Dubito che dagli altopiani messicani, dalle giungle umide del Guatemala e dalle isole soleggiate del Belize riuscirò ad aggiornare il blog, quindi questo sarà probabilmente l'ultimo post di qui e 20 gg.
Vi lascio un sacco di cose.
Vi lascio il caldo asfissiante della nostra Prato, subissata di lavori stradali...
Vi lascio il mare e le code della Versilia, con le sue masse di meduse che infestano le acque...
Vi lascio i cinesi, anche per il cocomero a ferragosto...
Vi lascio le folle a Parco Prato e ai Gigli, ora meno copiose perchè c'è Maisons du Monde...
Vi lascio, con un po' nostalgia, le pasticcerie pratesi, che non hanno paragone nel mondo intero...
Vi lascio i muratori che alle 8 di mattina si sono già tracannati mezzo litro di vino...
Vi lascio le ronde di militari in centro...
Vi lascio gli aperitivi da Pino e le birre al Tondo, mentre un gruppo imprecisato strimpella qualche nota...
Vi lascio i bagni alla Borriana e in tutte le piscine del circondario, in mancanza d'altro...
Vi lascio i pic-nic all'aperto, sperando che la calura consenta di abusarne...
Vi lascio le mucche della Retaia e quei prati verdi da cui si domina tutta la piana...
Vi lascio Candy Crush Saga, anche se a quello, quando beccherò un wi-fi, mi sa che due partitelle...
Vi lascio il calciomercato e radio sportiva, anche se in streaming...
Vi lascio intense e sfiancanti (?!) sedute in palestra a cercare di curare un fisico che tanto non sente ragioni...
Vi lascio F24, MAV e Raccomandate A/R e questi ve li lascio parecchio di gusto...
Vi lascio anche i Vodka Martini, mi sa che per 22 giorni andrò a Tequila e birra chiara...
Vi lascio le camicie, i pantaloni lunghi e i matrimoni a raffica...
Vi lascio il martellante suono dei clacson, che credo vi lascerà a sua volta, visto il deserto di agosto per le strade...
Vi lascio le feste in costume, dopo essermi cimentato con Spongebob per il 2013 credo di aver già dato...
Vi lascio le code alle poste e agli uffici comunali: quelle ci son sempre, anche d'agosto, perchè mezzi son chiusi e per trovare qualcuno è un terno al lotto...
Vi lascio il Tonsoni, coi suoi bagni e le sue cucine, che ci accolgono benevolmente a Prato Ovest ogni volta che percorriamo la A11...
Vi lascio le splendide "aree sgambature cani" segno del progresso di una civiltà più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma per piacere via...
Vi lascio un bicchiere di vino con un panino, ma ho idea che me ne pentirò dopo pochi giorni di burritos, enchiladas e aragoste in riva al mare cristallino dei caraibi...
Vi lascio le feste a sorpresa agli amici, col gusto di vedere la felicità negli occhi e nel cuore...
Vi lascio la caccia al tesoro in Capannina, cui purtroppo non ho mai partecipato, ma ci sarà un prima volta anche lì...
Vi lascio la preparazione (mentale of course...) della STRONGMAN RUN di Settembre, roba che vale la pena tornare dalle ferie anche solo per quella!
Vi lascio la MIA e NOSTRA Prato, anche se non vedo l'ora di partire ogni volta, tornare non è mai un trauma, in questa città per cui non mi stancherò mai di rivendicare il senso di appartenenza...
Vi lascio le Toghe Sudate ed il gruppo trekking più folle che c'è, che per adesso va in vacanza, ma è pronto a tornare a Settembre gagliardo come non mai!
Ma icchè vi lascio....TRA 20 GIORNI SON QUI DA CAPO....TENGO TUTTO PER ME!!!
Buone vacanze a tutti...anche a chi le fa solo con la testa!!!
