mercoledì 9 aprile 2014

Quelli che.

Quelli che mentre stai per infilarti in  uno splendido parcheggio libero, arrivano a tutta e ti fregano il posto.

Quelli che, quando ti fermi per fargli attraversare la strada, non contenti, ti inveiscono contro perchè SECONDO LORO, andavi troppo forte.

Quelli che hanno il prosciutto sugli occhi in ogni situazione. Tagliato a coltello.

Quelli che, in palestra, occupano tutta una panca fregandosene di chi, magari, si accontenterebbe di un piccolo spazio per cambiarsi. E invece devi fare tutto in piedi perchè i signorini hanno da stare comodi.

Quelli che vanno in vacanza sempre nello stesso posto: "sai lì ci sto bene, è tranquillo", oppure "è divertente, rumba tutte le sere!". Come se il mondo fosse grande quanto dalla cassa al camerino di un negozio e conoscessero ogni angolo come le loro tasche.

Quelli che, negli uffici al pubblico, SONO SEMPRE UN ATTIMO FUORI STANZA. Ma quanto dura l'attimo per gli statali?

Quelli che vanno in un posto, magari una volta sola, provano un bar, un locale, un ristorante e ti dicono: "Ti mando io nel miglior bar/locale/ristorante del luogo!". Manco fossero l'inviato della lonely planet.

Quelli che, a guardare le foto, paiono vivere solo saltando da una spiaggia a una festa. Se sia vero non lo so, ma ditemi come fate!

Quelli che dicono che la coca cola zero è uguale a quella normale. Fatevi controllare le papille gustative.

Quelli che ci ricoprono di informazioni sulla loro vita privata sentimentale. Su quanto è bravo/a il/la proprio/a Lui/Lei etc etc. Non ce ne frega nulla. Bene, bravi, godetevela, ma non ce ne frega nulla.

Quelli che una perla di saggezza non la negano a nessuno. Ovviamente di qualcun altro, presa e riportata (magari è pure di Fabio Volo). Come se io, da solo, non fossi in grado di cercarla se ne avessi voglia.

Quelli che vanno in India, o in Asia in genere, poi prenotano in alberghi a 5 stelle. O quelli che vanno in un villaggio in Messico e si fanno portare a Chichen Itza alle 12.30, con la fila kilometrica all'ingresso e un sole che ti annienta ovunque. 

Quelli che vanno a 30 km/h per strada, che immancabilmente trovi quando hai fretta. O quelli che possiedono tutta la strada e mettono frecce a caso e svoltano dove e quando gli torna più comodo.

Quelli che vivono scollegati dalla realtà e che quando si devono mescolare alle cose di tutti i giorni sono convinti che al mondo siano tutti scemi. Oddio, forse forse...

Quelli che hanno inventato il cetriolo nell'hamburger.

Quelli che faticano a capire la differenza tra una persona e un animale. E vi assicuro che, anche se il mondo è quello che è, di differenza ce n'è ancora parecchia.

Quelli che si mettono i calzini di spugna bianchi. Vi prego, toglieteli di produzione.

Quelli che sfondano il divano. E il letto. O le poltrone. Guardate che non si muovono di lì, anche se li trascurate un po' loro ci sono sempre.

Quelli che la domenica vanno al centro commerciale. E magari ci portano anche i figli. Magari è pure una bella giornata. Devo anche commentare?

Quelli che il salame è milanese e il prosciutto San Daniele. La roba toscana non ve la meritate.

Quelli che ascoltano Justin Bieber, il latinoamericano ed il reggaeton. Complimenti.

Insomma forse è il caso che mi fermi perchè di questo passo rischio di infilare dentro tutta l'umanità.

Frankie Hi NRG MC - Quelli che benpensano



giovedì 27 marzo 2014

Appunti di viaggio

Mi è venuto un pensiero strano ed estemporaneo. 
Non so come, mi son messo a pensare al famoso discorso

"Cosa faresti se vincessi la lotteria?"

Non parliamo di cifre. Parliamo di una vincita che ti fa smettere di lavorare, di roderti il fegato, che ti consente di fare tutto ciò che ti è sempre piaciuto.
Cosa fareste?

Al di là di tutti i discorsi facili che si possono fare, mi sono messo a pensarci seriamente.
Non mi pare una questione poi così scontata. Intendiamoci, averne di certe "questioni".

Sappiamo benissimo però che non sono rari i casi di multimilionari che sperperano e si ritrovano improvvisamente al verde (e magari con debiti), senza nemmeno essersene resi conto.

