mercoledì 25 dicembre 2013

The One, the last, my ev'rything

1 - L'insostenibile leggerezza dell'essere (Milan Kundera)

Siamo arrivati in vetta, ora sapete quali sono le prime 20 posizioni. 
Chi mi conosce sa quanto sono legato a questo libro, quante volte l'ho letto, quanti significati ci ho trovato, ogni volta diversi.

Non sono affatto un patito di Kundera, ho letto qualcos'altro, ma non mi pare affatto dello stesso livello di quest'opera qui, un capolavoro assoluto. 
A questo punto sapete della mia passione sconfinata per i titoli complessi e ovviamente questo la rispecchia in pieno. Non è un caso che i miei libri preferiti, i miei autori preferiti (Eggers e soprattutto DFW) si rispecchino anche nei titoli delle loro opere, per niente banali.
Einmal ist Keinmal
Senza entrare nel dettaglio della trama, il succo del libro e del suo titolo si riassumono in questo proverbio tedesco, secondo cui "ciò che è accaduto una volta è come se non fosse mai accaduto". Da questo Kundera prende spunto per la sua riflessione sulla vita, su quanto essa sia leggera ed inconsistente, nonostante gli uomini si affannino continuamente a cercarne un significato. 
Queste riflessioni contornano una storia basata nella Praga del 1968, facendo del romanzo, oltre che una storia ricca di spunti "filosofici" anche un'opera storica e sentimentale allo stesso tempo, centrata com'è sui rapporti amorosi dei quattro personaggi principali.

L'ho trovato geniale e, cosa che mi accade raramente, ho avuto la spinta a rileggerlo un paio di volte, trovandoci spunti e dettagli che non avevo riconosciuto le volte precedenti. Non importa quante volte lo leggete, conta la condizione vostra nel momento in cui decidete di intraprendere la lettura.

In Italia ha avuto un grande periodo di popolarità legato alla complessità del titolo, riutilizzato in trasmissioni TV e canzoni a metà degli anni 80. E' curioso come, anche dopo la caduta del comunismo, siano passati ben 17 anni prima che il libro venisse pubblicato in Repubblica Ceca.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. [...]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L'uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno "schizzo" è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
U2 - Even better than the real thing 

martedì 24 dicembre 2013

Très Formidable

2 - L'opera struggente di un formidabile genio (Dave Eggers)

Confesso che, a suo tempo, lo comprai soltanto per il titolo, senza nemmeno provare a leggere la trama in quarta di copertina. Quel titolo lungo ed inconsueto mi aveva assolutamente ipnotizzato e decisi di comprarlo.

E' stata una delle scelte letterarie più azzeccate che abbia fatto. La storia è veramente struggente come suggerisce il titolo e racconta la vicissitudini autobiografiche dell'autore e del fratello in viaggio dopo la morte dei genitori. E' incredibilmente triste e toccante, ma allo stesso tempo avvincente ed entusiasmante.

E' stato finalista del premio Pulitzer quando è uscito e definito dal Time Magazine miglior libro dell'anno 2000.

Eggers aveva 22 anni quando la tragedia ha investito lui ed il fratellino e lui, per tutta risposta, ha deciso di vendere la casa e trasferirsi da Chicago in California, per cercare un futuro diverso, per fuggire dalla tragedia. I suoi libri sono tra i rari casi che uniscono pubblico e critica, nonostante affronti argomenti non semplici e di facile impatto, cominciando con questo, passando attraverso il dramma dei ragazzi in fuga dal Sudan, la presa di coscienza della morte ed altri temi "scomodi" che ne hanno fatto un punto di riferimento della letteratura americana di questo secolo. 
Ha fondato una rivista letteraria (McSweeney's) ed una scuola di scrittura no-profit, convinto come è che la scrittura debba uscire dagli ambienti snob ed incontrare la gente, per far si che una letteratura di qualità diventi anche una letteratura di grande successo di pubblico. 
Purtroppo poi ci si scontra con la bassa qualità...
Vorrei salvare e conservare tutto, ma allo stesso tempo vorrei anche che tutto sparisse, incapace come sono di decidere se è più romantica la conservazione o il decadimento.

30 seconds to Mars - Closer to the edge

lunedì 23 dicembre 2013

D. F. W.

3 - Una cosa divertente che non farò mai più (David Foster Wallace)

Probabilmente questo è il post che avrò più difficoltà a scrivere e allo stesso tempo quello per cui le parole scorreranno con più facilità, senza bisogno di programmare, andando a ruota libera.