Allora io vorrei sapere se è il caldo che dà alla testa alla gente o se son proprio briachi fissi anche a dicembre...
Tra quelli che guidano che sembrano cinesi, quelli che al supermercato ti superano col carrello per arrivare prima alla cassa, magari dandoti anche una sportellata, quelli infine che in palestra la doccia non se la fanno anche se gocciolano di sudore (ma a casa che avete tutti la jacuzzi?O siete troppo superiori per mescolarvi?)...non si ripara! Allora sai icchè? Si riparte, con le cose che ci gustano e quelle che la fanno prendere male, malissimo!
Pollice su:
- la birra rossa ghiacciata: oh, se poi la vi piace bionda, scura o bianca va bene lo stesso, ma con questa temperatura, anche se decidi di stare in casa, nel momento in cui ti arriva un messaggio: "Birretta stasera?" già sai che dire di no non è una opzione. Esci. E la birra diventano inevitabilmente LE BIRRE. Così una onesta serata casalinga si trasforma in una tragedia per la mattina seguente a lavoro. Ma a noi piace così;
- il temporale estivo, ma non quello che dura 3' netti e poi fa ribollire tutto. Quello bello potente che dura almeno una mezzoretta, che quando è finito senti che c'è una bella arietta fresca e sai che la notte dormirai senza problemi. Insomma quello che ora vedo dalla finestra qui...
- le ciminiere di Prato, ormai in disuso e rivalutate come "monumenti" storici, tributo all'operosità pratese...contribuiscono a formare uno skyline particolare, uno skyline pratese di cui dobbiamo andare orgogliosi;
- il Corinto Miliotti: perchè chi non lo ha mai vissuto non può capire...è roba che vorresti giocarlo ogni settimana...
Pollice verso:
- l'aria truce dei gommoni in palestra: io questa la devo capire, non si capisce se insieme alle bombe prendono anche dei farmaci che fanno venire le paresi al volto. Tutti quelli grossi che frequentano le palestre (a pensarci bene tutti quelli grossi, punto) hanno il volto cupo, paiono incazzati col mondo ed in particolar modo con voi che gli state davanti. Ma ridete porca puttana che a incazzarsi si è sempre in tempo!
- i poveri, schiavizzati e sottopagati dipendenti dei call center delle compagnie telefoniche, di enel energia e similari. Che, poverini, lo so che devono lavorare e son esseri umani come te, ma quando chiamano 800 volte al giorno, negli orari più improbabili, parlando in accenti che vanno dal Kazako di montagna al Crotonese stretto, a quel punto potresti impalarli con le tue mani, sottoporli alle torture più cruente. Io sono in realtà passato alla fase zen, come dico pronto e mi partono con il solito discorsino gli riattacco SERENAMENTE in faccia.
Andare a vedere i Depeche Mode a Milano. Suonano a S. Siro.
Una cosa che 8 mesi fa sembrava tanto normale da comprare i biglietti di corsa, per giunta nel prato.
Poi la data del concerto si avvicina, decidi, insieme ai compagni, di andare e tornare con un servizio di autobus appositamente creato per l'evento (alla modica cifra di 60 €, ladri patentati). Peccato che l'autobus parta la mattina alle 10 da Firenze per arrivare 1 ora prima dell'apertura dei cancelli...
Sul pullman spareresti al 50 % dei presenti, ma cerchi di controllarti, dopotutto ti aspetta una giornata a Milano ed un bel concerto. Fatta la coda in A1 di rito, finalmente arriviamo a Milano. Nemmeno il tempo di scendere e siamo già alla fermata della metro a respirare aria buona pronti per il primo "evento" della giornata, "La collezione Netter - Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti", a Palazzo Reale. La mostra è bella, il nugolo di studentesse australiane 22enni che ci circonda probabilmente è anche meglio e rende assai difficile apprezzare un quadro con un ritratto o una natura morta (ma anche un nudo) quando accanto hai una giovane vestale che addosso ha al massimo 3 euro di tessuto. L'impresa è ai limiti del titanico ma ci riusciamo, grazie alla audioguida con contributi di Corrado Augias, che raffredderebbe la temperatura anche ad un mandrillo in calore ed all'aiuto delle caramelle Ricola che sponsorizzano l'evento...