Li investireste?
Aprireste una attività che avete sempre sognato?
Fareste il giro del mondo?

Io non avrei nemmeno un secondo di dubbio. La mia prima attività sarebbe viaggiare. Non credo che cambierei totalmente le mie abitudini di vita, probabilmente continuerei a lavorare, riducendo certamente impegni ed orari, ma lo farei comunque. Ma il primo passo sarebbe viaggiare.

Non vorrei farlo in resort extra lusso, con comodità ed in posti "comuni".
Vorrei avere la libertà di prendere il mio zaino, riempirlo di un po' di tutto e andare in aeroporto. Scegliere il volo che mi ispira di più, presentarmi al banco della compagnia aerea e acquistare il biglietto. E fare così per ogni altro spostamento, deciso di getto, mi venisse voglia di fare.

Senza limiti di tempo. Senza decisioni prese e studiate con anticipo. 
Solo con la voglia di conoscere, osservare, imparare.
E non si conosce, non si osserva (se non poco), non si impara, stando in un resort lussuoso serviti come regnanti. Si conosce, si osserva, si impara, stando a contatto con la gente, rallentando i ritmi e mettendosi al loro stesso livello.

Questo è quello che vorrei fare, toccando posti molto noti e posti sconosciuti. Piccoli villaggi rurali e grandi metropoli. Andando dal caldo più asfissiante al freddo pungente, solo per curiosità. 
In un modo o nell'altro, questo mondo è talmente grande che cercherò di vederlo il più possibile. 
C'è una sete che non passa mai. Il viaggio è un po' come l'acqua salata che disseta sul momento, ma poi ti mette ancora più sete di viaggiare. Solo che di acqua salata si può morire, mentre viaggiare è vita.

E voi cosa fareste?

Jamiroquai - Virtual Insanity



venerdì 21 marzo 2014

Il Marchese del Grillo

Scrivo raramente di calcio perchè mi conosco.
Conoscendomi so che mi farei prendere la mano e questo blog diventerebbe assolutamente monotematico.
Parlerei di calcio per ore (come parecchi in Italia) senza che alla fine ovviamente si sia giunti a niente, solo per il puro piacere di confrontarsi, parlare, accapigliarsi.

Oggi scrivo dopo un ottavo di finale di Europa League che per molti è parso una finale.
Lo riscrivo, ottavo di finale.
Perchè nonostante sia gobbo a livelli inverosimili, nonostante si sia vinto senza se e senza ma, volevo ricordare che si tratta di un ottavo di finale. Lo volevo ricordare a quella parte di firenze che stamani si è svegliata (male) realizzando che "era solo un ottavo di finale!" quando fino a ieri era la finale di coppa del mondo.
Ancora 16 squadre erano in competizione, un po' troppe per esaltarsi, dopo una partita di andata pareggiata (nemmeno vinta, pareggiata) con ancora 90' da giocare.
Eppure a firenze (e dintorni) non si parlava d'altro da settimane. Addirittura definita dai più la partita del secolo. Avessero superato il turno, dopo il 4-2 del campionato, sarebbe stata un'annata quasi perfetta (quasi, la sconfitta allo Stadium conta poco o niente...). Poi alla fine quello che vinci è secondario, l'importante è bearsi della vittoria con gli odiati rivali.

Il passaggio del turno della Juve mi garantisce mesi di relativa calma (solo relativa, perchè qualcosa per cui sacrificarti lo trovano sempre....LADRI!), in confronto alle settimane di passione che mi e ci sarebbero toccate in caso di eliminazione anticipata.
Io preferisco godermi questa vittoria senza grossi proclami, senza sfottò troppo marcati, in stile quasi sabaudo, pensando che era un ottavo di finale e che se vogliamo rendere la stagione SUPERSTRAORDINARIA (cit.) dobbiamo alzare la coppa e STRAvincere il campionato. 
Vincere aiuta a vincere, e c'è una Champions League da onorare il prossimo anno, sicuramente di più di quanto fatto in questa stagione, attraverso investimenti mirati e atteggiamenti mentali ben differenti. 
Per la Juve, ed i suoi tifosi, è così. Si vince, si gioisce, ma il giorno dopo si pensa al nuovo traguardo, senza guardarsi troppo indietro e glorificarsi per effimere vittorie di tappa.

