Questo post è di quelli che ti urgono e che hai voglia di scrivere proprio. Vorresti avere materiale per scriverne sempre, per cui perdonatemi se, magari, sarà un filo troppo lungo, ma vi assicuro che ne sarà valsa la pena (almeno spero!).
Oggi scrivo dell'ultimo weekend di trekking trascorso, con la notturna Portafranca - Abetone. Chiamarla Odissea non sarebbe irrispettoso nei confronti di Ulisse.
Il manipolo togato si riduce a 5 aficionados (Io, Franco, il geom., Barton e la Baroncia) che, radunati alla stazione, partono alla volta di PRACCHIA. Arriviamo a Pracchia che non sono nemmeno le 15 di sabato: incrociamo subito altri 4-5 escursionisti e qui avremmo dovuto capire il weekend che ci aspettava. Anziché raggiungere il rifugio da cui sarebbe partita la notturna a piedi stanno attendendo la navetta che li trasporti comodamente... Facciamo per scambiare due parole di cortesia come si usa tra persone che si accingono a fare la stessa cosa e a passare del tempo forzatamente insieme. Quando chiediamo della navetta rispondono piccate che "c'è posto solo per 6 persone in tutto!". TRANQUILLA SIGNORA NON LE RUBIAMO IL POSTO. Ovviamente ignorano dove sia il sentiero per andare a piedi. Attendiamo la navetta per chiedere a quello che guida, del CAI PT, dove si attacca il sentiero: la risposta sconcertante è "Ah io non lo so!".
Nel dubbio tra incazzarsi e prenderla sul ridere decidiamo di "visitare" Pracchia per cercare un bar aperto e fare uno spritz prima di partire: niente, tutto deserto! Troviamo solo uno pseudo bar della misericordia con il banconiere che ci guarda come dementi quando parliamo di spritz. Va bene, ci faccia 5 campari con vino bianco. Per non passare male prendiamo anche una bottiglia di vino e paghiamo. Nel frattempo abbiamo chiesto indicazioni a 4-5 persone per sapere che strada dovevamo fare: ognuna ce ne ha dette una diversa...
Troviamo da soli il sentieri e qui la faccio breve: 3h e 40' di salite massacranti allietate dal rumore della pioggia (che non ci bagna, le abetaie sono talmente fitte che non passa niente!). Menomale il tipo del CAI di Pt all'iscrizione ci aveva detto che era una "passeggiata" da poco...sulle 2 ore di cammino.
Arriviamo al rifugio consci di dover lottare per un posto, visto che al momento dell'iscrizione ci era stato + volte ribadito che il posto dentro per cenare era esaurito e che avremmo dovuto consumare il nostro pasto fuori. Ma che diamine, fa un freddo boia, piove e abbiamo camminato quasi 4 ore (solo noi, gli altri tutti riposati...), se la parola RIFUGIO ha un significato, ci faranno entrare!
E infatti ci fanno entrare, ma forse era meglio se restavamo fuori: modi a dir poco scortesi, continue sbuffate perché "eravamo sempre in mezzo", non solo noi. Ci credo, la stanza sarà 10 mq e siamo in 15, mi devo spalmare sul muro? Dopo sbuffi e battutine in ripetizione parte la bambola e litighiamo col gestore volontario che, come fosse proprietario di tutto, si intenderebbe anche di buttarci fuori. Si, hai voglia, come no.
Io schifato esco e trovo il modo di discutere con quella che sarebbe stata la nostra guida per la nottata: a suo dire noi non saremmo escursionisti. NOI. Invece il manipolo di minorati che cena in silenzio con gli occhi nel piatto (parevano alla mensa dei poveri) e che impiegano 10 ore per percorrere poco più di 20 km sono escursionisti. Se questi sono gli escursionisti nel pistoiese sono lieto di non esserlo. Trascorriamo tutto il dopocena nel "sempre aperto" del rifugio (la stanza con accesso dall'esterno che rimane appunto sempre aperta pronta ad accogliere chi ne ha bisogno per ripararsi). Conosciamo dei ragazzi bolognesi ed altre persone con cui facciamo amicizia e anche loro ci raccontano che sono usciti perché avevano discusso col gestore prima del nostro arrivo: hanno acceso il fuoco nel piccolo camino che c'è e, complice l'alcol e le cazzate passiamo il tempo che ci separa dalla partenza con loro. Più che un sempre aperto sembra un posto per le messe nere, ma al momento ci basta e avanza. Nel frattempo gli altri partecipanti sono a letto a riposare.
