 
Ma ricordiamoci che perché vada meglio, in primis, c'è da rimboccarsi le maniche e faticare.

Ieri sera ho visto "L'amore bugiardo" (titolo bello, ma infelice perchè lascia intendere un film leggero alla Ozpetek, quando si tratta di tutt'altro...) e l'ampiezza dei meandri della mente mi ha ricordato un altro film che vi posto oggi. Abbastanza dimenticato, ma a me a suo tempo piacque non poco.

The Cell

martedì 23 dicembre 2014

Only your hat remains on

So che ieri non ho scritto ma sono giornate difficili, soprattutto lavorativamente parlando.
Scrivo due righe solo per ricordare un grandissimo personaggio che se n'è andato. Un personaggio che non era affatto pubblicizzato e considerato per il suo valore nel mondo della musica, anche storico.
Joe Cocker.

Confesso di averlo conosciuto tardi e nel modo più banale e popolare possibili, ovvero con quel pezzo di bravura musicale che accompagnò lo spogliarello di una giovane e bellissima Kim Basinger in "9 settimane e 1/2". Da allora però, incuriosito da questo personaggio e dalla sua mimica assai particolare, ho cercato di informarmi meglio, di ascoltare di più ed ho scoperto un mostro di bravura.
Uno che ha vissuto da protagonista quell'evento straordinario che è stato Woodstock.
Uno su cui la vista aveva lasciato dei segni indelebili, fisici e morali.
Uno a cui, almeno musicalmente, molti dovrebbero essere grati. 
Addio Joe, unchain our hearts.

Oggi posto un video che mi riporta direttamente a questo periodo, due anni fa. Quando stavo per visitare esattamente quei luoghi, con occhi incantati come quelli che loro hanno quando arrivano sull'isola, quando vedono quella stessa spiaggia. Credo che il film sia fin troppo sottovalutato, se vi va, guardatevelo.

The Beach


domenica 21 dicembre 2014

Volume Up/Down

Spesso penso sia soltanto questione di volume.
Ci sono situazioni in cui è richiesto, direi quasi dovuto, alzare il volume, un po' come quando lo stereo passa una canzone che ti piace e alzi indefinitamente, per goderti l'ascolto il più possibile. In queste situazioni tenere il volume basso potrebbe significare perdere dei pezzi, non godersi appieno una esperienza. Potrebbe voler dire che non si riesce a mantenere la schiena dritta, quando è l'unica cosa che si deve fare.

Ci sono invece altri momenti in cui è bene tenerlo basso questo benedetto volume, perché alzarlo non servirebbe a niente, perchè è il modo migliore per porsi e per rispondere. Il volume basso.

Date un po' voi il significato che volete a queste poche parole, ma credo che la differenza tra fare qualcosa (in più) di giusto o non farne affatto sia tutta in questa scelta: quando e come decidiamo di ruotare la "manopola" del volume a dx (alzare) oppure a sx (abbassare). Un gesto semplice, come lo sono tutti quelli che ognuno di noi compie ogni giorno, a volte inconsapevolmente, ma che determinano molte conseguenze.
Di come ci sentiamo e di come veniamo percepiti dagli altri.


Oggi metto l'inizio di un bellissimo film di Woody Allen, uno di quelli in cui lui recita e la sua gestualità, i suoi movimenti, la sua mimica facciale sono tra le cose che rendono il film degno di essere visto.

Io e Annie

sabato 20 dicembre 2014

Keep on movin'

Tanto per cambiare mi aspetta un w-e di quelli in cui hai più cose da fare che durante la settimana. 
Come al solito a rimetterci saranno le ore di sonno, destinate a ridursi drasticamente nella prossima notte, ma va bene così, mi riposerò quando sarò morto, l'ho sempre detto.

