mercoledì 24 dicembre 2014

Mai più Senza

Doppio post, che l'altro giorno uno l'ho saltato...
Riflettevo su un tema di fondamentale importanza nell'economia culinaria nazionale, quali sono i tre primi cui non rinuncereste mai e poi mai, per nulla al mondo?
Quali sono quei piatti cui pensate insistentemente durante un lungo viaggio all'estero, che vi mancano disperatamente, che vedete passare davanti agli occhi nei momenti di fame assoluta?

Si dovesse parlare di primi, non avrei il minimo dubbio:
1. Amatriciana;
2. Cacio e Pepe;
3. Gricia (lo so, è una rivisitazione della prima se vogliamo...).

Si parlasse di secondi piatti:
1. Pizza;
2. Bistecca alla fiorentina;
3. Trippa.

Se invece dovessi pensare ai dolci, che adoro, li metterei in fila così:
1. Millefoglie con crema chantilly;
2. Gelato, tutti i gusti;
3. Sfogliatelle napoletane.

In generale credo non potrei vivere senza Amatriciana, Pizza e Bistecca, ma in questo rivendico del tutto il mio essere clamorosamente italiano, per non dire democristiano: Roma, Napoli e Firenze...più di così si muore.

Domani parto e se penso che starò 12 gg (mica una vita, 12 miserrimi giorni....) senza mangiare nulla di tutto ciò mi prende un velo di tristezza. Un velo è...poi penso a El Nido e passa tutto!

Stasera un film con cui sono cresciuto, dal motivo infestante e dalla trama geniale. Con degli attori che han fatto la storia del cinema.

La Stangata
https://www.youtube.com/watch?v=aq6LcqhMOq4

Master Mind

Domani è Natale.
Finalmente.
In qualche post di qualche giorno fa ho serenamente ammesso di amare questa festa, contrariamente a quello che io stesso pensavo.
Le condizioni al contorno però sono veramente difficili da buttare giù.
I soliti discorsi finto-buonisti di cui molti si riempiono la bocca.
Il caos lavorativo per la serie "il mondo finisce il 24 dicembre all'ora di pranzo", che ti porta a fare corse disumane, con conseguenti errori incontrollati ed incontrollabili.
Le code ovunque, a piedi, in centro, per le strade a qualunque ora del giorno e della notte. Persino al bar a fare colazione (quando raramente ci vado) trovi gente in terza fila a ordinare il caffè.

Da domani finisce tutto, comincia un limbo che dura fino al 6 gennaio, con il passaggio dell'angoscia di capodanno (la seconda domanda più odiata da tutti: cosa fai per capodanno?) quando poi si ricomincia con la solita routine.
Per fortuna vado via, parto domani sera per posti caldi e (si spera) soleggiati. Mi porto dietro un 2014 che non è stato affatto male tutto sommato, perchè è l'ora di finirla di dire sempre che l'anno ha fatto schifo, che è andato male, che non c'è nulla da salvare. 
In questo pessimismo cosmico non c'è niente di chic. Almeno non più, dopo averlo visto riproporre per decenni.
Allora grazie 2014, buon Natale a tutti e speriamo che vada sempre meglio. 
Ma ricordiamoci che perché vada meglio, in primis, c'è da rimboccarsi le maniche e faticare.

Ieri sera ho visto "L'amore bugiardo" (titolo bello, ma infelice perchè lascia intendere un film leggero alla Ozpetek, quando si tratta di tutt'altro...) e l'ampiezza dei meandri della mente mi ha ricordato un altro film che vi posto oggi. Abbastanza dimenticato, ma a me a suo tempo piacque non poco.

The Cell

martedì 23 dicembre 2014

Only your hat remains on

So che ieri non ho scritto ma sono giornate difficili, soprattutto lavorativamente parlando.
Scrivo due righe solo per ricordare un grandissimo personaggio che se n'è andato. Un personaggio che non era affatto pubblicizzato e considerato per il suo valore nel mondo della musica, anche storico.
Joe Cocker.

Confesso di averlo conosciuto tardi e nel modo più banale e popolare possibili, ovvero con quel pezzo di bravura musicale che accompagnò lo spogliarello di una giovane e bellissima Kim Basinger in "9 settimane e 1/2". Da allora però, incuriosito da questo personaggio e dalla sua mimica assai particolare, ho cercato di informarmi meglio, di ascoltare di più ed ho scoperto un mostro di bravura.
Uno che ha vissuto da protagonista quell'evento straordinario che è stato Woodstock.
Uno su cui la vista aveva lasciato dei segni indelebili, fisici e morali.
Uno a cui, almeno musicalmente, molti dovrebbero essere grati. 
Addio Joe, unchain our hearts.

Oggi posto un video che mi riporta direttamente a questo periodo, due anni fa. Quando stavo per visitare esattamente quei luoghi, con occhi incantati come quelli che loro hanno quando arrivano sull'isola, quando vedono quella stessa spiaggia. Credo che il film sia fin troppo sottovalutato, se vi va, guardatevelo.

The Beach


domenica 21 dicembre 2014

Volume Up/Down

Spesso penso sia soltanto questione di volume.
Ci sono situazioni in cui è richiesto, direi quasi dovuto, alzare il volume, un po' come quando lo stereo passa una canzone che ti piace e alzi indefinitamente, per goderti l'ascolto il più possibile. In queste situazioni tenere il volume basso potrebbe significare perdere dei pezzi, non godersi appieno una esperienza. Potrebbe voler dire che non si riesce a mantenere la schiena dritta, quando è l'unica cosa che si deve fare.