Sullo stesso piano espone Gianni Berengo Gardin, fotografo straordinario dal repertorio quanto mai vario (il vero motivo per cui sono voluto venire in centro prima del concerto). Troviamo il tempo per fare un po' di foto idiote nei saloni vuoti del Palazzo e finalmente entriamo alla mostra: non c'è praticamente nessuno, la sorvegliante è talmente contenta che ci farebbe anche rubare una fotografia se le promettiamo che rimaniamo un po' di più...
E' un peccato che sia poco pubblicizzata perché sfruttando la vicinanza di Modigliani si potrebbero accendere i riflettori su un artista-fotografo le cui foto sembrano parlarti, non sono mai banali e riescono a centrare sempre il concetto, che si parli di lavoro, comunità Rom, baci etc etc. Andate a vederla, ne vale la pena.
Terminata la parte culturale e fatti due passi tra il Duomo (in cui entriamo...) e San Babila uno potrebbe anche tornare verso lo stadio.
Potrebbe.
Ci incontriamo con un'amica di Franco, a Milano per un'esame all'accademia di Brera, e mia cugina, l'avv. Mazzetti (!). Parte il primo Campari in corso Venezia. Acqua. La cosa migliore da fare è andare a vedere i Fenicotteri, scattare due foto col tipo "Non sono comunista" e incontrare Costantino della Gherardesca.
Si perchè in centro a Milano c'è una villa con un giardino in cui passeggiano liberamente una decina di fenicotteri rosa. Bellissimi quanto stronzi. Si spulciano stando su una gamba, mi chiedo come la selezione naturale abbia lasciato indenni questi buffi animali, a maggior ragione non capisco come possano vivere a Milano, in mezzo alla neve invernale....evidentemente hanno la pelle dura...
Secondo aperitivo: la terrazza sul Duomo è riservata per un evento privato, ci accontentiamo di un tavolino vista piazza in cui ci servono 3 spritz troppo annacquati e 4 crostini di cui abbiamo una tale pietà che li lasciamo sul tavolo una vita prima di assaggiarli. La quantità di modelle russe, brasiliane, ucraine che ci sfilano accanto è imbarazzante. Milano ha degli effetti collaterali a cui non ci si abitua mai.
Alle 20,00 gonfi di stanchezza ed alcol, decidiamo che forse è l'ora di tornare a San Siro. Un giro in metro e siamo dentro lo stadio. In effetti eravamo partiti per vedere i Depeche Mode, forse sarà il caso di entrare.
Siamo fortunati, Dave Gahan e Co. escono alle 21.10 e cominciano a suonare in un San Siro gremito come già per gli U2. Seguono quasi 2 ore e mezzo di concerto tiratissime, senza nemmeno 5' di pausa.
Fanno qualcosa di nuovo, ma soprattutto suonano tutti i loro vecchi successi che ognuno di noi aspettava: Walking in my shoes, Personal Jesus, Enjoy the Silence, Precious...ed il boato quando arriva Just can't get enough...
Bellissimo, sul palco straordinari e generosi (sospetto che Gahan sia stato concepito sul palco da quanto si muove naturalmente) e senza fronzoli inutili (ho molto apprezzato l'assenza di inutili urli "Milanoooooo", "Italiaaaaa"...del resto mica sono i Negramaro questi....). Tanta roba, se potete andate a vederli a Roma, valgono tutti i soldi spesi. Che per inciso sono stati un botto....