DFW è il responsabile, unico, della scelta di non inserire nella classifica più di un libro per autore. Il motivo è molto semplice, avrei dovuto mettere almeno 5-6 libri di Foster Wallace nei primi 20, tutti in posizioni di assoluto rilievo. 

E' il mio scrittore preferito, senza la benché minima ombra di dubbio. Non c'è un solo motivo, ce ne sono centinaia, per cui dovreste leggere DFW. E' dissacrante, incredibilmente divertente, pungente, intelligente, sa essere vario e competente, la sua scrittura è di un livello tale che molti dei libri in questa classifica scompaiono al suo cospetto. E' capace di alternare tecnicismo e imprecisione, mescolati dentro periodi lunghissimi in cui vi sentirete trasportati come da una barca nel mare. La sua è una di quelle scritture che, quando ti ci abbandoni perdi completamente il senso del dove e del quando, trovandoti ad alzare la testa come se fossi stato catapultato in un'altra dimensione per un tempo imprecisato, come se nel libro ci fosse un portale che ti ha inghiottito per un po'.

E' stato un genio assoluto della letteratura e probabilmente ne capiremo la portata in maniera definitiva soltanto tra qualche anno. 

A questo punto capisco benissimo che la prima domanda che sorge è: dopo tutta questa sviolinata, perchè non è al primo posto per distacco, ma addirittura al terzo? 
Ero tentato di spostarlo ancora più in alto, ma la mia preparazione su DFW non è ancora completa, mi manca da leggere il suo capolavoro assoluto "Infinite Jest" e altre opere di assoluto livello che, con ogni probabilità avrebbero definitivamente spostato l'ago della bilancia a suo favore. Ma non sto premiando l'autore, sto mettendo in fila un libro per ogni autore e, con questo criterio, se hai scritto un solo libro eccezionale, ti trovi più in alto di chi ne ha scritti magari 20, di un livello appena appena inferiore. Ma ancora non è finita qui.

Il libro che ho scelto per la classifica risponde ad un semplicissimo criterio: è quello che mi ha permesso di entrare nel mondo di DFW, il primo che ho letto. E' un saggio commissionatogli da una rivista: il suo punto di vista sulle crociere. Come in ogni altro suo libro (romanzo o saggio, non importa) non si sofferma mai su un solo aspetto, ma allarga la riflessione a tutto campo rendendo anche un saggio, grazie alla sua tagliente ironia, un'opera gustosa da leggere.

I premi ed i riconoscimenti che DFW ha ottenuto nella sua purtroppo breve carriere sono innumerevoli: oggi non chiudo con una citazione, ne avrei troppe, chiudo con le parole di un collega su di lui, che rendono bene l'idea di chi abbiamo davanti. 
Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo. Arrivato alla parola numero 70 o 100 o 140 di una frase sprofondata dentro un paragrafo lungo tre pagine e intriso di umorismo macabro o di autocoscienza favolosamente reticolata, sentivi l'odore di ozono esalare dalla precisione scoppiettante del costrutto che lui impartiva alle frasi, dal destreggiarsi fluido e calibratissimo tra dieci livelli di dizione: alta, bassa, media, tecnica, avanguardistica, secchiona, filosofica, gergale, farsesca, esortativa, teppistica, sdolcinata o lirica. Quelle frasi e quelle pagine, quando riusciva a crearle, erano una dimora sincera, sicura e felice quanto ogni altra avuta in quasi tutti i venti della nostra conoscenza. (J. Franzen)
Pearl Jam - Last Kiss 


domenica 22 dicembre 2013

Il meraviglioso mondo di Amelie

4 - Stupore e tremori (Amelie Nothomb)

La Nothomb è una scrittrice di fama mondiale, Ha ricevuto ogni tipo di premio per i suoi libri, ma in Italia, non si sa perché, è una scrittrice di nicchia. Negli anni mi sono trovato a consigliarne la lettura a molte persone (anche accaniti lettori) e nessuno, NESSUNO, sapeva di chi stessi parlando. 

La sua produzione è fatta di un libro l'anno, con regolarità e precisione certosina, non di più, non di meno.
Per i lettori accaniti come me da un lato è un vero peccato perchè i suoi libri sono brevi e concentrati al punto che in un paio di giorni sono già finiti. Ma non si tratta di una scrittura semplice, tutt'altro.