Ci sono invece altri momenti in cui è bene tenerlo basso questo benedetto volume, perché alzarlo non servirebbe a niente, perchè è il modo migliore per porsi e per rispondere. Il volume basso.

Date un po' voi il significato che volete a queste poche parole, ma credo che la differenza tra fare qualcosa (in più) di giusto o non farne affatto sia tutta in questa scelta: quando e come decidiamo di ruotare la "manopola" del volume a dx (alzare) oppure a sx (abbassare). Un gesto semplice, come lo sono tutti quelli che ognuno di noi compie ogni giorno, a volte inconsapevolmente, ma che determinano molte conseguenze.
Di come ci sentiamo e di come veniamo percepiti dagli altri.


Oggi metto l'inizio di un bellissimo film di Woody Allen, uno di quelli in cui lui recita e la sua gestualità, i suoi movimenti, la sua mimica facciale sono tra le cose che rendono il film degno di essere visto.

Io e Annie

sabato 20 dicembre 2014

Keep on movin'

Tanto per cambiare mi aspetta un w-e di quelli in cui hai più cose da fare che durante la settimana. 
Come al solito a rimetterci saranno le ore di sonno, destinate a ridursi drasticamente nella prossima notte, ma va bene così, mi riposerò quando sarò morto, l'ho sempre detto.

Del resto di tempo per riposare, per stare senza far nulla, volendo se ne trova sempre, basta fare una scelta, eliminare qualcosa qua, tagliare qualcosa là, rinunciare a questo, dire di no a quello. E poi ci si mette sul letto (sul divano? in poltrona?) e si sta lì a vegetare, godendo di un meritato riposo.
Peccato che, lo penso davvero, questo riposo sia veramente sovrastimato da tutti. 
La maggior parte delle persone che conosco non fa lavori fisicamente probanti, eppure professa una profonda stanchezza la sera, o arrivati al venerdì sera.
Vi credo, non ho elementi per controbattere e per non credere, ma siamo sicuri che non si tratti di stanchezza mentale e non fisica?
Siamo sicuri che spengere il cervello dormendo o guardando la TV (funziona, è innegabile) sia la sola soluzione? Personalmente sono abituato a distinguere la stanchezza fisica da quella mentale. Se una giornata di lavoro mi affatica la testa, credo non ci sia nulla di meglio per spengere il cervello e ricaricare le pile che una bella sudata. Sia essa fatta facendo sport, faticando per qualcosa che vi piace o facendo qualcosa d'altro (....).
Ognuno ha il suo modo di gestire e affrontare la stanchezza, talmente personale che non è standardizzabile, ma ho sempre pensato che stare fermi sia un atteggiamento sbagliato in qualunque situazione della vita, questo non è uno di quelli che fa eccezione. 
Se mai ne dovesse esistere uno.

Ora però vi lascio, che ho da fare. ;-)

Ops...devo mettere un film. Un film di una ironia deliziosa e irrefrenabile. Con battute e sketch talmente memorabili da farvi venire voglia di riproporli nella vita reale. Un film che però è anche capace di toccarvi il cuore quando meno ve lo aspettate. 

Quattro matrimoni e un funerale

venerdì 19 dicembre 2014

Ne mancano 7

Tra 7 gg me ne vado. Per poco certo, ma stacco. 
Eppure oggi mi sembra manchino millenni al 26 dicembre e a quel volo che mi farà atterrare in un paese da costume e infradito.

La gente sotto natale non è più buona. Sembra.
La gente sotto natale sclera e basta. 
Guida in maniera sconclusionate (più di sempre), affolla le strade a qualunque ora del giorno e della notte (ma io dico...ma non lavorate?) e, nonostante la crisi, spende e spande (con juicio certo, ma spendono eccome). 
L'economia deve girare, quindi va bene così, ma per un povero disgraziato come me che domani dovrebbe comprare un libro che pensate, andare in centro potrebbe essere l'ultima cosa che faccio?

Nel frattempo vi lascio con un altro film molto interessante, un film che (ma forse è una mia impressione) è celebre più per la maschera che per il contenuto ed il messaggio che lancia. Ed è un peccato, perchè nel marasma di film leggeri, americanate, spazzatura, un film che ha qualcosa da dire dovrebbe ottenere più risalto, soprattutto quando, come in questo caso, riesce a dirlo senza risultare noioso.

V per vendetta

You talkin' to me?

A volte le cose fuori contesto sono quelle che sembrano più adatte a certe situazioni.

A volte essere totalmente fuori luogo è l'unico modo per non uniformarsi, per non confondersi nel branco.
Essere un po' naif, un po' ribelli, anticonformisti e, soprattutto, un po' fuori di testa è l'antidoto alla conformazione, è la risposta di chi, poco o tanto che sia, vuole distinguersi.
Non importa il campo in cui lo si fa. La misura in cui questo avviene.
Non importa nemmeno spaccare il mondo, ognuno lancia un segnale, e visto quello che ci sta intorno, che questo segnale sia appena percettibile o sia forte e chiaro, sta a noi coglierlo. Se ci interessa.

Ieri non ho potuto scrivere per via del lavoro ma ora recupero, più tardi mi rimetterò in pari anche con la giornata di oggi...trovare film che mi abbiano veramente toccato diventa ogni volta una sfida affascinante e al tempo stesso poi mi si presenta davanti una scelta difficile.

Oggi, a proposito di "picchiatelli" ho un film che non poteva non essere inserito. L'interpretazione è travolgente. La sua carriera parla da sola, Robert De Niro.

Taxi Driver