martedì 14 ottobre 2014

I'm busy, at the moment.

Non sono poi molte le cose odiose da sentirsi dire.
Ognuno poi ha le proprie, frutto di un vissuto diverso, di situazioni e ricordi differenti.
Ma alcune locuzioni, qualunque sia lo stato d'animo o il momento in cui ci vengono rivolte, qualunque sia la situazione in cui le ascoltiamo, hanno il potere di farci incazzare.
Con poco, bastano due parole.
Scrivo di getto e me ne vengono subito a mente 4 (e da un rapido sondaggio fatto sono veramente comuni a molti):

1 - Scusa, hai mica due spiccioli?
Ora, fermo restando che poi se ti do due monete di quelle di rame ti incazzi anche perchè sono pochi. Ma se avessi dato due spiccioli a tutti quelli che me li han chiesti a quest'ora avevo un conto in banca fruttifero alle Cayman. Poi a volte ci caschi e, vuoi perché preso alla sprovvista, vuoi perchè toccato particolarmente da chi te li chiede, vuoi perchè in tasca hai un pancale di monete alla fine prendi e glieli dai. Ma a lavorare no?

2 - Fai come ti pare!
Chi non si è mai sentito dire questa frase. Da piccoli era l'ultima ratio del genitore esasperato, adesso è la chiusura della fidanzata/o o dell'amico ad una spiacevole conversazione. In ogni caso ha esattamente il significato opposto. Ti apre una questione morale interna che è difficilissima da decifrare e non sai mai se fare davvero come ti pare (e allora poi la discussione ricomincia...) o invece cedere (però con sommo dispiacere). Insomma ditemi cosa devo fare e io lo faccio, NON LASCIATEMI IL LIBERO ARBITRIO!

3 - Stai sereno!
Stai sereno?? A me? Che sono l'emblema della serenità!
Di solito quando te lo dicono è perchè sereno non lo sei per nulla e l'unico effetto che ha, invece di tranquillizzarti, è farti incazzare di più. Come se arrivasse il fenomeno del millennio e ti dice che ha tutta la situazione in pugno. Avrò o no il sacrosanto diritto di incazzarmi come una scimmia?

4 - "The operator is busy at the moment"
Non c'è gara, questa è quella che mi fa in assoluto incazzare di più. Soprattutto perchè di solito te la ripetono una decina di volte, intervallata da una musichetta idiota che dovrebbe teoricamente stare lì ad intrattenerti nell'attesa. E invece acuisce il senso di impotenza. Poi sto operatore è sempre perennemente occupato, eppure quando riesci (se riesci) a parlarci, manco ti fa proferire parola, ti sbologna subito a qualcun altro, spesso sbagliando interlocutore. Io ve lo giuro quando la sento mi viene da spaccare tutto all'istante....

Che dite, una camomilla ci sta bene?

Placebo - Ashtray Heart

lunedì 29 settembre 2014

1,2 e 3.

Ovvia mi scappa di scrivere oggi.
Era un pezzo che non mi veniva, ma ci sono alcune domande che mi URGONO e allora le presento a voi che so che leggete, anche se non mi cagate pari con lo straccio di un commento.
Procediamo:

1 - Il gusto di gelato MALAGA. Ok, sappiamo tutti che esiste, non è una leggenda metropolitana. Per qualche motivo ancora non precisato almeno il 50% dei gelatai (non sempre per carità) lo mette in produzione. Ci fanno addirittura i "barattolini" di gelato confezionato che si trovano al supermercato. Uno penserebbe che sia venduto, consumato, persino amato.
Macchè. 
Avessi mai trovato uno nella vita che abbia mai preso MALAGA, anche un assaggino solo per sentirlo. E difatti quelle volte che lo trovate la vaschetta è completamente INTONSA, tanto che viene il dubbio che sia finta, messa lì per ricoprire uno spazio altrimenti vuoto. In sostanza il gelato è fatto da crema, rum e uvette, di una particolare varietà che viene appunto da Malaga, da cui il nome (si, avoglia. Il 90% ci metterà l'uva presa dai camioncini che vendono le casse di uva rumena agli incroci...). Una cosa di una delicatezza unica, voglio dire, a chi non piace? 
Anzi, facciamo una cosa, istituiamo il Malaga Day, troviamoci tutti a prendere un cono da 2 € tutto Malaga, da regalare ad un senzatetto appena comprato (io non lo mangio di sicuro).

