venerdì 7 febbraio 2014

When the music's over

6 - The Doors - The Doors

Mi stavo facendo violenza mettendo un best of in questa posizione. Poi, ripercorrendo la lista degli album mi sono soffermato sul primo (del 1967) capendo che era giusto che ci finisse lui in classifica, viste le tracce che ci sono.

In una onesta valutazione di quello che questo gruppo ha rappresentato (e rappresenta ad oggi) per l'industria musicale si dovrebbe esulare dalla figura carismatica e controversa di Jim Morrison, che, complice anche la morte prematura, viene ancora adesso idolatrato e la sua tomba al cimitero del Père-Lachaise a Parigi è oggetto di veri e propri pellegrinaggi (soprattutto di italiani beceri).

Si dovrebbe.

L'uso del condizionale è obbligatorio perchè credo sia davvero complesso dire qualcosa dei Doors, della loro musica, dell'impatto che hanno avuto, senza soffermarsi sulla loro figura centrale, sul Re Lucertola, colui che ha incarnato in tutto e per tutto quello che erano i Doors.



Sono riusciti a fondere insieme blues, jazz e psichedelia (a vagoni!) con quello stile musicale particolare che anche chi non è appassionato li riconosce al primo ascolto. Sono riusciti a costruire una carriera senza avere un bassista (fu Manzarek a occuparsi delle parti basse con un piano bass che suonava contemporaneamente alla tastiera) dando alla luce capolavori assoluti.
Il numero di brani dei Doors passati alla storia e che tutti ricordano è davvero ampio. Ciò nonostante, come dicevo, la figura di Morrison ha prima fatto da enorme traino per il gruppo, salvo, in certi casi, metterlo un po' in secondo piano poi. Quello che dovrebbe essere chiaro è che le due cose non sono scindibili, non sarebbe esistito un Morrison musicista al di fuori dei Doors, e allo stesso tempo i Doors non sono la creatura di Morrison, ma una vera pietra miliare della storia musicale.

Huxley, Sofocle, Rimbaud, Nietzsche sono solo alcune delle influenze che trapelano dai loro testi, a volte complessi, a volte spudoratamente semplici. In un periodo in cui gli USA ed il mondo erano invasi dalla cultura hippy all'insegna del "Peace & Love" loro hanno aggredito gli ascoltatori e quelli che intervenivano ai concerti parlando di Sesso, Droga, Rivoluzione e Morte. Ed hanno avuto ragione nonostante tutto quello che avevano intorno.

Poggio: per forza, devo metterci Light my fire, The End e Break on through, famose, con pieno merito.

Buca: praticamente non ho ricordi di I looked at you e non mi pare nulla di fantascientifico la cover Back Door man.

The Doors - Light my fire

giovedì 6 febbraio 2014

Drowning Man

7 - Jeff Buckley - Grace

Nonostante non sia un album "da grande pubblico" ha riscosso un buon successo, forse anche a causa della prematura morte dell'artista, oltretutto avvenuta in circostanze tutt'ora poco chiare, con un annegamento nel Mississipi.

Ricordo che non conoscevo bene Jeff Buckley, ne avevo distrattamente sentito parlare in quel periodo in cui, lavorando in una radio pratese, cercavo musica nuova e diversa da passare durante le mie ore di programmazione settimanale. Avevo più o meno carta bianca sui contenuti e potevo permettermi di attraversare ogni genere o epoca musicale, come piace a me.
Un "collega" estrasse dalla collezione di cd della radio questo capolavoro e mi disse di ascoltarlo attentamente che non me ne sarei pentito.

Aveva ragione.

Un disco che risulta anche difficile da commentare e valutare tanto è diverso da tutto quello che aveva intorno in quel periodo, ma anche da quello che viene dopo. Un disco che DEVE piacerti anche se ascolti musica completamente diversa, perchè il modo con cui Jeff Buckley distorce le canzoni utilizzando la sua voce, capace di essere sommessa per poi arrivare a picchi insospettabili, conferendo ad alcuni brani addirittura una dimensione spirituale e mistica. 
All'interno si trova Hallelujah, un pezzo scritto in origine da Leonard Cohen e già cantato da molti altri, ma elevatosi al ruolo di simbolo solo dopo l'interpretazione di Buckley.
La molla di tutto il lavoro è il rapporto controverso di Buckley con la compagna, l'attrice Rebecca Moore, cui ha dedicato numerosi brani presenti nel disco ed anche altri che poi ne sono rimasti fuori. 