Piccola chiosa finale per i partecipanti al concerto. Posso sorvolare sulla Cougar inguardabile che crede di avere appeal su Dave Gahan (lo ha visto nel backstage in accappatoio...la prossima volta succede un casino...si, aspetta altro che te!), sorvolo sul 50enne infoiato con corona, mantello e adesivi DM ovunque, ma sul gruppetto di bauscia milanès di fronte (che paiono invero 100 % naples) e sul gruppetto sfasciati non posso e non voglio sorvolare.
Bauscia milanès: sono in 4, una donna con più plastica addosso di una imballaggio delle Lamette Gillette. Tacco 10 (minimo) che, si sa, per assistere ad un concerto nel prato è indicatissimo. Abbigliamento da corteggiatrice di uomini e donne e trucco in linea col personaggio. Espressione per la serie "Sono porca ed è un vanto!". Gli uomini però, se possibile, sono ancora meglio: c'è il finto Brignano, camicia con colletto 3 bottoni, bretelle e stan smith ai piedi. Balla come fosse al Tocqueville e anche se non conosce una canzone si atteggia ad esperto mondiale; poi c'è lo skipper, panta corto, polo d'ordinanza e occhiale da sole che non toglie nemmeno a mezzanotte. Deve avere una paresi in faccia perchè ha un sorriso ebete che non gli va via nemmeno quando gli rovesciano la birra addosso. L'ultimo, ma il più grande di tutti, è il capobanda: sneaker alta moda ai piedi, pantalone a sigaretta rosso fuoco, camicia a maniche corte (aborro) talmente slim fit che respirare diventa un'impresa (ovviamente quasi tutta sbottonata), si girà più volte verso gli spalti alzando le braccia e annuendo come se fossero tutti lì per lui, mica per i Depeche Mode. Ma il top lo raggiunge quando in perfetto milanese esclama, in un momento di euforia: "San Siro 2013, ANCHE NOI QUI!". Monsieur de La Palisse, Chapeau.
Il gruppo sfasciati è molto più mainstream a dire il vero: sono talmente fuori che non si accorgono di chi hanno intorno. Quello messo peggio importuna la Pinina e la Mandy ripetutamente e nonostante loro lo prendano a male parole (e sappiamo che ne sono ampiamente capaci) non demorde. L'amico la prima volta viene a riprenderlo, ma visto che non ci riesce prova anche lui a spalmarsi su una delle suddette. Ovviamente senza successo. Per scritto non rende molto, ma la scena di cui si rende protagonista quando mi chiede permesso smascellando per andare a provarci è stata epica. Barcollando riescono a finire il concerto, ma le ultime 10 canzoni le poteva cantare anche Gigi D'Alessio per loro, era secondario.
Questo post è di quelli che ti urgono e che hai voglia di scrivere proprio. Vorresti avere materiale per scriverne sempre, per cui perdonatemi se, magari, sarà un filo troppo lungo, ma vi assicuro che ne sarà valsa la pena (almeno spero!).
Oggi scrivo dell'ultimo weekend di trekking trascorso, con la notturna Portafranca - Abetone. Chiamarla Odissea non sarebbe irrispettoso nei confronti di Ulisse.
Il manipolo togato si riduce a 5 aficionados (Io, Franco, il geom., Barton e la Baroncia) che, radunati alla stazione, partono alla volta di PRACCHIA. Arriviamo a Pracchia che non sono nemmeno le 15 di sabato: incrociamo subito altri 4-5 escursionisti e qui avremmo dovuto capire il weekend che ci aspettava. Anziché raggiungere il rifugio da cui sarebbe partita la notturna a piedi stanno attendendo la navetta che li trasporti comodamente... Facciamo per scambiare due parole di cortesia come si usa tra persone che si accingono a fare la stessa cosa e a passare del tempo forzatamente insieme. Quando chiediamo della navetta rispondono piccate che "c'è posto solo per 6 persone in tutto!". TRANQUILLA SIGNORA NON LE RUBIAMO IL POSTO. Ovviamente ignorano dove sia il sentiero per andare a piedi. Attendiamo la navetta per chiedere a quello che guida, del CAI PT, dove si attacca il sentiero: la risposta sconcertante è "Ah io non lo so!".