2 - Salvatore Aranzulla. Via su, confessatelo.
Chiunque di voi abbia mai cercato su google qualcosa inerente software, hardware, mondo web, annessi e connessi si è imbattuto in questo nome.
Ve lo ripeto:
SALVATORE ARANZULLA.
Ecco io mi rivolgo a lui in questo caso.
Caro Salva (colloquiale...) io non ti conosco. Non ti conosco ma ti sono grato e come me lo sono in tanti. Nell'ultimo anno qualunque necessità informatica io abbia avuto ho scoperto che tu c'eri sempre. Per suggerirmi un programma di montaggio video. Per dirmi come gestire le tracce audio, come fare ricerche sul web o come acquistare in sicurezza.
Caro Salvatore, avevo bisogno della carta igienica più morbida che esistesse, MI HAI INDICATO COME TROVARLA.
Io senza di te non sarei più in grado di fare nulla, grazie.
Davvero.
Ora scusate ma devo cercare come si fa a giocare a Minecraft (non so nemmeno cosa sia), me lo spiega Salvatore, ho un videocorso.

3 - L'amatriciana, il cacio e pepe, la gricia dovrebbero essere patrimonio dell'UNESCO e inserite di diritto nella lista delle meraviglie mondiali. 
Anzi, che dico inserite.
Per me vanno in finale in agilità.
E chi ci mette la pancetta al rogo, con frustate preventive.

Ecco, l'ho detto.

Mannarino - Me so 'mbriacato


lunedì 8 settembre 2014

Scorpioni in salsa rosa

Dunque parliamo di cibo.
Se ne parla tantissimo, si sprecano programmi tv di ogni genere e diretti a spettatori di vario tipo. 
Masterchef, Chef Rubio, Man Vs. Food, il Boss delle torte etc etc.
Alcuni parlano di alta cucina, altri di cucina improvvisata, altri ancora di cucina di strada. Qualcuno parla di pasticceria. Per qualcun altro semplicemente si tratta di fare una gran scorpacciata.

Ecco dimenticate tutto questo.
Non me ne frega niente di tornare su un tema che probabilmente è affrontato anche troppo spesso nel mondo di oggi, questo post lo scrivo dopo che una cena e un programma radiofonico mi hanno fornito due spunti culinari a distanza di pochi giorni.
Sabato sera ceno a Firenze, in una trattoria di quelle senza molte pretese estetiche, dove tutto odora di fiorentina (non la bistecca, che avrei messo maiuscola, bensì la squadra....) e di calcio storico. Dove il mangiare tipico toscano è un dovere. Dove la cottura della bistecca non si domanda. Perchè esiste un solo modo di cuocere una bistecca in Toscana.
La trattoria è "Il Brindellone", giusto dietro piazza del Carmine, e ogni volta che ci vado mangio da 10. Parto dal tagliolino al tartufo (con vero tartufo, mica quell'olio tartufato da turista...spaziale!) e poi ci metto quello che viene al momento. 
Dopo 23 giorni in sudamerica, sabato sera era il momento perfetto per una bistecca come Dio comanda, accompagnata da un onestissimo piatto di fiori di zucca fritti. Roba che a essere toscani è un orgoglio.
Figlioli ve lo dico. Dopo appunto 23 giorni in territorio straniero, fatti di Cuj (porcellino d'india), filetti di alpaca, zuppe di ogni tipo, quinoa messa dappertutto (non mi fate dire dove...) tornare a casa e tagliare una bistecca alta 7 cm è qualcosa che ti dona serenità.
Se poi la bistecca è pure morbida, gustosa e fatta bene allora oltre alla serenità raggiungi quasi il nirvana.
Ho detto quasi.
Quasi perchè questo STRANAMENTE non è un post sulla bistecca, o meglio su quanto è buona la carne della bistecca nello specifico. So che pare strano, ma non lo è.
Il nirvana lo raggiungi quando mangi il grasso della bistecca. Certo, il grasso. Questa parte tanto bistrattata, questa parte scartata da tutto il genere femminile, che nella continua lotta CONTRO il grasso addosso, certo non può tollerare di ingerirlo direttamente. 
Che poi diciamocelo, esteticamente non ti invoglia mica tanto, ma quando lo metti in bocca e si scioglie è una SINFONIA di gusti.
O come si fa a schifarlo così tanto? Se uno prova poi diventa dipendente, non c'è verso.