Mi viene in aiuto un gobbo come me, che su facebook adatta le parole del "Marchese del Grillo" di Sordi:

" Noi siamo noi e voi non siete un cazzo!"

Con sobrietà ed efficacia tutte romane. 

Tenetevi queste parole e portatele a casa, così come avete portato quel 4-2 con cui avete prodotto merchandising come fosse la vittoria di un mondiale per club. Quel 4-2 che ha avuto l'unico effetto di dare il via a 12 vittorie consecutive in campionato, ma che voi celebrate da mesi ormai.
E pensare che Matos stava per fare il 5-2.

mercoledì 12 marzo 2014

PRATO

Amo la mia città, Prato.
Lo dico adesso, in questo periodo nient'affatto facile che si trascina da troppo tempo.
Lo dico adesso, ma non ne ho mai fatto mistero.
Amo Prato per tutto quello che è, nel bene e nel male.
Nei discorsi boriosi di chi si riempie la bocca citandola, ed in quelli disgustati di chi la porta ad esempio da cui guardarsi. 
Le due cose non si possono scindere, nè oggi, nè mai. 
Prato è tutto il pacchetto, prendere o lasciare. Lo è sempre stata, prima che arrivassero gli immigrati e che la situazione degenerasse. 
Prato è sempre stata capace del Poggio, ma anche della Buca e forse la amo proprio per questo suo modo di essere "umana".
Prato è via Pistoiese con le sue insegne in cinese, i volantini attaccati sui muri e l'odore di fritto che non se ne va.
E' l'ex ippodromo, un polmone verde in mezzo alla città, coi tossici di notte e i bambini con i nonni a passeggio durante il giorno.
E' lo stereotipo della macchina grossa messa in doppia fila perchè si, ostentare conta quanto essere.
E' la voglia di rimboccarsi le maniche e sudare, faticare e produrre qualcosa di tuo, di distintivo. Di pratese.
Prato è anche la sua posizione, a due passi da Bologna ed il Nord, con Firenze che alita sul collo e l'impossibilità di staccarsi troppo, che sennò si finisce addosso a Pistoia. L'odiata Pistoia.
E' il quadrilatero del centro, con tanti fondi vuoti e brutte frequentazioni, ma anche con tanta voglia di rinascere e rifiorire, nelle passeggiate delle mamme coi bambini, in un pomeriggio col sole di Marzo.
E' il parco di Galceti e delle Cascine di Tavola: tanto verde così, a portata di mano, non è una cosa molto comune.
E' la Retaia e Cantagrilli, a due passi dal centro, con un panorama meraviglioso godibile al prezzo di poche gocce di sudore.
E' la vallata ("il sole non c'è mai"...ma chi c'è nato non la lascia!) ed il Montalbano, perchè Carmignano è tanto bella quanto scomoda (?).
E' il pulpito di Donatello, il Museo del tessuto ed il Museo di Arte Contemporanea "L. Pecci". Perchè per una volta si possono anche lasciare da parte le polemiche ed essere sinceramente orgogliosi. E basta.
E' la pista ciclabile ed il Bisenzio, che pare sempre senza acqua, ma quando è in piena fa davvero paura.
E' piazza Mercatale con la sua vita notturna, i suoi locali ed il suo parcheggio perennemente pieno.
E' la Pallagrossa, che vi sembrerà anche una copia del calcio storico, ma rimane la Pallagrossa, NON il calcio storico, con la sua storia e le sue differenze.
Prato è l'industria tessile, con o senza cinesi. Quella che ci ha fatto conoscere nel mondo come sinonimo di eccellenza e di produttività.
Prato è i suoi locali, i suoi ristoranti, i circolini ed i night club. Roba che fino a 20 anni fa andavi a cena allo Scoglio e a ballare allo 06 o al Pacha e poco più.
E' la moschea in un vicolo del centro, la sala del regno dei testimoni di Geova e le sue innumerevoli e bellissime chiese, sparse un po' dappertutto.
E' il Cantiere, incredibilmente attaccato a La Pietà ed alla Castellina, in un contrasto che fa sorridere.
E' il Buzzi, a netta prevalenza maschile, che per anni ha formato i professionisti del tessile che hanno contribuito al benessere della città.
E' viale Marconi, che fino a qualche anno fa lo si ricordava solo a fine estate per la Fiera. Perchè a Prato c'è la Fiera, non il Luna Park. Anche quando era in viale Galilei.
E' la città adottiva di Roberto Benigni e la città natale di Francesco Nuti. Oltre che di Paolo Rossi, dei Veronesi, della Villoresi, di Chechi e di Bobo Vieri. E pazienza se me ne scordo tanti altri.
E' quel posto dove si ama il calcio ma non si è mai visto il Prato ad alti livelli. E allora si dice che siamo tutti "gobbi". Tutti non lo so, io di sicuro.
E' Pratilia, lo shopping center. Quando ancora i centri commerciali non esistevano e invece ora non esiste più Pratilia.
E' l'orgoglio di abitare "A ovest di Paperino", perchè se non sei pratese non lo sai che Paperino è una frazione.
E' il G999 sul codice fiscale, a prescindere dal fatto che poi possono essere "trend'anne che sto a Prade!".
E' il convitto nazionale Cicognini, Curzio Malaparte e Gabriele D'Annunzio.
E' la Manchester della Toscana, Borgo al Cornio e, fino al 1931 Prato in Toscana.