Nel dubbio tra incazzarsi e prenderla sul ridere decidiamo di "visitare" Pracchia per cercare un bar aperto e fare uno spritz prima di partire: niente, tutto deserto! Troviamo solo uno pseudo bar della misericordia con il banconiere che ci guarda come dementi quando parliamo di spritz. Va bene, ci faccia 5 campari con vino bianco. Per non passare male prendiamo anche una bottiglia di vino e paghiamo. Nel frattempo abbiamo chiesto indicazioni a 4-5 persone per sapere che strada dovevamo fare: ognuna ce ne ha dette una diversa...
Troviamo da soli il sentieri e qui la faccio breve: 3h e 40' di salite massacranti allietate dal rumore della pioggia (che non ci bagna, le abetaie sono talmente fitte che non passa niente!). Menomale il tipo del CAI di Pt all'iscrizione ci aveva detto che era una "passeggiata" da poco...sulle 2 ore di cammino.
Arriviamo al rifugio consci di dover lottare per un posto, visto che al momento dell'iscrizione ci era stato + volte ribadito che il posto dentro per cenare era esaurito e che avremmo dovuto consumare il nostro pasto fuori. Ma che diamine, fa un freddo boia, piove e abbiamo camminato quasi 4 ore (solo noi, gli altri tutti riposati...), se la parola RIFUGIO ha un significato, ci faranno entrare!
E infatti ci fanno entrare, ma forse era meglio se restavamo fuori: modi a dir poco scortesi, continue sbuffate perché "eravamo sempre in mezzo", non solo noi. Ci credo, la stanza sarà 10 mq e siamo in 15, mi devo spalmare sul muro? Dopo sbuffi e battutine in ripetizione parte la bambola e litighiamo col gestore volontario che, come fosse proprietario di tutto, si intenderebbe anche di buttarci fuori. Si, hai voglia, come no.
Io schifato esco e trovo il modo di discutere con quella che sarebbe stata la nostra guida per la nottata: a suo dire noi non saremmo escursionisti. NOI. Invece il manipolo di minorati che cena in silenzio con gli occhi nel piatto (parevano alla mensa dei poveri) e che impiegano 10 ore per percorrere poco più di 20 km sono escursionisti. Se questi sono gli escursionisti nel pistoiese sono lieto di non esserlo. Trascorriamo tutto il dopocena nel "sempre aperto" del rifugio (la stanza con accesso dall'esterno che rimane appunto sempre aperta pronta ad accogliere chi ne ha bisogno per ripararsi). Conosciamo dei ragazzi bolognesi ed altre persone con cui facciamo amicizia e anche loro ci raccontano che sono usciti perché avevano discusso col gestore prima del nostro arrivo: hanno acceso il fuoco nel piccolo camino che c'è e, complice l'alcol e le cazzate passiamo il tempo che ci separa dalla partenza con loro. Più che un sempre aperto sembra un posto per le messe nere, ma al momento ci basta e avanza. Nel frattempo gli altri partecipanti sono a letto a riposare.
Arriva finalmente l'ora della partenza, le 00.30, ci prepariamo e usciamo. Fa un freddo che non è umanamente comprensibile, ma confidiamo nel fatto che camminare ci riscalderà. Dopo poche centinaia di metri arriviamo sul crinale e ci sferza un vento gelido che rende la temperatura percepita ancora più rigida. In più, come ogni notturna, devi camminare guardando dove metti i piedi per evitare di cadere, soprattutto visto e considerato che siamo su un crinale e se finisci di sotto non ti trova più nessuno.
Camminiamo per ore in queste condizioni, il freddo, se possibile peggiora. Arrivo ad avere addosso maglia tecnica a manica lunga, pile, piumino smanicato e k-way insieme a paracollo e guanti (i pantaloni corti sono un must...) e continuo ad avere un freddo bestia.