Secondo punto centrale del post di oggi: i VEGANI. Ammetto di provare una certa simpatia per questa gente. Intendo i vegani quelli di star trek (era star trek? Sono ignorante in materia....) che vengono da vega. Mi facevano simpatia ecco.
Ma quelli che non mangiano nulla di derivazione animale, ecco, io quelli non li intendo. 
E vi assicuro che lo sforzo per rimanere nel politically correct è immane.
Passi non cibarsi di animali, per tutti i motivi etico-fisiologici che volete. 
Ma il non mangiare formaggio, uova o qualunque altro cibo derivi dagli animali pur non avendone causato la morte mi pare proprio una forzatura.
Oggi a Radio 24 hanno fatto un programma sui vegani e parlavano di come non tutti lo facciano per protesta e/o moda, di come a volte ci siano delle intolleranze diffuse alla radice (guarda caso, ora son tutti intolleranti. Poi se dico che io sono intollerante apriti cielo....), di come altre volte ci siano motivazioni etiche.
Sento parlare una, una che tiene corsi di cucina Vegan, che dice che molta gente l'ha ringraziata di aver loro aperto gli occhi sugli allevamenti industriali e su quante efferatezze ai danni degli animali vi venivano perpetrate.
Per carità, sarà sicuramente vero (ammetto la poca informazione, ma mi fido...via diciamo mi voglio fidare), ma giustificare l'essere vegani con la repulsione agli allevamenti industriali è come nascondersi dietro un dito: non esistono forse allevamenti non industriali? Non potete andare dal contadino e prendere 1 L di latte? Io non sto a NY, ma manco sto nel paesotto di 12 anime eppure per un periodo prendevo il latte dal contadino, mi pare un filo drastica come opzione.
E poi ve lo dico dal punto di vista di uno che ha avuto un rapporto complesso col cibo, da piccolo mangiavo pochissime cose ed in quantità modeste. 
Col tempo, CON LA CURIOSITA' (che muove tutto) ho imparato ad apprezzare la bellezza del cibo e del mangiare bene (mica voglio dire che mangiate male, ma limitare una parte così ampia è già un handicap enorme...), per curiosità ho mangiato vermi, grilli, cavallette e scorpioni, tralasciando tutti gli altri tipi di carni che mi sembrano anche troppo elementari.

Boh, forse io ho i paraocchi, ma secondo me se mangiate un grillo il mondo vi vorrà bene lo stesso. 
Io di sicuro un pochino di più. (ma so che potete vivere bene lo stesso).

Franz Ferdinand - Ulysses



venerdì 5 settembre 2014

El Condor Pasa

Ci risiamo, è un botto di tempo che non scrivo niente.
Come se non bastasse non ho niente che mi scappi di scrivere. Non ho fiumi di parole (cit. Jalisse) che sgorgano dalla tastiera.
Però sono almeno parzialmente giustificato, sono stato via oltre 20 gg, girellando al freddo in sudamerica, spesso sopra i 4.000 m, tra Perù e Bolivia, luoghi che ognuno dovrebbe vedere prima o poi nella vita.
Luoghi come Machu Picchu, la cui magia si avverte già quando ad Ollantaytambo sali sul treno retrò (e nient'affatto peruviano) che ti porta fino alla posticcia cittadina di Aguas Calientes, da cui cominci l'avventura al santuario più famoso degli Inca.
Oppure luoghi come i salares boliviani, vicino al confine col Cile, dove il clima inospitale contribuisce a garantire la conservazione di un ambiente talmente bello, emozionante e vario che se ci fossero anche solo 10° C in più la notte probabilmente avrebbero trovato il modo di costruirci un centinaio di resort. 
Città come La Paz, coi suoi circa 1.000 m di dislivello tra la parte ricca (in basso!) e il sobborgo di El Alto, solo da poco collegato al centro con una funivia che consente ai più di recarsi a lavoro senza sfiorare il traffico caotico che impedisce qualunque spostamento in tempi umani.
Strade come la Carretera de la muerte, ormai utilizzata praticamente solo dai viaggiatori che vogliono provare l'ebrezza della strada più pericolosa al mondo, da percorrere rigorosamente in MTB, tenendo la sinistra, in discesa, per oltre 60 km. Una delle esperienze più divertenti che abbia mai fatto. 
O anche il lago Titicaca, tanto grande da sembrare un mare, coi suoi 3.800 m di altitudine e le sue isole, in cui la vita scorre con modi e tempi completamente diversi. Anche rispetto a Perù e Bolivia, figuriamoci al caos delle nostre città.