Insomma, potrei continuare all'infinito, senza riuscire a spiegarvi quello che sento.
Prato è casa mia
Francesco Nuti - Sarà per te




venerdì 28 febbraio 2014

CONDIZIONALI

Ci vorrebbe di nuovo la pubblicità di Marino Groovy, del Carnicelli e di Rotowash.
Ci vorrebbe una giornata in cui magari piove anche, ma con il sole.
Ci vorrebbe un concerto. Un concerto vero, di quelli in cui sudi, o canti, o balli tutto il tempo, e a volte chiudi anche gli occhi.
Ci vorrebbe di prendere un aereo senza prenotare, arrivare in aeroporto in taxi, osservare i banchi del check-in e mettersi in fila per la destinazione che ci sembra più affascinante.
Ci vorrebbero meno imbranati per strada, soprattutto quando piove, magari per metterci meno di una vita ad arrivare in ufficio.
Ci vorrebbe pazienza e tolleranza, un po' in ogni ambito; anche se sono convinto che la tolleranza sia sopravvalutata e la pazienza sottovalutata.
Ci vorrebbe un libro di David Foster Wallace da cominciare, senza altri impegni né assilli di orario. Solo pagine e inchiostro.
Ci vorrebbe un piatto di bucatini all'amatriciana, con una bella caduta di pecorino romano a guarnire.
Ci vorrebbe una giustizia giusta e con tempi "normali", che non faccia perdere la speranza anche a chi ci crede fermamente.
Ci vorrebbe una vincita al superenalotto. Solo che per vincere bisognerebbe giocare prima.
Ci vorrebbe una giornata al mare, col sole in cielo e un po' di vento ad increspare l'acqua, visto da una spiaggia deserta per l'inverno.
Ci vorrebbe un film di Woody Allen, dei primi, così incredibilmente perfetti e divertenti. Uno come Zelig, ad esempio.
Ci vorrebbe un bambino che ti attraversa la strada tornando da scuola giocando e discutendo con l'amico di turno. La tua vita e la sua si incrociano e poi si allontanano di nuovo.
Ci vorrebbe un bel trekking nel bosco, con qualunque condizione metereologica, nel silenzio spezzato solo dai passi e dai suoni degli animali.
Ci vorrebbe un vodka martini, agitato, non mescolato, per rompere un venerdì pomeriggio di lavoro.
Ci vorrebbero 20' in sauna, di quelli che ti fanno soffrire come un cane, ma quando esci sei nuovo di zecca.
Ci vorrebbe qualcuno che risolleva davvero le sorti di questo paese bistrattato, senza interessi di parte, solo per amore del posto in cui vive, della lingua che parla.
Ci vorrebbe un vigile urbano che ti sta per fare una multa, ma appena ti vede arrivare di corsa fa un sorriso e fa finta di niente. O magari ce ne vorrebbe un altro, che quando sei di corsa e ti hanno bloccato la macchina compare magicamente a farti giustizia.
Ci vorrebbe una morositas alla liquirizia. Va bene anche se si attacca ai denti.
Ci vorrebbe una nuova serie di Breaking Bad. Ma forse va bene anche così.
Ci vorrebbe un bambino in più che esce dal Meyer guarito, ogni giorno.
Ci vorrebbe un anziano in più che non finisce di campare in una triste RSA, senza nessuno che lo vada a trovare per settimane.
Ci vorrebbe di avere la spina dorsale un po' più dritta, quasi sempre nella vita.

Ci vorrebbero meno verbi al condizionale.

