mercoledì 14 gennaio 2015

Obtorto Collo

Adoro il mio paese.
Adoro l'Italia e sono orgoglioso di essere italiano, con tutto quello che comporta.
Mi piace dire che vengo dall'Italia all'estero, mi piace poter dire di essere toscano e infine pratese, cosa significa lo sapeva bene Curzio Malaparte, in quel meraviglioso spaccato di toscanità che è Maledetti Toscani.


Ma in tutto questo discorso detesto tanti, forse troppi aspetti dell'essere italiani.

Aspetti che fanno parte della nostra cultura.
Aspetti che, in altri contesti, applicati a situazioni diverse, probabilmente sono e sono stati i nostri punti di forza.
Aspetti che non riusciremo mai a cambiare, perchè la natura di un popolo definitasi nel corso dei secoli la cambi solo se quel popolo viene colonizzato e/o spazzato via.


Mi riferisco a tutto ciò che ci rende bizzarri e grotteschi, ma non nel senso buono del termine, semplicemente ci rende cafoni ed ignoranti.

Detesto quelli che ai funerali fanno partire cori stile stadio per il defunto (sarei integralista, non trovo il senso nemmeno negli applausi), quando un composto e dignitoso silenzio è il segno migliore, insieme alla presenza fisica, per dimostrare riconoscenza e riconoscimento.
Detesto quell'abitudine tutta nostra (e quasi soltanto nostra) di applaudire quando un aereo atterra, come se avessimo assistito ad un varietà che abbiamo molto apprezzato e che si è concluso con la nostra sopravvivenza...
Non sopporto chi suona il clacson indistintamente e ostinatamente, abusando della tolleranza acustica dei nostri orecchi (anche se a dire il vero in questo in Asia sono maestri molto più di noi)...
Detesto quella pessima abitudine che ci fa identificare in "quelli che battono la fiacca fino a che è possibile, salvo poi scuotersi all'ultimo momento utile", un atteggiamento molto latino cui non ci sottraiamo affatto.
Detesto il fatto che le forze dell'ordine siano tutte da condannare, sempre ed in ogni situazione, salvo quando, per il proprio tornaconto personale se ne ha bisogno. E se non arrivano ci si lamenta. Quando invece ci colgono in fallo che facciamo? Ci si lamenta, of course. Perchè si sa, tutti vorremmo essere sopra le leggi, SOLO ogni tanto.
Non sopporto quella strana abitudine a presentarsi come tuttologi o esperti solo per aver letto 3 righe su Focus o su wikipedia. Come se gli altri non fossero in grado di leggere le stesse 3, magari anche una in più.
Detesto le sceneggiate, le telefonate ad alta voce e quelli che vogliono per forza farti sapere quello che gli accade. Quando in realtà, per farsi i cazzi altrui, basta e avanza facebook.
Detesto chi questa lingua meravigliosa la storpia, utilizzando un vocabolario ristretto e inadatto, sbagliando i congiuntivi e la sintassi.
Non sopporto le cafonissime scuole di ballo latino-americano, sorte un po' ovunque in giro per il paese. Non me ne vogliano i praticanti, è una pura opinione personale. Ma quelle camicie di raso, quella musica ripetitiva e malinconica a "mascherare" la speranza di entrarci single e uscire a coppia mi danno il voltastomaco, è più forte di me.
Non sopporto quella abitudine odiosa di piazzarsi davanti al cibo in ogni buffet, non mollando quella metafora della linea Maginot rappresentata dal contatto col tavolo. E con le tartine.


Boh, probabilmente esagero, ma continuo a credere che basterebbe che ognuno cominciasse nel proprio piccolo spazio vitale a darsi una scossa per cambiare davvero il corso naturale delle cose.

Peccato che pare si sia tutti senza scosse ormai da troppo tempo.
Troppo.
Tempo.


Pierpaolo Capovilla ft. Marina Rei - E mi parli di te


Nessun commento:

Posta un commento