Alcune delle sue opere, come "Metafisica dei Tubi" sono intrise di spunti filosofici e voli pindarici verso una realtà parallela in cui solo lei riesce a trasportarti, motivo per cui riesco a capire benissimo come non sia così semplice terminare di scrivere, con una ricercatezza linguistica ed un'attenzione maniacale al dettaglio così spinte in avanti.

Ogni romanzo, pur spaziando da un tema all'altro, lascia respirare l'Amelie Nothombo scrittrice e, prima ancora persona: figlia di un diplomatico belga, è cresciuta in Giappone, subendo enormemente l'influenza del paese del Sol Levante. Si è poi trasferita in Cina, ma parla del suo addio al Giappone come di uno "sradicamento".

Ho scelto stupore e tremori proprio per questo motivo: per sua stessa ammissione si tratta di un romanzo autobiografico, che narra il suo periodo di lavoro alla Yumimoto, multinazionale giapponese. Il realismo e, al tempo stesso, il sarcasmo di cui è pervaso il libro, sono incredibili. La trama si traduce in una aspra critica al modo di lavorare giapponese, che elimina ogni individualità volto com'è a salvaguardare ogni "formalismo gerarchico", cui tuttavia è impossibile sottrarsi col licenziamento, pena la perdita di onore, in Giappone più sacra della vita stessa.
Fu proprio questa esperienza lavorativa che convinse la Nothomb a cominciare a scrivere e regalarci alcune perle assolute di ironia, critica e letteratura. 
Un'autrice che non mi stancherò mai di consigliare, anche ai lettori più pigri, per l'assoluto livello qualitativo delle sue opere.

Bluvertigo - Fuori dal tempo

sabato 21 dicembre 2013

Waiting for Chuck

5 - Survivor (Chuck Palahniuk)

Ho scelto Survivor, ma poteva benissimo essere Invisible Monsters. Poteva essere anche Soffocare, probabilmente non sarebbe mai stato Fight Club, una scelta ottima senza alcun dubbio, ma troppo scontata.

Palahniuk si fa conoscere al mondo (negli USA era già molto noto) al momento dell'uscita del film con Ed Norton e Brad Pitt, tratto da uno dei suoi primi 4 romanzi, in serie, uno dietro l'altro, uno più bello dell'altro.
Sarcasmo, critica ai cardini della società americana, la capacità di concentrare l'attenzione su aspetti diversi in ogni libro senza perdere di credibilità e personalità.

Una scrittura al tempo stesso fluida ma efficace, trame affatto banali e finali di quelli che lasciano il segno. Nel caso di Survivor poi, l'espediente delle pagine al contrario, legato al succo della storia. Non si tratta di un gioco fine a sé stesso, inserito nel libro solo per attirare un lettore incuriosito. La trovata è davvero efficace e calzante ai fini della lettura e ti consente di immedesimarti sempre più in un inesorabile conto alla rovescia verso la fine. 

I temi affrontati dallo scrittore di origini armene sono molteplici, personalmente credo sia un vero peccato constatare come, dopo i primi 4 le sue storie abbiano perso almeno una parte di quella che è stata la sua originalità e forza narrativa. La sua enorme produzione mi ha fatto ricordare quanto successo tanti anni fa con Stephen King, del quale si cominciò a vociferare che si facesse scrivere i libri, visto anche il non trascurabile calo della qualità degli stessi. Spero non sia davvero così, forse sono solo malelingue, rimane il fatto che in quegli anni in cui è stato capace di scrivere Survivor, Invisible Monsters, Fight Club e Soffocare, l'ho adorato come nessun altro scrittore, divorando ogni pagina che riuscisse a scrivere, ma quello che mi piaceva di più è che insieme ad una feroce critica, ti lasciava aperti spiragli in cui si insinuasse il dubbio, il barlume di una speranza in cui rifugiarsi per sfuggire a tutti.