Ovviamente l'andatura ci mette del suo: andiamo pianissimo in modo tale che, anche volendo non riesci a scaldarti col movimento e in più ogni 3x2 vedono bene di fermarsi. Vi assicuro che stare fermi al freddo col vento che tira da tutte le parti non è una sensazione piacevole, soprattutto alle 4 del mattino.
Finalmente albeggia e noi, stupidamente, pensiamo che con la luce si sarebbe aumentata l'andatura. Poveri illusi. Se possibile si va ancora più piano (sai, c'è gente stanca......ma che è un pellegrinaggio???). Buttiamo giù anche questa e stiamo nel gruppo fino all'ultima salita, l'ascensione al "Libro Aperto", 1967 metri. La genialata è fare una sosta nel punto più scomodo di tutti alla base della salita, per mangiare. In diversi cominciano a sbuffare, fermarsi per mangiare prima della salita è roba da mandare tutti in culo e tirare diritto da soli. Ripartiamo velocemente sulla spinta di un po' di camminatori stufi, facciamo la salita (bellissima, lunga e parecchio tosta) e, appena scesi......SOSTA! Di nuovo!
Non ci facciamo prendere dallo sconforto, mangiamo e ci mettiamo a prendere il sole, sono le 7.15 di mattina e abbiamo circa 15 km nelle gambe più di tutti gli altri per la camminata pomeridiana. Dopo 45' circa alleluja, si riparte: i segnali indicano 1h all'abetone, è tutta discesa. In cuor nostro esultiamo, è finita anche questa...nemmeno il tempo di partire, dopo 3 minuti sono 50 metri indietro. Ci guardiamo in faccia e decidiamo che ci siamo rotti le balle di questa andatura da RSA, soprattutto adesso che il sentiero è uno e non è pericoloso.
Partiamo del nostro passo (nulla di clamoroso...) e alle 09.00 siamo in piazza all'Abetone. Il gruppo arriva alle 09.55, roba da Guinness dei primati!
Il capocomitiva ha anche il coraggio di dirci che "il prossimo anno potete farla da soli" con tono polemico...la presenza di carabinieri e guardie private di sicurezza impedisce alla situazione di peggiorare ulteriormente.
Ma non finisce qui: l'autobus per tornare alla stazione di Pt parte alle 10.25. Saliamo ordinatamente e prendiamo posto. A San Marcello Pistoiese, complice la contemporanea Pistoia Abetone, sull'autobus non entra più nemmeno uno spillo e la situazione diventa insostenibile. 2 ore e 20' per fare il tragitto Abetone - Stazione di Pistoia. Tempo reso migliore dalla presenza di personaggi che hanno allietato il "viaggio".
Come non parlare di CODA, splendido esempio di tamarro italiano che sale con moglie e figlio, coda lunga sulla schiena ma sulla testa otto capelli di numero, in bocca 4 denti (a essere generosi) e tatuaggi fatti in galera (brutti così non li puoi aver fatti in altro posto...); poi c'è MC, il maestro di cerimonia, marcatissimo accento del sud (si capisce a malapena quando parla) fa lo splendido con tutti, sale sull'autobus e dopo 8 secondi di numero già sta organizzando la rivolta contro la calca; il passo successivo è quello di far girare la voce di un secondo autobus vuoto dietro il nostro in modo da far scendere la gente e stare più larghi. Non ci crede nessuno.
Riusciamo ad arrivare alla stazione di Pt ma sappiamo che non è finita: il primo treno per prato passa 40' dopo e quindi vai con l'attesa...poi finalmente il treno arriva, salutiamo affettuosamente CODA che viene fino a Prato con noi (non avevo dubbi) e andiamo a casa.
Credo che avrò sonno per i prossimi 6 anni.