Pearl Jam - Wishlist

venerdì 14 febbraio 2014

Partire

Ho appena finito la classifica, ma mi scappa di scrivere. Quello che succede intorno, affatto vicino alla nostra vita di ogni giorno, ma al tempo stesso parte fondamentale della nostra esistenza, mi "obbliga" a scrivere.
Un post che stavolta sa di urlo.
Un urlo che significa talmente tante cose che faccio anche fatica a identificarle.
Significa rabbia, certo.
Ma significa anche senso di impotenza.
Significa disgusto.
E significa anche vergogna.

Tralasciamo l'aspetto ludico del SUPEROSPITE della serata finale di Sanremo: Ligabue. Non ho mai nascosto di guardare, qualche volta Sanremo per la curiosità di ascoltare, magari, qualcosa di nuovo. Da anni non lo guardo più. Vedere un festival che ha avuto tra gli ospiti i Queen, Bono e The Edge, gli Smiths, Bowie, i Depeche Mode, Paul Mc Cartney, Madonna e tantissimi altri che ora si riduce a Ligabue. 
Credo ci sia poco altro da aggiungere.

Ma chi se ne frega di Sanremo alla fine. C'è molto di peggio. 
Purtroppo è vero, c'è molto di peggio.

In questi giorni torna fuori prepotentemente la vicenda marò e come ogni volta mi incazzo come una bestia per come lo stato italiano sta gestendo questa incresciosa situazione. Io a pensare a questa cosa vado via di cervello: DUE ITALIANI TRATTENUTI IN INDIA DA DUE ANNI SENZA LO STRACCIO DI UNA INCRIMINAZIONE
Con l'India che temporeggia rimandando di continuo, il nostro governo (quello del momento, visto quanti ne sono passati) che assiste impotente nonostante tutte le dichiarazioni di facciata e, adesso, l'ultima beffa: l'ONU, quella organizzazione tanto potente quanto inutile, che dichiara trattarsi di una questione tra due stati.
Ma se l'ONU non interviene in questi casi quando mai potrà mettere bocca su qualcosa. Poi sento parlare di togliere i fondi alle missioni antipirateria: MI PARREBBE IL MINIMO.
E la Bonino che fa l'indignata mentre riferisce in parlamento. Devi ribaltare il tavolo all'ONU, nei colloqui col governo indiano e con tutti gli altri politici europei, che dichiarano solidarietà a parole ma nei fatti ci lasciano soli.
Smetto di parlarne che mi va il sangue al cervello....me ne va troppo.

Poi penso al nuovo governo che domani DOVREBBE vedere la luce (è comunque questione di ore).
Penso alle parole di Renzi che qualche giorno fa diceva che senza elezioni non andava al governo.
Penso che gli ultimi 3, dico 3, governi non sono stati eletti dal popolo italiano (vado a memoria, magari sbaglio, in ogni caso non mi pare un dettaglio di poco conto).
Penso a Napolitano che dice che andare alle urne è fuori discussione (mai visto così fermo e deciso da quando siede su quella poltrona, lui, così fedele alla costituzione).
Penso a tutte queste cose e mi incazzo come una bestia da capo, senza soluzione di continuità.
Ma possibile che a nessuno sia passato per l'anticamera del cervello che questo popolo di votanti, già pesantemente provato da anni di malaffare in politica, si sente preso in giro, defraudato dell'unica parvenza di arma che gli era rimasta in mano, quell'arma che molti si erano già stancati di usare, il voto?
Nessuno si rende conto che questo modo di fare politica non fa altro che rinfoltire il seguito dell'antipolitica, con tutto ciò che si porta dietro?
Renzi avrebbe probabilmente vinto le elezioni, questo credo lo sapessero tutti (ed è il motivo per cui sono tutti d'accordo per fare sto governo truffa). Si può discutere all'infinito sull'opportunità o meno di andare al voto adesso, senza una legge elettorale, in questa particolare situazione del paese (e volutamente non voglio entrare nel merito, non ne ho nemmeno le competenze a onor del vero), ma anche nel caso in cui il voto non sia una soluzione percorribile si fa andare avanti Letta (con un rimpasto o qualunque altra diavoleria vogliate trovare). 
Perchè non c'è altra alternativa se si vuole mantenere un briciolo di credibilità nei confronti della gente, almeno di quella che ragiona col proprio cervello, comunque la pensi, senza essere schiavi di logiche di partito.
Annientato, Incazzato, Disgustato.
Poi stasera la mazzata finale.
Leggo che è partito il totoministri e, DULCIS IN FUNDO, parlano dei candidati alla carica di Ministro della Cultura. Il principale indiziato è un nome che non ricordo (lo confesso), ma parlano di forte candidatura di...