Arriva finalmente l'ora della partenza, le 00.30, ci prepariamo e usciamo. Fa un freddo che non è umanamente comprensibile, ma confidiamo nel fatto che camminare ci riscalderà. Dopo poche centinaia di metri arriviamo sul crinale e ci sferza un vento gelido che rende la temperatura percepita ancora più rigida. In più, come ogni notturna, devi camminare guardando dove metti i piedi per evitare di cadere, soprattutto visto e considerato che siamo su un crinale e se finisci di sotto non ti trova più nessuno.
Camminiamo per ore in queste condizioni, il freddo, se possibile peggiora. Arrivo ad avere addosso maglia tecnica a manica lunga, pile, piumino smanicato e k-way insieme a paracollo e guanti (i pantaloni corti sono un must...) e continuo ad avere un freddo bestia.
Ovviamente l'andatura ci mette del suo: andiamo pianissimo in modo tale che, anche volendo non riesci a scaldarti col movimento e in più ogni 3x2 vedono bene di fermarsi. Vi assicuro che stare fermi al freddo col vento che tira da tutte le parti non è una sensazione piacevole, soprattutto alle 4 del mattino.
Finalmente albeggia e noi, stupidamente, pensiamo che con la luce si sarebbe aumentata l'andatura. Poveri illusi. Se possibile si va ancora più piano (sai, c'è gente stanca......ma che è un pellegrinaggio???). Buttiamo giù anche questa e stiamo nel gruppo fino all'ultima salita, l'ascensione al "Libro Aperto", 1967 metri. La genialata è fare una sosta nel punto più scomodo di tutti alla base della salita, per mangiare. In diversi cominciano a sbuffare, fermarsi per mangiare prima della salita è roba da mandare tutti in culo e tirare diritto da soli. Ripartiamo velocemente sulla spinta di un po' di camminatori stufi, facciamo la salita (bellissima, lunga e parecchio tosta) e, appena scesi......SOSTA! Di nuovo!
Non ci facciamo prendere dallo sconforto, mangiamo e ci mettiamo a prendere il sole, sono le 7.15 di mattina e abbiamo circa 15 km nelle gambe più di tutti gli altri per la camminata pomeridiana. Dopo 45' circa alleluja, si riparte: i segnali indicano 1h all'abetone, è tutta discesa. In cuor nostro esultiamo, è finita anche questa...nemmeno il tempo di partire, dopo 3 minuti sono 50 metri indietro. Ci guardiamo in faccia e decidiamo che ci siamo rotti le balle di questa andatura da RSA, soprattutto adesso che il sentiero è uno e non è pericoloso.
Partiamo del nostro passo (nulla di clamoroso...) e alle 09.00 siamo in piazza all'Abetone. Il gruppo arriva alle 09.55, roba da Guinness dei primati!
Il capocomitiva ha anche il coraggio di dirci che "il prossimo anno potete farla da soli" con tono polemico...la presenza di carabinieri e guardie private di sicurezza impedisce alla situazione di peggiorare ulteriormente.
Ma non finisce qui: l'autobus per tornare alla stazione di Pt parte alle 10.25. Saliamo ordinatamente e prendiamo posto. A San Marcello Pistoiese, complice la contemporanea Pistoia Abetone, sull'autobus non entra più nemmeno uno spillo e la situazione diventa insostenibile. 2 ore e 20' per fare il tragitto Abetone - Stazione di Pistoia. Tempo reso migliore dalla presenza di personaggi che hanno allietato il "viaggio".
Come non parlare di CODA, splendido esempio di tamarro italiano che sale con moglie e figlio, coda lunga sulla schiena ma sulla testa otto capelli di numero, in bocca 4 denti (a essere generosi) e tatuaggi fatti in galera (brutti così non li puoi aver fatti in altro posto...); poi c'è MC, il maestro di cerimonia, marcatissimo accento del sud (si capisce a malapena quando parla) fa lo splendido con tutti, sale sull'autobus e dopo 8 secondi di numero già sta organizzando la rivolta contro la calca; il passo successivo è quello di far girare la voce di un secondo autobus vuoto dietro il nostro in modo da far scendere la gente e stare più larghi. Non ci crede nessuno.
Riusciamo ad arrivare alla stazione di Pt ma sappiamo che non è finita: il primo treno per prato passa 40' dopo e quindi vai con l'attesa...poi finalmente il treno arriva, salutiamo affettuosamente CODA che viene fino a Prato con noi (non avevo dubbi) e andiamo a casa.
Credo che avrò sonno per i prossimi 6 anni.
Credo che non vorrò mai più vedere il CAI di Pistoia nemmeno da lontano.
Credo che col trekking ci si possa rivedere a settembre.
Marilyn Manson - Sweet dreams (are made of this)
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