L'equilibrio.
Un concetto che entra sempre di più in ogni campo, in ogni situazione.
Penso alla politica e a tutti i terremoti successi in questi anni, ben lontani dalla fine.
Penso alla vita comune di tutti i giorni, quando vedi scene di cui faresti volentieri a meno e non ti capaciti come possano accadere a persone dotate di cervello pensante (ma forse la risposta sta nella domanda).
Penso ai sentimenti e a tutto quello che si portano dietro.
Soprattutto, in questo nevoso lunedì di febbraio, penso ad un argomento molto meno alto, molto meno esclusivo. Il calcio.
Da tifoso Juventino, da Pratese, non posso sostenere che la partita contro la fiorentina sia una gara come tutte le altre. Non lo è per il clima carico di tensione che respiro nei giorni immediatamente precedenti il match. Non lo è per gli sfottò che abitualmente fanno da contorno al mondo del pallone, tra amici, conoscenti, sui social network. Non lo è perchè a me, QUEL COLORE, non va proprio giù, con tutti gli annessi e connessi del caso. Non sopporto la presunzione fiorentina di avere sempre tutto meglio degli altri, compreso la squadra di calcio (salvo poi vedere tutto nero al primo risultato negativo). Il fatto che poi veleggi abitualmente in anonime posizioni di centro classifica è, per loro, un dettaglio del tutto trascurabile. Come se il calcio non fosse fatto di vittorie. Come se tifare per una squadra che sta ai vertici fosse qualcosa di incredibilmente semplice. Come se avere tifosi sparsi per tutta Italia, anzichè limitati al paesello d'origine fosse qualcosa di cui vergognarsi, anziché motivo d'orgoglio.
E allora senti continui riferimenti al fatto che i meridionali di Torino sono tutti "gobbi" (e anche se fosse? predicate fair play e correttezza e poi distinguete tra meridionali e settentrionali?), alla tragedia della Heysel con cori e striscioni da quel giorno fatidico fino ad oggi (ma poi certo, ci si scandalizza per un video...). Poi vedi anche un portiere/tifoso che getta in terra la maglia di un avversario orgogliosamente scambiata da un compagno. A parte che quel portiere è sempre meno portiere e sempre più tifoso, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che ha gettato in terra la maglia di uno dei più forti calciatori italiani degli ultimi 20 anni. Il fatto che vesta una maglia cambia poco, quando era al Milan era un fenomeno come e più che adesso.
Non li sopporti, ti urtano i nervi con la loro montagna di discorsi inutili, pieni di lamenti e della convinzione di essere invisi al "palazzo". Si sentono cittadini della città più bella al mondo, tifosi della squadra che dà più orgoglio, ma al contempo sono vittime, perseguitati. Da chi, ancora non è dato sapere. Non lo sanno nemmeno loro. Pur avendo, finalmente, un allenatore bravo e capace, dotato di acume tattico come e forse più di quando scendeva in campo (ed era un signor attaccante), un personaggio che non esce mai dalle righe, che commenta con sobrietà ed intelligenza ogni episodio e partita, non riescono ad adattarsi a questo modo di fare, è più forte di loro.
Ho sentito personalmente tifosi della fiorentina lamentare che "se non ci fosse la Juve quest'anno si vincerebbe lo scudetto!" dopo 3 vittorie di seguito, salvo poi voler vendere tutti e criticare ogni giocatore a metà gennaio, quando le cose non andavano troppo bene.
Cari piccoli e tristi viola, la strada è lunga, certi risultati positivi sono sbiaditi ricordi ormai. Le vostre lezioni di calcio finiscono 0-0 in casa. Quelle degli altri hanno esiti ben più corposi.
The Smashing Pumpkins - Disarm
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