ALESSANDRO BARICCO.

Alla cultura.

ALLA CULTURA.

Così si mette in mostra anche lì.

Vabbè, potevate dirlo prima che c'era da comprare un volo sola andata per l'isola di Pasqua.

Kings of Leon - Closer

mercoledì 12 febbraio 2014

You, Too.

1 - U2 - Achtung Baby

Siamo arrivati in cima. Quando ho pensato questa classifica, stranamente, avevo un solo punto fermo, una sola posizione che sapevo era indiscutibile, ed era questa.

Da anni ripeto che questo è in assoluto il disco che più di tutti ha cambiato il mio modo di ascoltare musica, influenzando i miei gusti attuali, anche al di là dell'importanza sul momento.
Adoro gli U2 da sempre e, come tutti i loro fan, sono un accanito ascoltatore di tutti i loro album. Boy, War, October, Unforgettable Fire, Joshua Tree sono tutte produzioni memorabili, l'ultima in particolar modo, ma nessuna ha avuto su di me l'impatto di Achtung Baby.



La forza di questo album è stata nel coraggio del cambiamento: 4 anni dopo il loro disco di maggior successo, con brani entrati di diritto nella storia degli U2 e della musica intera, la band irlandese decide di sterzare fortemente e cambiare del tutto il proprio modo di fare musica, introducendo l'elettronica grazie al contributo fondamentale di Brian Eno.
Ad oggi la portata di questo cambio è "sottovalutata" dal successo che l'album ha avuto, ma discograficamente poteva essere un suicidio per un gruppo che si era appena consacrato. 
Non riesco a trovare niente di sbagliato in tutto il lavoro, ogni traccia è perfetta e messa al posto giusto. Per questo motivo, in questa posizione non troverete il Poggio e la Buca, perché credo davvero che sia praticamente impossibile fare di meglio, in ogni singola traccia...

Zoo Station è il manifesto programmatico dell'intero lavoro e fa capire che tutto quello che sapevamo sugli U2 doveva essere cancellato...

Even better than the real thing ti avvolge col suono della chitarra di The Edge in un riff inconfondibile che si lega perfettamente ad un video vorticoso ed ipnotico, poi arriva

One, talmente bella che al 300esimo ascolto vorresti ancora tornare indietro. Non credo ci sia molto da dire...

Until the end of the world, strettamente legata al film di Wenders ed a tutt'oggi una delle mie canzoni preferite in assoluto.

Who's gonna ride your wild horses, il divertissemente del disco, ad averne di giochi così...

So cruel, è in parallelo con One, non viene mai suonata ai concerti ed è forse il brano meno famoso del disco. Incomprensibilmente, perchè se non è bella come One, poco ci manca.

The fly, scelto come singolo di lancio rappresenta perfettamente tutto il lavoro, forse anche meglio di Zoo Station (qui Bono canta anche in falsetto...)

Mysterious Ways, un funk che funziona molto ai concerti, in cui la fa da padrone il basso di Adam Clayton.

Tryin' to throw your arms around the world, nell'economia del disco rappresenta una specie di pausa prima del finale, una sorta di oasi dove prendere fiato...

Ultraviolet (light my way), LA canzone d'amore dell'album. Se One e So cruel parlano di amori che finiscono, qui c'è solo positività e amore, a bracciate!

Acrobat, vale più o meno quanto detto per So cruel, parla della debolezza di Bono e a differenza della prima, non è MAI stata suonata dal vivo...

Love is blindness, struggente, per il tema trattato e per la chitarra di The Edge, al punto che spesso veniva usata per chiudere i concerti.

Potrei proseguire ore a parlare di U2, del loro primo concerto che vidi a Reggio Emilia nel 1997, eravamo in 146.000, di quanto, a intervalli sporadici abbia necessità di riascoltare tutto il disco (è stata questa elettronica ad avviarmi al trip hop...), ma non cambierebbe di una virgola tutto quello che mi appare quanto mai scontato: ad oggi, sono senza ombra di dubbio la più grande band vivente al mondo.

« Gli U2 sono probabilmente l'ultimo gruppo di cui la gente ricorderà il nome 
di tutti e quattro i componenti, davvero fantastici. » (Bruce Springsteen)

U2 - Even better than the real thing