Stiamo aspettando il tuo ritorno, Chuck.
Chiama una ragazza e mi domanda, "fa molto male morire?". Be', tesoro, le dico, sì, fa male, ma fa molto più male continuare a vivere.
The Doors - Riders on the storm 

venerdì 20 dicembre 2013

1264

6 - Shantaram (Gregory David Roberts)

Non è mai semplice parlare di un libro di 1200 pagine e oltre. Non si tratta della lunghezza che scoraggia, a volte è anche un semplice fatto fisico che ti fa recedere dal proposito di leggere quel libro che ti pareva tanto interessante nelle descrizioni e nei racconti degli amici. Pensi a come sarà complicato leggerlo, mentre sei a letto la sera (tanto la maggior parte del tempo che dedichiamo alla lettura è lì, tra la cena ed il letto...).

Nel mio caso, nonostante le ripetute spinte di conoscenti, ha funzionato una cosa che faccio quasi sempre in libreria, ma in maniera molto distratta. Ho aperto il libro, sono andato alla prima pagina ed ho cominciato a leggere.
Una ventina di righe più in basso avevo già l'assoluta certezza che non avrei posato quel libro fino a che non lo avessi finito (metaforicamente, s'intende). Non c'è bisogno neppure di voltare una sola pagina, tanto è magnetica la storia di G.D. Roberts.

Gli avvenimenti narrati nel libro prendono spunto dalla vera vita dell'autore, che poi ha romanzato il racconto per renderlo più "editoriale". Dentro ci trovi di tutto, avventura, introspezione, riferimenti storici e socio-culturali, oltre ad un approfondito zoom sulla realtà degli slum indiani. Delle 1200 pagine che compongono l'opera ce ne saranno si e no un centinaio che al limite potevano essere ridotte, per il resto quando arrivi alla fine sei quasi deluso del fatto che vorresti la storia continuasse, senza sosta.

Personalmente è stato responsabile di diverse notti quasi in bianco, ma so che ha fatto lo stesso effetto a molti altri. Aleggiano storie diverse sui diritti del libro acquisiti (da Johnny Depp) per realizzare un film, secondo alcune fonti che ho trovato pare che sia addirittura stato già realizzato, ma non so molto altro.

Parlarvi della storia mi sembrerebbe come farvi un dispetto, è giusto che ve la godiate senza alcun riferimento o anticipazione, se non una splendida citazione:
E’ pericoloso perché è molto difficile resistere a chi ti ascolta.
Essere ascoltati è la seconda cosa migliore al mondo.
Led Zeppelin - Kashmir

giovedì 19 dicembre 2013

Karamazov

7 - I fratelli Karamazov (Fedor Dostoevskij)

Quel che alla mente pare una vergogna, per il cuore non è che bellezza.
Non è affatto facile decidere di avventurarsi in un libro di Dostoevskij. In uno qualunque. Come primo aspetto molte delle sue opere hanno dimensioni che scoraggiano lettori occasionali o non fortemente motivati. Sono poi romanzi complessi, in cui l'approfondimento sull'animo umano e sui suoi dubbi e conflitti interiori hanno certamente la meglio sulla trama, anche se ogni aspetto è profondamente studiato (ed infatti si tratta di un'opera che doveva essere parte di un ciclo rimasto incompiuto). 
Dostoevskij è poi un autore che si fa leggere nelle scuole e non è semplice tornare ai grandi classici.

Ho inserito I fratelli Karamazov in classifica ma potevano benissimo starci Delitto e Castigo, Memorie dal sottosuolo, I demoni o L'idiota. La cura con cui il romanzo è composto a me ricordano Joyce: non certo per la scrittura o per i temi trattati, quanto per il livello assoluto di letteratura cui uno si trova ad assistere.

Nei primi capitoli l'autore delinea un quadro dei (numerosi) personaggi che compariranno nel libro e solo dopo comincia a delineare la storia, che ruota attorno ad un parricidio, con i rapporti familiari che ne conseguono e lo scontro infinito tra ragione, fede e libero arbitrio che si pongono in un contesto di povertà ed espedienti, nella Russia di fine '800, fino a lasciare un barlume di speranza nel finale. Il protagonista, come spesso accade, non è mai uno soltanto, ma sono molti personaggi.

Il modo in cui affronta certi temi dell'animo umano, così complessi e adatti più a trattati filosofici che a romanzi di narrativa hanno fatto si che venisse etichettato anche come filosofo, nonostante sia riuscito (già in vita) e riesca tuttora a farsi apprezzare e leggere da qualunque lettore abbia il coraggio di accostarsi ai suoi libri.
Il teatro degli Orrori - A sangue freddo