Credo che non vorrò mai più vedere il CAI di Pistoia nemmeno da lontano.
Credo che col trekking ci si possa rivedere a settembre.
A volte anche un lunedì mattina può avere il sapore di un venerdì. Non dipende dalle ferie, dal tempo libero o da qualcosa di particolare che devi fare. Semplicemente, il fine settimana è stato talmente devastante che la routine del lunedì è ossigeno puro.
Dopo aver dormito QUASI 1 ORA E 30' di ritorno da un sobrio addio al celibato (l'ennesimo, che vi sposate tutti nel 2013???) ti alzi in condizioni imbarazzanti, pronto (si fa per dire) per andare a camminare a Marzabotto, nei pressi di Bologna. Una trasferta di 1 ora, dopo una nottata in bianco o quasi, per andare a rendere omaggio all'uomo con l'orchite più importante mai incontrato. Ne valeva la pena.
Insomma la pallosa cronistoria del w-e la possiamo fermare qui, quello che mi scappava di scrivere era altro. "Spippoli" tra instagram e facebook e noti che tutti sembrano fare le stesse cose:
- ieri, domenica 23 giugno 2013, L'UNIVERSO INTERO era a vedere Jovanotti allo stadio a Firenze. Ora, a me il cortonese lì non dispiace nemmeno, anzi, ma molto probabilmente non andrò mai a vedere un suo concerto. Ma ognuno ha i propri gusti ci mancherebbe altro. Solo che sono 2 giorni che non sento parlare d'altro, nemmeno suonassero i Beatles al Franchi e io fossi l'unico a non essere presente. Scommetto che siete tutti IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG vero?
- non bastasse il concerto del Jova, da 3 giorni, complice il caldo infernale, spopolano le foto in soggettiva con le gambe (e soprattutto i piedi) in primo piano e gli sfondi più svariati. Ormai tutti sanno a menadito la "mappa di tutti i Vs. nei" (per citare quello di cui sopra), o almeno di quelli sulle gambe. Evidentemente non riesco ad entrare nel meccanismo di queste foto alle cosce, ma ho solo una pregunta al popolo femminile, continuate a farle, magari con un grandangolo che insomma, anche se la foto non è un granchè, almeno il soggetto magari merita!
Tanto per dire: domani suona Roberto Angelini ad Officina Giovani, nell'ambito di RethinkPrato, un musicista troppo spesso identificato con "GattoMatto" che in realtà non ci incastra nulla col suo repertorio. Se non sapete cosa fare, vi assicuro che non ci sarà la folla di Jovanotti!
Anche oggi 40 falsi ciechi smascherati dalla guardia di finanza.
Ma io dico, quanta gente c'è che vive alle spalle del prossimo e non ha nemmeno un briciolo di dignità per vergognarsi. E i dottori che hanno ratificato questo status di cecità totale, ma che devono continuare a esercitare dell'altro o si fa posto a gente nuova, volenterosa e soprattutto onesta?
Poi vo su facebook, o su qualunque altro social network e mi scontro con l'annosa questione della grammatica: ora, degli errori grammaticali è già stato detto e ridetto, dei congiuntivi che ormai esistono solo nei libri di testo è inutile persino parlare (è prassi comune cannarli, lo fanno persino stimati ed affermati giornalisti, gente che con le parole ci lavora e che almeno dello strumento di lavoro, la lingua italiana, dovrebbe avere una padronanza assoluta), ma oggi mi soffermo su un altro aspetto che spesso passa in secondo piano: LA PUNTEGGIATURA.
Ma che è mai possibile che la gente, quando va bene, prenda e spari punti, virgole, puntoevirgola (tutto attaccato si!) etc etc... a caso nei periodi? Paiono campi di battaglia. Quando va bene.