Per le influenze che ha avuto su chi lo ha seguito e per la forza della voce è sicuramente uno tra i dischi più importanti degli ultimi 30 anni e chissà cosa ci avrebbe ancora regalato JB se il Mississipi non se lo fosse portato via. Dobbiamo purtroppo accontentarci di questo lavoro e capire che, se qualcosa dopo di esso ci ha intrigato in tanti altri artisti, un pizzico di influenza dipende anche da questo. 

Se c'è una cosa che fa capire quanto un artista abbia veramente un posto di diritto nella storia della musica, credo che questo sia il parere dei suoi colleghi, che in proposito si sono espressi in maniera inequivocabile. Robert Plant, Bob Dylan, Damien Rice, sono solo alcuni che hanno speso parole entusiastiche per la sua opera, fino a questa, emblematica, frase di Bono:

« Jeff Buckley era una goccia pura in un oceano di rumore»

Poggio: Last goodbye, struggente ed incalzante e Hallelujah, per l'interpretazione straordinaria.

Buca: So real, per gusto strettamente personale.

Jeff Buckley - Last goodbye

mercoledì 5 febbraio 2014

Fino a qui tutto bene

8 - Roberto Angelini - La vista concessa

Questa ottava posizione mi sta molto a cuore. Avrei anche voluto spostare questo album più in alto, ma ho dovuto compilare la classifica con onestà e quindi è finita qui.
Roberto Angelini lo conoscono in pochi e quei pochi che se lo ricordano magari avranno in mente un suo vecchio successo, Gattomatto, programmato in radio a tal punto da farlo diventare insopportabile.
Ho portato un po' di gente ai suoi concerti e cercato di spiegare la sua musica a molti altri, cercando di far capire che Gattomatto non c'entra niente con la musica di Roberto Angelini. E' un divertissement e niente più.
Purtroppo, come spesso accade, un brano con poche pretese, ma facilmente orecchiabile finisce in classifica e viene canticchiato dai più, mentre album interi meritevoli di grande successo passano praticamente sotto silenzio.

La vista concessa è uscito all'inizio del 2009, in punta di piedi, preceduto dal primo singolo, Vulcano. E' stato l'ascolto di questo primo singolo che mi aveva già convinto. Io, che conoscevo e ascoltavo già Angelini, sono stato conquistato dai primi versi di Vulcano:

Tu mi vedi sorridente 
pensi che sia felice 
ma non hai capito niente 
tu mi guardi in superfice. 
Se potessi dare voce alla mia anima 
scapperesti lontano 
come si fugge rapidi alle prime grida 
di un vulcano. 

Al primo ascolto seppi che il disco mi sarebbe piaciuto. Il modo sapiente di suonare la chitarra e, in alcuni casi, di unire elettronica o di lasciare i brani uscire quasi acustici non tradirono le aspettative e ne è uscito un lavoro davvero straordinario. I brani degni di attenzione si sprecano (farò fatica a trovare sia il poggio che la buca...) e si capisce subito come Gattomatto sia solo uno sbiadito ricordo, mentre l'influenza di Nick Drake è devastante (l'album tributo al grande artista inglese è infatti di 4 anni prima).



Ho avuto il piacere di vedere dal vivo (e conoscere) Roberto Angelini e anche i suoi concerti, per ovvi motivi molto intimi, sono qualcosa di impagabile, sospesi a metà tra il regalo al suo fedele pubblico e la sperimentazione più assoluta. Le sue capacità di polistrumentista ne emergono in maniera esplicita e coinvolgente, rendendo ogni evento qualcosa di unico e diverso da tutti gli altri. Basti dire che aprì un concerto di Niccolò Fabi e alla fine del concerto la gente fuori comprava forse più il suo disco che non quello dell'amico/collega romano.

Angelini è molto appassionato di animazione in plastilina, tanto che per il video che posto di Fiorirari le ha realizzate lui stesso. 

Poggio: Vulcano ci finisce di diritto, Fiorirari e Benicio Del Toro, assurda quanto divertente!

Buca: Onestamente...mi piacciono tutte!

Roberto Angelini - Fiorirari

martedì 4 febbraio 2014

Buzzes like a fridge

9 - Radiohead - Ok computer

Siamo dentro ai 10, roba che ancora oggi ad ascoltarla, quando magari son passati anni, rischi un infarto fulminante.
Non sono mai stato e probabilmente non sono nemmeno oggi un fan sfegatato dei Radiohead e non li conosco nemmeno così bene.
Ma quando, nel 1997 (che anni...è uscita roba che adesso a ripensarci sarebbe da sclerare), uscì questo terzo album, non potevi fare a meno di ascoltarli. 