Del resto di tempo per riposare, per stare senza far nulla, volendo se ne trova sempre, basta fare una scelta, eliminare qualcosa qua, tagliare qualcosa là, rinunciare a questo, dire di no a quello. E poi ci si mette sul letto (sul divano? in poltrona?) e si sta lì a vegetare, godendo di un meritato riposo.
Peccato che, lo penso davvero, questo riposo sia veramente sovrastimato da tutti. 
La maggior parte delle persone che conosco non fa lavori fisicamente probanti, eppure professa una profonda stanchezza la sera, o arrivati al venerdì sera.
Vi credo, non ho elementi per controbattere e per non credere, ma siamo sicuri che non si tratti di stanchezza mentale e non fisica?
Siamo sicuri che spengere il cervello dormendo o guardando la TV (funziona, è innegabile) sia la sola soluzione? Personalmente sono abituato a distinguere la stanchezza fisica da quella mentale. Se una giornata di lavoro mi affatica la testa, credo non ci sia nulla di meglio per spengere il cervello e ricaricare le pile che una bella sudata. Sia essa fatta facendo sport, faticando per qualcosa che vi piace o facendo qualcosa d'altro (....).
Ognuno ha il suo modo di gestire e affrontare la stanchezza, talmente personale che non è standardizzabile, ma ho sempre pensato che stare fermi sia un atteggiamento sbagliato in qualunque situazione della vita, questo non è uno di quelli che fa eccezione. 
Se mai ne dovesse esistere uno.

Ora però vi lascio, che ho da fare. ;-)

Ops...devo mettere un film. Un film di una ironia deliziosa e irrefrenabile. Con battute e sketch talmente memorabili da farvi venire voglia di riproporli nella vita reale. Un film che però è anche capace di toccarvi il cuore quando meno ve lo aspettate. 

Quattro matrimoni e un funerale

venerdì 19 dicembre 2014

Ne mancano 7

Tra 7 gg me ne vado. Per poco certo, ma stacco. 
Eppure oggi mi sembra manchino millenni al 26 dicembre e a quel volo che mi farà atterrare in un paese da costume e infradito.

La gente sotto natale non è più buona. Sembra.
La gente sotto natale sclera e basta. 
Guida in maniera sconclusionate (più di sempre), affolla le strade a qualunque ora del giorno e della notte (ma io dico...ma non lavorate?) e, nonostante la crisi, spende e spande (con juicio certo, ma spendono eccome). 
L'economia deve girare, quindi va bene così, ma per un povero disgraziato come me che domani dovrebbe comprare un libro che pensate, andare in centro potrebbe essere l'ultima cosa che faccio?

Nel frattempo vi lascio con un altro film molto interessante, un film che (ma forse è una mia impressione) è celebre più per la maschera che per il contenuto ed il messaggio che lancia. Ed è un peccato, perchè nel marasma di film leggeri, americanate, spazzatura, un film che ha qualcosa da dire dovrebbe ottenere più risalto, soprattutto quando, come in questo caso, riesce a dirlo senza risultare noioso.

V per vendetta

You talkin' to me?

A volte le cose fuori contesto sono quelle che sembrano più adatte a certe situazioni.

A volte essere totalmente fuori luogo è l'unico modo per non uniformarsi, per non confondersi nel branco.
Essere un po' naif, un po' ribelli, anticonformisti e, soprattutto, un po' fuori di testa è l'antidoto alla conformazione, è la risposta di chi, poco o tanto che sia, vuole distinguersi.
Non importa il campo in cui lo si fa. La misura in cui questo avviene.
Non importa nemmeno spaccare il mondo, ognuno lancia un segnale, e visto quello che ci sta intorno, che questo segnale sia appena percettibile o sia forte e chiaro, sta a noi coglierlo. Se ci interessa.

Ieri non ho potuto scrivere per via del lavoro ma ora recupero, più tardi mi rimetterò in pari anche con la giornata di oggi...trovare film che mi abbiano veramente toccato diventa ogni volta una sfida affascinante e al tempo stesso poi mi si presenta davanti una scelta difficile.

