E' cominciato il 2015 e negli ultimi 15 gg ne sono successe di cose.
Dal mio ultimo post, figlio della promessa di inizio mese, sono passati un po' di giorni e ci ho messo dentro un viaggio in estremo oriente, dove avevo bisogno fisico di tornare, un viaggio che nonostante la relativa semplicità mi ha restituito tanto, tantissimo, sotto tanti punti di vista.
Le Filippine sono un paese straordinario, vario ed allo stesso tempo monotono.
Sono Asia purissima, ma si portano dietro tracce di una Europa che non sembra affatto lontana.
Sono bontà, sorrisi e apertura, ma al contempo sono poca propensione al turismo e a quella scaltrezza che ormai contraddistingue luoghi che, molto prima di questi, hanno aperto le proprie porte al turismo di massa.
Sono sole, ma anche e soprattutto tanta pioggia.
Sono mare, palme, lagune e spiagge incredibili, ma sono anche vulcani e tifoni, tra i fenomeni naturali più devastanti che esistano.
In 12 giorni ho visto Manila e Palawan, ho visto Puerto Princesa, Sabang ed El Nido. Non sono riuscito a vedere la terra se non da vicino, tanto è lussureggiante e abbondante il verde di questa terra.
Ho visto l'albero dell'Anacardo, infinite palme da cocco ed il carabao, il bufalo simbolo nazionale del paese.
Ho visto un paese dagli indiscutibili tratti asiatici, dalle persone, al cibo, ai ritmi di vita, ai massaggi, ma in cui le vestigia della colonizzazione europea sono perfettamente riconoscibili. E non parlo di Manila, trascurabile architettonicamente e non solo, ma parlo degli atteggiamenti delle persone, di sprazzi di lingua spagnola che compaiono in mezzo ad un inglese balbettante che a volte si sostituisce al tagalog, la lingua locale.
Ho visto persone sorridenti, disponibili e limpidissime, soprattutto quando, dopo aver smarrito il telefono a Manila su un Van, l'ho recuperato in albergo una settimana dopo, senza che nessuno venisse a reclamare alcuna ricompensa.
Ho visto approssimazione tipica orientale e sorpresa, in tutti i loro occhi, quando vedevano in noi occidentali lo smarrimento di chi non comprende come si possa vivere con tale lentezza, senza curarsi quasi di tutto ciò che è terreno e passeggero.
Ho visto devozione, a loro modo, e chiese addobbate come solo in sudamerica sanno fare. Qui, che siamo spersi nel pacifico, nell'Asia più estrema.
Ho visto praticamente solo case fatte di tetti di lamiera e pareti di impagliato, come se non piovesse spaventosamente per ben 8-9 mesi l'anno. Ma per loro casa è soltanto un tetto sotto cui dormire, non c'è bisogno di indugiarci troppo tempo.
Ho visto sporcizia mista a pulizia occidentale. Zero rispetto per l'ambiente e per gli animali. Ma si sa, questi sono argomenti cui spesso i popoli arrivano dopo aver acquisito tante altre consapevolezze.
Ho visto una nazione che ancora fa fatica, un popolo che non ha ancora deciso se voler essere carne o pesce e che probabilmente non deciderà mai. Un popolo ed un paese che devono al clima e a quei devastanti fenomeni naturali che lo interessano tutta la propria spontaneità.
E allora, paradossalmente, speriamo che questa rimanga tale per molto e molto tempo ancora.
Arrivederci Filippine, tornerò sicuramente.
America - Horse with no name
Bel viaggio, complimenti!
RispondiEliminaViviana (del Bianca;-))
Grazie Vivy!
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