Quando è uscito Ok computer i Radiohead avevano già un buon successo di pubblico e critica e questo li aiutò a fare scelte commercialmente molto discutibili e che si ponevano in aperto contrasto con i modi dell'industria musicale. La prima scelta fu quella di Paranoid Android come primo singolo, della durata di 6'30", che venne di conseguenza trasmesso ben poco dalle radio. MTV riuscì comunque ad ampliare il successo del gruppo mettendo il brano in rotazione anche grazie alla forza del video. La bomba Radiohead era già deflagrata.
Proseguirono con Karma Police e poi con No surprises senza mai avere cali di popolarità o di valutazioni della critica. 



Oltre alla loro ricerca musicale, che non si è mai fermata (i dischi seguenti hanno inseguito suoni completamente nuovi, aprendo all'elettronica, alla classica etc etc, facendo loro anche perdere un buon numero di fan, visti i cambiamenti radicali) sono sempre stati eccezionali i testi che accompagnavano i brani, dedicati a temi assai scomodi e raramente affrontati nel mondo dell'industria musicale.
Il loro dissenso è culminato, nel 2007 con In rainbows, con la distribuzione delle tracce digitali col sistema "pay what you want" assolutamente mai provato prima.

Per la cronaca, il leader Thom Yorke ha dato alle stampe anche un disco solista di musica elettronica "The eraser" che non ho inserito in classifica solo perchè dovevo scegliere 20 posizioni...

Poggio: Paranoid android a mani basse, capolavoro assoluto. Ma una citazione la meritano anche Karma police e no surprises.

Buca: Fitter happier, ghost track di cui si faceva a meno...

Radiohead - Paranoid Android

lunedì 3 febbraio 2014

Black & White & Red

10 - The White Stripes - Elephant

Per quasi tutti loro sono quelli del "Po-po-po-po-po-pooooo" della vittoria italiana ai mondiali del 2006.
Per me quel CD è stato una rivelazione. Qualcosa di devastante che ho ascoltato a ripetizione molto prima che divenisse un successo mondiale. Lo ascoltavo in loop, senza curarmi di titoli o tracce che finivano. 



Un gruppo essenziale, Jack & Meg White, polistrumentisti e carismatici, che hanno per anni giocato sul loro enigmatico rapporto al di là della musica, suoni che riportavano all'essenzialità degli anni 70, con una commistione di rock, blues ed anche un po' di folk che nell'ultimo decennio nessuno aveva saputo riprodurre.
In tutto questo, una voce potente e riff indimenticabili sono riusciti a far scoppiare la whitestripesmania negli USA per un paio d'anni. 

« Non c'erano informazioni su di noi, ma c'era il bisogno di averne. L'unica cosa che i fottuti media non sopportano è non poter dissezionare qualcuno in modo che ogni minima parte della loro esistenza possa essere scritta come frase in un paragrafo. Quello che vogliono è -Jack White, 26 anni, ama le corse di cavalli e il soccer, è cresciuto al centro di Detroit e al momento è al top. Non sopporta il gelato al cioccolato-. Tutti vogliono lo scoop. No, non è quello che ti serve sapere, quello che devi sapere ha a che fare con la musica che creiamo. Potete parlare di quello che creiamo, quello che sono le canzoni, come le presentiamo nei live. Se stiamo facendo qualcosa di significativo, questo è ciò che vivrà per sempre, e perciò è l'unica cosa davvero importante. »

Ma nei loro lavori c'è stata tanta sostanza, prima ancora di riff convincenti, di trovate pubblicitarie o di video sapientemente studiati, attraverso il conflitto di colori bianco-rosso-nero, che li ha sempre affascinati.

Jack White rimane uno dei migliori chitarristi dell'ultima generazione rock e quello che colpisce definitivamente di questo lavoro è la semplicità e l'essenzialità dei singoli brani, da non confondere con la banalità. Proposte semplici ma azzeccate ed un rock senza fronzoli che ha catturato l'attenzione di pubblico ed esperti. 

Poggio: Seven nation army per forza, non solo per il successo che ha avuto. Ma direi anche The hardest button to button, che parla di bambini con una forza insospettabile... 

Buca: Dovendo scegliere un brano, I don't want to be the boy to warm your mother's earth.