Ora però sono tornato e già penso al prossimo viaggio, a dove andare a Capodanno. In realtà ci pensavo prima ancora che l'aereo atterrasse e questo forse non è del tutto un bene. 
Passeranno anche questi mesi e mi sarà passata (e poi tornata) la frenesia del viaggio, in un susseguirsi continuo che scandisce benissimo i tempi, soprattutto in questi ultimi due anni.
Torno a lavorare va, che mi pare meglio...

El Condor Pasa


venerdì 18 luglio 2014

Thursday bloody thursday

Scrivo di nuovo, di getto, perchè assurdamente colpito da una tragedia che poteva coinvolgere chiunque di noi. 
Quasi 300 persone che stavano spostandosi per lavoro, per andare in vacanza in un paradiso tropicale, per tornare a casa.
Un aereo pieno di civili, un aereo pieno di bambini (circa 80) abbattuto dalla follia di un missile terra-aria.
E in tutta sincerità, quale sia la parte che lo ha lanciato, se lo ha lanciato per sbaglio o meno, credo sia del tutto trascurabile.
Spero solo che non sia successo invano, che la comunità internazionale si mobiliti davvero, non solo con conferenze stampa ed annunci di facciata come fatto finora.
Spero ci sia una mobilitazione vera che porti a dei risultati.
E non ne parlo certo adesso per via dell'aereo.
La cosa riguarda e riguardava tutti noi anche prima. Ci riguarda come mondo civile, nello stesso modo in cui ci riguarda la guerra civile in Siria che sta distruggendo una nazione che mi dicono essere stata meravigliosa.

Ma continua a non succedere nulla.

E allora per me e per tutti gli amici che di qui a breve prenderanno un aereo per lavoro, per tornare a casa, per intraprendere un viaggio questa paradossalmente rischia di essere una notizia tranquillizzante, che di sicuro adesso ci sarà molta più attenzione e correremo meno rischi.

Questo è il paradosso, arrivare anche solo a poter pensare che una notizia del genere, egoisticamente, possa avere qualcosa di rassicurante. 
Qualcosa che solo a scriverlo fa venire i brividi. 
300 morti che non mi rassicurano affatto.

U2 - Sunday bloody sunday

martedì 15 luglio 2014

3 su 3

Era un pezzo che non mi scappava un post di quelli polemici/acidi/incazzati.
Oggi mi scappa davvero.
Non ci sono cose che ci piacciono, ci sono solo cose che ci fanno pietà e basta, senza se e senza ma e ve le metto in fila:

- il borsello da uomo. Qualcuno mi deve spiegare come è venuta fuori sta "moda". Passi andare in giro con una messenger bag abbastanza grande, cosa plausibile anche per lavoro, ma quando vedo il microborsello, rivisitazione del nuovo secolo del BORSELLO DA UOMO anni 70, mi vengono i brividi e mi domando: una donna in borsa ci mette trucchi, portafoglio (spesso grande quando una auto di piccole dimensioni, dentro ci sono anche forme di vita tanto è grande), chiavi di svariato tipo, fazzoletti, penne, taccuini, agende varie, medicine, gomme da masticare, occhiali da sole e da vista etc etc. Ma un uomo quando ha dietro il portafoglio (di modeste dimensioni, il portafoglio gigante lo avevo alle medie...è ora di fare selezione di ciò che ti porti dietro) ed il telefono di cosa altro ha bisogno. E' così necessaria questa appendice antiestetica, delle forme e marche più assurde, che il + delle volte risulta anche stracolma da cui si deduce che ve ne servirebbe una più grossa. Per carità, non sono cazzi miei, ma di tutti quelli che conosco che la usano ce ne fosse uno che durante la serata la usa per cercare o prendere qualcosa dentro. GUAI. Sta lì, una appendice al corpo che disturba la vista e basta;

- quelli che fanno i discorsi facendosi la domanda e poi rispondendosi. Alla Marzullo per intendersi, quando con fare da vero giornalista d'assalto diceva all'ospite di turno: "SI faccia una domanda e si dia la risposta", in modo da far passare come risorsa il vuoto assoluto che gli invadeva il cervello. A tutti è capitato di sentir parlare qualcuno che dice, ad esempio "E che cosa ho ottenuto io? Ho ottenuto di avere finalmente....". Ecco io questa abitudine non la sopporto, ma se vuoi dire qualcosa o te la chiedono oppure la dici anche se non te la chiedono, CHE SENSO HA FARTI LA DOMANDA DA SOLO  e poi risponderti? Ti illudi forse che il concetto che stai per esprimere abbia una giustificazione maggiore? Senza contate che farsi le domande e rispondersi da solo a me sembra il primo passo verso la definitiva comparsa di un disturbo dissociativo. Per favore smettete, se proprio dovete fare inquinamento acustico allora cercate di andare diretti al punto!