Oggi, a proposito di "picchiatelli" ho un film che non poteva non essere inserito. L'interpretazione è travolgente. La sua carriera parla da sola, Robert De Niro.

Taxi Driver

mercoledì 17 dicembre 2014

Today is the day

Oggi è il mio compleanno. Credo che tutti quelli che leggono il blog, conoscendomi, lo sappiano, nonostante abbia giocato per mesi con la reale data di compleanno.

Non sono particolarmente legato ai compleanni nel senso dei festeggiamenti. Anzi, direi che non lo sono affatto.
Ma non posso negare di provare piacere, parecchio piacere, quando qualcuno, fosse banalmente dicendo (o scrivendo) auguri, fosse in maniera più elaborata e personale, ti cerca per dirti che si è ricordato di te. Che la sua giornata si è fermata anche solo per quei 5 secondi in cui ha realizzato che era il tuo compleanno e ha deciso di ricordartelo. 
Perchè sono fermamente convinto che a un certo punto, come diceva quel grande saggio che era mio nonno Tullio, degli anni bisogna scordarsene per vivere meglio, invece di tenere il conto.
Ma evidentemente quel momento non è ancora arrivato. A quel punto non ci sono ancora.

E allora grazie a tutti, vi lascio con uno spezzone che chiunque ha visto, ma che chiunque dovrebbe rivedere di frequente. Storia della cinematografia mondiale. Sua Maestà Stanley Kubrick.

Ricordate solo una cosa:

"Il pensare è per gli stupidi, i cervelluti si affidano all'ispirazione".

Arancia Meccanica

martedì 16 dicembre 2014

Momenti di trascurabile felicità

Le cose per cui vale la pena vivere sono tante. 
Pur immersi in un mondo che non funziona come vorremmo, in una società che va nel verso sbagliato, ci sono tante piccole cose per cui vale davvero la pena vivere. 
Non parlo delle grandi cose che, ognuno a modo nostro, potremmo inserire in una ipotetica lista.
Parlo di quei momenti personali, intimi e trascurabili se volete che ti mettono, seppur temporaneamente, di buon umore (leggete a tal proposito "Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo).
Parlo di quando il tuo sguardo è attirato dal telefono che si illumina e ti è appena arrivato un messaggio che aspettavi, o semplicemente quello di una persona che ti fa piacere sentire.
Parlo di quando indossi un giaccone dopo molto tempo, metti le mani in tasca e trovi dei soldi rimasti lì non si sa come, non si sa quando. Non importa quanti sono. Sono soddisfazioni.
Parlo di quando ti infili sotto il getto caldo della doccia, magari dopo una giornata all'aperto, tutto infreddolito.
O di quando invece scarti un cioccolatino e lo mangi, o il primo boccone del tuo piatto preferito.
Parlo semplicemente di quando il venerdì sera stacchi da lavoro e ti aspetta magari un weekend lungo, di quelli con il lunedì festivo.
O di quando ordini qualcosa su internet e senti il suono del corriere che suona e finalmente ti recapita il pacco.
Parlo di tutti quei momenti per cui parlare di felicità sembra davvero uno spreco, ma sono quelli che ti fanno cambiare la sensazione di aver trascorso una giornata positiva, piuttosto che una buttata completamente.
Quei momenti che non passeranno alla storia, ma senza i quali non esisterebbe alcuna storia.
La nostra.

A tutti questi momenti dedico il film di oggi, del genio cinematografico più assoluto che ci sia, in piedi, tocca a Woody Allen.

Manhattan

lunedì 15 dicembre 2014

Asian Cowboy

Come promesso, arieccomi qua.

Stavolta parliamo di Asia, di questo continente enorme e vario. Che racchiude in sé usi, religioni, popoli, cucine e paesaggi talmente diversi che non basterebbe una vita per capirli e vederli tutti.

