Amo la mia città, Prato.
Lo dico adesso, in questo periodo nient'affatto facile che si trascina da troppo tempo.
Lo dico adesso, ma non ne ho mai fatto mistero.
Amo Prato per tutto quello che è, nel bene e nel male.
Nei discorsi boriosi di chi si riempie la bocca citandola, ed in quelli disgustati di chi la porta ad esempio da cui guardarsi.
Le due cose non si possono scindere, nè oggi, nè mai.
Prato è tutto il pacchetto, prendere o lasciare. Lo è sempre stata, prima che arrivassero gli immigrati e che la situazione degenerasse.
Prato è sempre stata capace del Poggio, ma anche della Buca e forse la amo proprio per questo suo modo di essere "umana".
Prato è via Pistoiese con le sue insegne in cinese, i volantini attaccati sui muri e l'odore di fritto che non se ne va.
E' l'ex ippodromo, un polmone verde in mezzo alla città, coi tossici di notte e i bambini con i nonni a passeggio durante il giorno.
E' lo stereotipo della macchina grossa messa in doppia fila perchè si, ostentare conta quanto essere.
E' la voglia di rimboccarsi le maniche e sudare, faticare e produrre qualcosa di tuo, di distintivo. Di pratese.
Prato è anche la sua posizione, a due passi da Bologna ed il Nord, con Firenze che alita sul collo e l'impossibilità di staccarsi troppo, che sennò si finisce addosso a Pistoia. L'odiata Pistoia.
E' il quadrilatero del centro, con tanti fondi vuoti e brutte frequentazioni, ma anche con tanta voglia di rinascere e rifiorire, nelle passeggiate delle mamme coi bambini, in un pomeriggio col sole di Marzo.
E' il parco di Galceti e delle Cascine di Tavola: tanto verde così, a portata di mano, non è una cosa molto comune.
E' la Retaia e Cantagrilli, a due passi dal centro, con un panorama meraviglioso godibile al prezzo di poche gocce di sudore.
E' la vallata ("il sole non c'è mai"...ma chi c'è nato non la lascia!) ed il Montalbano, perchè Carmignano è tanto bella quanto scomoda (?).
E' il pulpito di Donatello, il Museo del tessuto ed il Museo di Arte Contemporanea "L. Pecci". Perchè per una volta si possono anche lasciare da parte le polemiche ed essere sinceramente orgogliosi. E basta.
E' la pista ciclabile ed il Bisenzio, che pare sempre senza acqua, ma quando è in piena fa davvero paura.
E' piazza Mercatale con la sua vita notturna, i suoi locali ed il suo parcheggio perennemente pieno.
E' la Pallagrossa, che vi sembrerà anche una copia del calcio storico, ma rimane la Pallagrossa, NON il calcio storico, con la sua storia e le sue differenze.
Prato è l'industria tessile, con o senza cinesi. Quella che ci ha fatto conoscere nel mondo come sinonimo di eccellenza e di produttività.
Prato è i suoi locali, i suoi ristoranti, i circolini ed i night club. Roba che fino a 20 anni fa andavi a cena allo Scoglio e a ballare allo 06 o al Pacha e poco più.
E' la moschea in un vicolo del centro, la sala del regno dei testimoni di Geova e le sue innumerevoli e bellissime chiese, sparse un po' dappertutto.
E' il Cantiere, incredibilmente attaccato a La Pietà ed alla Castellina, in un contrasto che fa sorridere.
E' il Buzzi, a netta prevalenza maschile, che per anni ha formato i professionisti del tessile che hanno contribuito al benessere della città.
E' viale Marconi, che fino a qualche anno fa lo si ricordava solo a fine estate per la Fiera. Perchè a Prato c'è la Fiera, non il Luna Park. Anche quando era in viale Galilei.
E' la città adottiva di Roberto Benigni e la città natale di Francesco Nuti. Oltre che di Paolo Rossi, dei Veronesi, della Villoresi, di Chechi e di Bobo Vieri. E pazienza se me ne scordo tanti altri.
E' quel posto dove si ama il calcio ma non si è mai visto il Prato ad alti livelli. E allora si dice che siamo tutti "gobbi". Tutti non lo so, io di sicuro.
E' Pratilia, lo shopping center. Quando ancora i centri commerciali non esistevano e invece ora non esiste più Pratilia.
E' l'orgoglio di abitare "A ovest di Paperino", perchè se non sei pratese non lo sai che Paperino è una frazione.
E' il G999 sul codice fiscale, a prescindere dal fatto che poi possono essere "trend'anne che sto a Prade!".
E' il convitto nazionale Cicognini, Curzio Malaparte e Gabriele D'Annunzio.
E' la Manchester della Toscana, Borgo al Cornio e, fino al 1931 Prato in Toscana.
Insomma, potrei continuare all'infinito, senza riuscire a spiegarvi quello che sento.
Prato è casa mia.
Francesco Nuti - Sarà per te
Bravo....
RispondiElimina