- le donne che, in spiaggia, si tirano giù le spalline del pezzo di sopra del bikini per evitare che rimanga il segno dell'abbronzatura. Per fare questo se le tirano dietro come nella foto qui sotto, passandole sotto le ascelle.

Ora, in foto c'è la De Grenet quindi non fa molto testo, ma vi assicuro che quasi tutti gli uomini che conosco preferirebbero tutta la vita il segno del costume alla vista di quell'obbrobrio che rende anche i decolletè più generosi e ben fatti della roba inguardabile, calzini nè più né meno. Le spiagge ormai paiono diventate mercerie invece che luoghi di esaltazione (questa non so quanti la capiscono). Ve lo assicuro, state veramente male, quindi mettetevene uno a fascia, inventate il bikini di lamiera che si sostiene da solo o semplicemente togliete tutto, ma in quel modo non si può guardare, fatelo per noi maschietti!

Diana Krall - The look of love

mercoledì 2 luglio 2014

Wishlist

Figuraccia dell'Italia mondiale, meraviglia di 3 ore di concerto dei Pearl Jam a San Siro, cene tra amici a base di hamburger e altra roba salutare, una bella mangiata di tigelle e crescentine sulle rive del lago di Suviana, birra a piovere mentre guardi i supplementari di molti degli ottavi.
Mi è venuta un'idea.

Qualche tempo fa giravano su internet una serie di domande sugli argomenti più svariati, cui rispondere senza pensarci, a mo' di intervista doppia delle iene, con l'unico scopo di conoscere un po' di più chi rispondeva.
Ho voglia di preparare una nuova sfilza di domande, poi rispondo e magari metto tutto su facebook, hai visto mai che diventa virale?

Comincio?

Un luogo che vuoi visitare: Ushuaia, Palawan e tutta la Nuova Zelanda.

La pazzia che non hai mai fatto: mollare tutto e partire o, semplicemente, lanciarmi col paracadute (ancora)

La canzone preferita: probabilmente rimane ancora "Until the end of the world" degli U2...ma sono in grossa difficoltà...

La "tua" pizza: Salsiccia e cipolla (con l'odio di tutto il resto del tavolo!)

Una parola in spagnolo: diccionario

Un luogo che ti è rimasto impresso: Bakhtapur, Nepal

Un luogo che ti ricorda l'infanzia: i campi di mais intorno casa di mio nonno, prima che esplodesse la mia allergia incontrollabile!

La figura di merda più grande mai fatta: ops, ho come un vuoto...ma non me ne vengono di così clamorose...

La tua imprecazione più comune: Cazzo!

La canzone che vorresti suonare: Ho cambiato, Corduroy (Pearl Jam)

Una parola in inglese: wishlist

Il voto della tua maturità: 60 (sessantesimi...)

Cosa era appeso in camera tua da piccolo: Ayrton Senna, Gilles Villeneuve, Del Piero, Ravanelli, una bandiera degli U2, un collage di mie foto ed un planisfero (c'è anche ora...certe fisse sono dure da mandare via...)

Il tuo film preferito: American History X

Una canzone che detesti: L'ultimo bacio di Carmen Consoli

Un buon proposito per il (tuo) futuro: Scrivere più sul blog

Il nome del tuo animale domestico da piccolo (va bene anche il peluche!): Argo (era un setter)

Il più bimbominkia che ti viene in mente: Emis Chilla

Il più stupido: Balotelli

Un esame o una interrogazione che non dimenticherai mai: Italiano, il giorno dopo essere stato interrogato si giustificano tutti e mi richiama. Non avevo fatto niente ovviamente. Mentre interrogava l'altro mi sono letto il brano in più e l'ho sfangata.

Che dite, ne aggiungo altre???

Pearl Jam - Wishlist