Ma facciamo un passo indietro. Il mio rapporto con l'Asia non è cominciato benissimo: da appassionato di Risiko, quando ero piccolo, detestavo questo sproporzionato continente, troppo difficile da conquistare, frazionato in "stati e staterelli" senza una fine. Se tra i tuoi obiettivi c'era quello di conquistare l'Asia era praticamente certo che non avresti mai vinto.
Sono sempre stato affascinato dalle americhe, forse per questa cultura che sentivo più vicina alla nostra, perchè, pur essendo varie nei luoghi e nelle popolazioni, mi sembrava che mantenessero una identità diversa. Più marcata, salvo alcune eccezioni.

Poi sono cresciuto, ho praticamente smesso di giocare a Risiko, ma soprattutto ho potuto visitare (sempre troppo poco per quel che vorrei) Nord, Centro e Sud-America e, allo stesso tempo, andare qualche volta in Asia (troppe poche volte per i miei gusti).
Le mie impressioni di bambino si sono ribaltate. Non tanto per l'antipatia con le Americhe, che ho apprezzato e apprezzo tutt'ora per molti motivi, quanto per l'amore sbocciato istantaneamente con l'oriente.
Si sente spesso parlare di mal d'Africa per chi torna da questo altro splendido continente, nel mio caso (ma vi assicuro che lo fa a parecchi...) si tratta di mal d'Asia.

Ovunque voi decidiate di andare sarà impossibile rimanere insensibili di fronte alle bellezze dei luoghi. Sarà soprattutto impossibile rimanere insensibili di fronte alla radiosità degli orientali. Ai loro modi di fare e alla loro apertura. Con tutte le diversità che il continente si porta dentro, senza voler affatto generalizzare, ma il contatto con l'Asia non si scorda facilmente, ovunque decidiate di andare.
Proprio per questo vi ho parlato oggi in termini tutto sommato positivi, della mostra fotografica cui ho assistito ieri: non tanto per la mostra in sé stessa, quanto soprattutto per quello che certe fotografie sono in grado di risvegliare a chi ha visitato certi luoghi. Anche se vedere gente rapita da alcune immagini pur non essendo mai stati nei posti rappresentati.
Probabilmente questo accade per immagini di qualunque posto abbiate visitato, quando un'altra persona le scatta e vi offre un punto di vista diverso a quel ricordo che gelosamente conservavate come vostro, vostro soltanto.
Si scopre che non si è i soli a "sorvegliare" il tesoro, e questo ci dà un senso di calore che, a me personalmente, non fa altro che mettere voglia di partire da capo. Sul momento.

E allora, ASIA sia. Devo solo aspettare 10 gg.

Lo spezzone di oggi lo dedico ad un film che con l'Asia non c'entra nulla, ma è stato il mio film preferito per anni, ancora oggi sono ammaliato dalla regia di Gus Van Sant. Peccato lo conoscano in pochi davvero.

Drugstore Cowboy

Anticipazioni

Si lo so, ieri ho saltato, ma non avevo un pc e non ho potuto aggiornare come avrei voluto. 
Scrivo giusto due righe per fare il pari con ieri e poi il post di oggi arriva stasera, con più calma e approfondimento.

Ieri sono stato alla mostra fotografica "Verso Est", non una cosa imperdibile, ma imperdibile è il racconto di questo ragazzo e dei suoi 4 anni via da casa, arrangiandosi, ma vivendo sempre dignitosamente e senza farsi mancare nulla (più o meno).
L'Asia è un continente straordinario che ti rapisce dal primissimo approccio e non ti molla più. 
Almeno a me è successo così.
Stasera vi parlo meglio di quello che intendo, intanto vi lascio il link del sito di Angelo Zinna (http://exploremore.it/) e vi garantisco che vi perderete tra queste pagine, se solo vi piace appena appena viaggiare.

Anche il film di oggi parla d'Asia, ma in maniera del tutto diversa. Se volete però anche questa è una esaltazione dell'oriente con una forte critica all'imperialismo occidentale. (link, il collegamento video fa i capricci...)

Nato il 4 luglio
https://www.youtube.com/watch?v=KQtNKVi9QLE