Perchè altre volte tra abbreviazioni, acronimi (che sono belli, ma non abusiamone), K sparate nel mezzo e testi scritti come i messaggini non si capisce nulla di nulla. I punti non esistono, le virgole usate solo per fare l'occhiolino nelle emoticon: anche io giocavo abbondantemente a battaglia navale a scuola, ma, PER DIO, un minimo di decenza! Invece si rivendica con orgoglio anche l'ignoranza qui, invece di tenere alla dignità. Vo a sudare, che con sto caldo incazzarsi non porta a nulla.
Oggi voglio parlare di qualcosa che non mi va giù per nulla. Credo sia una peculiarità maschile.
Vai a fare la spesa al supermercato, il 90% delle volte hai i minuti contati e devi fare lo slalom tra le nonnine col carrellino personale che lasciano in mezzo ad ogni corsia (stile "Io, Padrona Assoluta dell'Esselunga"), tra gli indo-pakistani dubbiosi (che riescono a formare folti capannelli di connazionali anche di fronte al reparto frigo/sezione latte fresco), tra i cinesi che si scaccolano avidamente mentre scelgono quale tipo di acqua portare via a pancali (spesso è la Monteverde naturale, la meno cara, se l'avete assaggiata ha lo stesso gusto della Varichina...), mentre riesci a evitare tutta questa simpatica clientela buttando la roba nel carrello da distanze siderali per fare più veloce (tanto poi il grosso del tempo lo passi in coda alla cassa dove la noia ti spinge a comprare le CARAMELLE MONK, il KINDER MERENDERO e l'ULTIMISSIMO NUMERO DI D+ TV...roba da pena capitale), organizzando la tua SINGLE-SPESA in maniera ottimale (compri + o - sempre la stessa roba...potresti farla a occhi chiusi!), facendoci rientrare anche il banco affettati (lotta senza quartiere alle vaschette) ed il carico di acqua (che rende indispensabile il carrello e la macchina nei paraggi...), finalmente giungi alla cassa.
La cassa.
Ecco qui avviene qualcosa di magico e incredibile: la gente in coda si guarda intorno che nemmeno un berretto verde nel mezzo della giungla vietnamita era così guardingo. Sguardo acuto e antenne dritte volte a percepire il minimo movimento dell'uomo/donna in spolverina blu, seguito dalle agognate parole:
CASSA ## APERTA!!!!!.
Dopo queste parole si scatena l'inferno, roba che 300 (il film) è un collegio di suore carmelitane al confronto. Carrelli che fanno a sportellate, vecchiette che litigano con badanti, pakistani che si staccano da altri pakistani, cinesi che sembrano capire l'italiano quando li offendi. Raramente trovi la buonanima che ti fa passare perchè hai pochi oggetti, ma è una goccia nel mare. Un evento più unico che raro, il resto è guerra pura, al punto che quando qualcuno si fa fregare il posto sotto il naso lo vedi che, "inavvertitamente", colpisce quello/a davanti col carrello...."OPS" esclamano....
Poi metti gli acquisti sul nastro, paghi ed arriva il momento in assoluto più brutto di tutta la mia spesa: quello in cui riponi negli shopper i prodotti. Non mi soffermo su quanto facciano schifo gli shopper ecologici di adesso (si sa, sono ecocompatibili, bisogna parlarne bene....ma vaff....), il problema credo sia tutto mio (ma sarei lieto di condividerlo): NEL TEMPO IN CUI RIESCO AD APRIRE UNO SHOPPER il cassiere ha già passato tutta la spesa e attende il bancomat o i contanti e gli altri ti guardano come a dire: "CRETINO MANCO UN SACCHETTO SAI APRIRE!". Ebbene no, non lo so aprire.
Io non lo so se dipende dal non avere le unghie come Florence Griffith Joyner, se è una tara genetica, se
esiste una tecnica particolare che evidentemente ignoro, fatto sta che ci metto una vita a fare una cosa che gli altri fanno al volo. Alla prossima chiedo alla cassiera di darmi lo shopper aperto.