The white stripes - Seven nation army

domenica 2 febbraio 2014

Era mancino, anche lui.

11 - David Bowie - The rise and fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars

Ho inserito quest'album come emblema della intera produzione musicale del duca bianco.
Non aver visto Bowie in concerto (visto che ora non ne fa più...) rimane una delle cose che mi dispiace di più non aver fatto, perchè, a differenza di molti altre pietre miliari della musica che per ragioni anagrafiche non avrei comunque potuto vedere, Bowie ha interrotto i suoi concerti dopo che avevo già cominciato a spendere stipendi per vedere gruppi e solisti...

Ho scelto questo lavoro perchè è un concept album in cui il duca ripercorre idealmente tutta quella che è la parabola di un artista, la sua ascesa (fulminea?) e la sua caduta, tanto più fragorosa quanto irrefrenabile è stata l'ascesa. Il tutto di fronte ad un mondo "sull'orlo dell'apocalisse" in cui l'unica speranza la si può riporre su di lui, Ziggy.



In quegli anni le figure di Ziggy Stardust e Bowie erano praticamente indistinte ed i giochi di capigliatura ed abbigliamento hanno contribuito non poco ad identificare l'artista col personaggio che ha creato, ma hanno molto aiutato anche la realizzazione commerciale del suo lavoro. In parte questa identificazione gli si è ritorta contro al punto che ha dovuto inscenare il ritiro di Ziggy durante un concerto a Londra nel 1973.
Anche in questo DB è stato un precursore, è riuscito a capire come e quanto valorizzare quello che faceva, in modo che avesse risonanza a livello mondiale.
Questo disco è stato il manifesto del glam rock, una frangia fatta molto più di atteggiamenti e abbigliamenti che non di contenuti, ma assolutamente significativa nella storia del rock in generale.
La grandezza di Bowie, in generale, è stata proprio lì, non si è mai identificato con un genere, con una corrente o un modo di fare musica: ogni disco non sapevi mai cosa aspettarsi, riusciva di volta in volta a reinventarsi con soluzioni diverse (per la verità non sempre convincenti, soprattutto negli ultimi anni). Ma la sua grandezza sta nella ricerca che non si ferma mai.

Poggio: Ziggy Stardust ovviamente, ma anche Starman, forse addirittura più nota al grande pubblico.

Buca: Soul Love, decisamente.
David Bowie - Ziggy Stardust

sabato 1 febbraio 2014

Just a little bit harder

12 - Janis Joplin - Pearl

Janis merita un discorso un po' diverso da tutti gli altri album/artisti presenti in questa classifica. 
In Janis Joplin non ti ci imbatti. 
Non la ascolti perchè i tuoi amici lo fanno, ammesso ce ne siano che la conoscano, non solo che la ascoltino. 
Non la ascolti perchè va di moda, perchè per la mia generazione non è mai andata di moda.
Non la ascolti nemmeno perchè è un passaggio generazionale che devi fare se sei appassionato di musica e vuoi capire quello che ti piace veramente.

Janis Joplin sta lì, ferma e quasi dimenticata, nonostante appartenga al famigerato "Club dei 27", nonostante sia il soul, nonostante sia stata inserita in ogni elenco dei più grandi performer di ogni epoca e degli artisti più importanti della storia della musica.
Non c'è stata riscoperta o momenti di fulgido successo per Janis (qui in Italia ovviamente), ma solo una passione costante che accomuna chi la conosce ed ascolta da tempo. 
Le sue performance sul palco le sono valse denunce, ma anche un nome nella storia, riusciva ad improvvisare e al tempo stesso ad essere una assoluta perfezionista. 
In quel breve lasso di tempo che è durata la sua vita è stata un simbolo per il movimento hippy e per le battaglie per i diritti civili, senza piegarsi mai, lei, da vera texana tutta d'un pezzo.



Quest'album era già pronto (fortunatamente) quando JJ venne trovata morta il 4 ottobre del 1971 e venne dato alle stampe circa 3 mesi dopo, raggiungendo subito il numero 1 in classifica dove rimase per circa 9 settimane.
Nel 2005 le è stato attribuito il Grammy Awards alla carriera.

Poggio: Me and Bobby McGee, Cry baby e Mercedes Benz sono perfette per capire cosa significa la musica di Janis Joplin. L'ultima, registrata a cappella è un regalo a chi ascolta.

Buca: in sole 10 canzoni c'è poco spazio per una buca, forse Trust me.

Janis Joplin - Cry baby