Reduce dalla quarta DPAP, intensa come tutte le altre, ognuna a modo suo. Ogni volta trovi un motivo diverso per andare (forte o piano che sia) l'importante è la tenacia che ti porta al traguardo la domenica, dopo 76 km che si fanno sentire eccome sui piedi e sulle gambe, ma che senti molto di più nella testa.
Quest'anno parto con allenamento mirato insieme alle toghe: siamo un bel gruppo, ognuno ha la sua andatura, ma è molto difficile fare la DPAP soli, per la massa di persone che si muove. Invece io e il fido Barton partiamo a spada, dopo 5' abbiamo già mollato il gruppetto in verde e proviamo a lasciare in dietro il grosso della folla, in modo da non dover sgomitare per sentieri. Ai ristori gli stop sono risicati, il tempo di togliersi qualcosa al volo dalle scarpe, mangiare un boccone e siamo di nuovo in marcia. Io che non uso quasi mai le bacchette ho dolore alle braccia da quanto mi ci aggrappo, sapendo che è tutto carico in meno per le gambe.
Arriviamo agli acquiputoli che le signore del ristoro stanno ancora facendo panini: firmiamo per 36esimo e 37esimo: quelli davanti a noi correvano tutti, di camminatori manco l'ombra...e pensare che non siamo nemmeno partiti presto. Insieme a noi una "malata di fatica" di Imola, Giada, e l'Irene, che pur avendo forse un filo meno gamba non molla un cm. Solo due donne prima di loro. Non rallentiamo mai, nonostante si cerchi di gestirsi. Giada e Irene ci sopravanzano sul piano, dove provano a correrla, in salita, ma soprattutto in discesa, io e Barton facciamo il vuoto e le riprendiamo sistematicamente. Ci troviamo di nuovo, definitivamente, al Tabernacolo di Gavigno, dove mi forzo a mangiare una cattivissima barretta per spremere le ultime energie. I polpacci cominciano a sentire le salite. L'allegro gruppetto a 4 affronta compatto il Roncomannaio, diventa un gruppetto 1-2-1 sulle successive Scalette: Barton ha appena attivato la modalità "Capretto", ci attenderà alla fine della salita, stanco ma felice, l'Irene si stacca appena ma arrivati in alto le salite sono finite, ORA SI SCENDE!
Io e il capretto partiamo a corsa, a velocità folli per un bosco con sassi e fondo sconnesso. L'esperienza ci tiene in piedi e finalmente siamo alla macedonia: Giada e Irene arrivano rapidamente, ormai dobbiamo arrivare tutti e 4 insieme e così è: ripartiamo in quinta per le discese e dopo nemmeno 20' siamo alla strada: da lì Giada impartisce un ritmo infernale che ci porta all'arrivo con un tempo monstre: intorno alle 7h e 40' per fare 40 km, fermarsi ai ristori, mangiare e imprecare. PRIMA DI NOI "al massimo 40 persone...ma tutti corridori...". SODDISFAZIONE. Il tempo di una doccia e siamo a fare spritz, pronti a vedere chi arriva dopo (e ti guarda strano perchè sei già pulito lì ad aspettare...). Spazzavento/Javello/Straccalasino/Pigna/Zucca/Roncomannaio/Scalette, anche per quest'anno è andata.
Le toghe arrivano tutte, con grossa prestazione cumulativa, chi ai ristori, chi di gamba, qualcuno nonostante infortuni incipienti. La nostra maglietta ha fatto furore, già la vogliono in molti!
Cena luculliana al margherita e tutti a letto (non prima dell'amaro però...) che la mattina si riparte!
Alle 7.00 nessuno ha gran voglia di rimettersi in marcia: le scorie del giorno prima si fanno sentire! Decidiamo di farla con tranquillità, godendoci i ristori. La Pini parte alle 7 in punto con Irene e Giada, le mollerà presto e riuscirà a finirla arrivando in tempo a casa per pranzo. Irene è costretta a mollare al penultimo ristoro, causa ginocchio andato. Il buon marchetti, maratoneta del gruppo, che il sabato si era "riposato" la fa tutta a corsa e arriva terzo assoluto indossando la maglia verde, roba da renderti orgoglioso. Io e Barton ripartiamo convinti di poter andare piano. Niente. Non ci si può fare. Dobbiamo frenarci a vicenda per tentare di gestire le energie fino alla fine (in pianura lo devo quasi tirare per la maglia da quanto viaggia....). Alla fine becchiamo 20' di acqua sul cantagrilli e altri 20' sul tratto finale di ciclabile, ma arriviamo felici insieme a Stefano e Massimiliano (accidenti che passo...), e così, dopo di noi la Baron (gran ritorno), Fabrizio (gran prestazione su tutti i due giorni), Natali e Brunetti (Busso pareva non avesse faticato, il Bruno, alla prima DPAP e poco allenato, deve avere qualche segreto...), Giovanni e la Monica (infortunati, stringono i denti e arrivano al traguardo eroicamente, beccando anche la grandine) e anche la Pagli con Margot, l'acaro con super-resistenza. Menzione d'onore per la Crocetti, non si è presentata al ritorno solo perchè aveva da andare a ballare il tango la sera... ma il suo stretching al bar (e quello di Giada) se lo ricordano tutti...
Grande manifestazione, organizzata sempre molto bene, ristori sontuosi, percorso duro ma splendido e incredibilmente vario, salite assurdamente ripide e discese che anche a camminarle sembra cosa folle, panorami mozzafiato, sole, pioggia, nebbia e grandine. Ogni anno, durante uno qualunque dei 76 km di percorso, imprechi convintamente rimpiangendo il divano di casa. Ma la luce che ogni persona ha negli occhi quando arriva al traguardo è qualcosa che solo chi fa una gara di durata può capire.
Al prossimo anno, DPAP.
Black Stone Cherry - Change
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